Russia, doping e gene editing: alla ricerca dell'atleta perfetto
La sorprendente notizia è arrivata pochi giorni fa, dopo mesi di ricerche e anni di sospetti. La World Anti-Doping Agency (WADA) ha riscontrato numerose anomalie nei cosiddetti passaporti biologici di molti atleti russi, rivelando che alcuni laboratori d’analisi per l’anti-doping in Russia falsificavano i risultati dei test per coprire l’uso di sostanze illegali da parte dei connazionali. La Russia è stata temporaneamente sospesa dalla IAAF (Federazione Internazionale di Atletica), e potrebbe addirittura rischiare di essere esclusa dai Giochi Olimpici di Rio De Janeiro 2016. Tuttavia, le copiose vittorie degli atleti russi in uno sport dominato soprattutto da atleti africani, afro-americani e caraibici sono spesso dubbiose. Sembra quasi che l’utilizzo del doping dia risultati migliori rispetto alle caratteristiche genetiche e al sudore degli allenamenti. Inoltre, con l’avvento della biologia molecolare possiamo addirittura immaginarci di creare l’essere umano perfetto per questo sport, partendo da una sola cellula e un mucchio di geni, trasformandola in una vera e propria macchina da corsa in una sorta di… “Mondiale costruttori” dell’atletica leggera.
È vivo!
Per semplificare la questione useremo un esempio: l’atleta mezzofondista. Ricerche genetiche, mediche e di biologia evolutiva hanno rivelato che il dominio degli atleti di origine genetica africana in questo sport non è casuale, soprattutto nelle specialità di resistenza. Senza dubbio, l’evoluzione e la selezione naturale (ah, il caro vecchio Darwin) hanno collaborato a formare dei prototipi fisici quasi perfetti. Partiamo dal presupposto che il fisico ideale per questa specialità sia quello degli atleti centrafricani. L’ossatura leggera e la muscolatura superiore del corpo poco accentuata favoriscono un dispendio di energia minore. Inoltre, nei muscoli delle gambe di questi atleti si sviluppano soprattutto le fibre rosse, o cosiddette lente, le quali sono assolutamente necessarie per una corsa lunga. E ora, finalmente, arriva la parte divertente (e almeno per ora, fantascientifica).
Prima un po’ di atmosfera: immaginatevi nel libro di Mary Shelley, o meglio, proprio nel laboratorio di Frankenstein. È una notte buia e tempestosa. Fuori il vento ulula, e voi siete chiusi dentro il vostro laboratorio ad osservare il miracolo della vita. Sì, proprio così, perché alcuni scienziati decisamente pazzi (e probabilmente futuri vincitori di un premio Nobel) hanno dimostrato che è possibile manipolare il DNA in qualsiasi cellula. Questa tecnologia all’avanguardia si chiama CRISPR, e grazie ad essa si apre un nuovo capitolo nel gene editing. È un po’ come quando Nonna aggiunge due o tre ingredienti segreti alle sue fantastiche lasagne. Poi, un giorno, a casa provate a farle anche voi senza la ricetta di Nonna, e il risultato è che sanno ancora del barattolo di salsa di pomodoro. Tornando al nostro potenziamento genetico… manipolate i geni nelle cellule primordiali, per esempio quelle embrionali, e il gioco è fatto: state creando un super individuo, con modificazioni genetiche permanenti. Benissimo, ma quali geni? Ed è qui che rientra in campo la Russia, con la tattica del doping. Il doping, per esempio nel nostro atleta a lungo raggio, mira a potenziare tre elementi chiave per la sua attività sportiva: la resistenza, l’ossigenazione e, in gergo milanese, lo “sbatti”. Scherzi a parte, i primi due fattori possono essere migliorati utilizzando meccanismi genetici e biochimici.
Sostanze strabilianti
Una delle sostanze dopanti più usate è l’eritropoietina. Questo ormone regola la produzione di globuli rossi nel sangue, permettendo, quindi, di incrementare l’ossigenazione dei tessuti e migliorare la resistenza dell’atleta. Per intenderci, ossigenazione sta ad atleta come benzina sta ad automobile. Inoltre, è possibile ulteriormente favorire l’ossigenazione tramite l’uso del fattore di crescita vascolare endoteliale. Questa proteina dal nome complicato e altisonante può sia aumentare la produzione di globuli rossi che potenziare la nascita e lo sviluppo di vasi sanguigni… trasformando il motore da Apecar in un W16 da Veyron.
Anche se prima si è scherzato sul miglioramento dello “sbatti” negli atleti, esistono sostanze dopanti che diminuiscono la percezione del dolore, permettendo a un corridore di allenarsi di più o ad avere quella spinta in più per scattare sull’ultimo rettilineo. Inoltre, il dolore è accompagnato da una performance ridotta. Per vincere questo meccanismo automatico, alcuni atleti ricorrono alle endorfine, gli ormoni della felicità. Incrementando il numero di endorfine legate ai recettori degli oppioidi (sì, avete letto bene, gli stessi delle sostanze stupefacenti) si alza la soglia psicologica e fisica della sopportazione del dolore, permettendo al nostro maratoneta di superare i suoi avversari.
Flash Gordon is alive!
Abbinando le conoscenze sul doping chimico agli studi sull’atleta ideale, alle tecniche di modulazione genetica e a una fervida immaginazione, si potrebbe fantasticare che in futuro esisterà un modo per creare un vero e proprio “uomo da corsa”. L’utilizzo di CRISPR nei geni delle endorfine e dell’eritropoietina potrebbe contribuire a un aumento dell’ossigenazione e a un innalzamento della soglia della sopportazione del dolore. Il gene editing potrebbe addirittura permettere di sviluppare in maniera mirata le caratteristiche fisiche come le fibre muscolari rosse, nel caso del maratoneta citato prima. Chissà cosa porta in serbo il futuro, magari la scienza prenderà il posto dello sport come lo conosciamo oggi, avvicinandosi sempre di più alle gare di Formula Uno e Moto GP, in cui vari laboratori si sfideranno per cercare di costruire un “superhuman” sempre più forte ed efficace.
A questo punto, l’unico problema in futuro sarà cambiare le gomme…
Ti è piaciuto?
Ricevi i prossimi articoli di Tasc via email, appena escono.
Un'email a ogni nuovo articolo. Ti cancelli con un clic.