Quasi quasi torno a guardare la televisione
Se navigo su Facebook e trovo la pagina di papa Francesco, istintivamente metto mi piace.
Poi metto mi piace al primo link, al secondo e cosi via…
Il sistema automatico di Facebook mi riempie la home di tutti gli aggiornamenti della pagina del papa. Per ogni pubblicazione dei miei amici ci sono due della pagina del papa. Ora, fino a che si parla del santo padre, avere la bacheca praticamente invasa dai suoi link male non fa (per chi ci crede, ovviamente). Ma si da il caso che né io né l’adolescente medio seguiamo molto questo tipo di pagine; più che altro qualche pagina di sport, qualcuna di cazzeggio allegro e qualche pagina di politica.
Proprio come nell’esempio di prima, la bacheca si riempie di link di ciò che mi piace, di ciò che seguo e, viene da sé, tutto il resto non apparirà. Ciò si spiega con il fatto che dietro la scelta delle notizie da pubblicare sui social network c’è pur sempre un sistema informatico che, al limite, mi propone pagine simili a quelle che già seguo. Dopotutto non è sbagliato: se mi proponessero di mettere mi piace a una pagina di hockey, io - che nemmeno so come si scrive - il mi piace non lo metterei di certo.
Ma ciò significa anche che, attraverso i social network, si avrà raramente la possibilità di vedere o leggere qualcosa di diverso dai propri interessi e, ancor più difficile, qualcosa contro le proprie idee; un po’ come se fosse nascosta, oltre al proprio PC, l'esistenza di altri che la pensano diversamente.
Le vecchie glorie
La televisione tutto questo non può farlo, perché i suoi utenti non sono tracciabili e perché non interagiscono con essa (no, il pulsante verde di Sky non vale come interazione). Così una stessa rete manda in onda programmi diversi con contenuti anche opposti. Questo alla bistrattata televisione le va riconosciuto: è facile, pensando a programmi televisivi come Report o Le Iene (per essere equi), riconoscere come la qualità dei contenuti sia superiore alla maggior parte dei contenuti che si possono trovare su internet.
Dopotutto in questo tipo di programmi lavorano spesso professionisti ed il risultato non è comparabile con buona parte dei blogger improvvisati. Si pensi a Roberto Saviano che, attraverso il suo sito, interviene sull’attualità in maniera ben poco superficiale, ma per ovvi motivi il suo lavoro non ha la consistenza e la qualità, anche oggettiva, che ha la sua serie televisiva, né tanto meno quella dei suoi libri.
Per facilitare le cose, allarghiamo il discorso: prendiamo ad esempio i nuovi programmi che permettono di ascoltare musica (leggi Spotify), riconoscono il tuo genere, il tuo artista, la tua musica preferita e ti propongono solo quello che hai già ascoltato nelle più varie forme. La radio, al pari della televisione, non può farlo, e ogni stazione radio passa un po’ di tutto. Basta ricordare programmi radiofonici come lo Zoo di 105 o La Zanzara di radio24: l’elemento vincente della televisione e della radio è quello, comune, di avere una programmazione varia, permettendo in linea generale un livello di controllo e di valutazione su ciò che viene passato. Sia internet che la televisione veicolano l’informazione e le idee, ma se la televisione lo fa imponendo i contenuti, internet lo fa obbligando l’utente a scegliere, spesso inconsapevolmente, i contenuti, e a farsi il bagno dentro quegli stessi, giorno dopo giorno.
Il compito dell’utente
Cosa significa tutto ciò? Che non è saggio appiattirsi davanti al pc, accontentandosi di ciò che passa, specie se è sempre la solita minestra. Utilizzando internet l’utente deve prendere consapevolmente il posto di “quel fattore umano” che sta dietro la televisione e la radio, filtrando in maniera critica i contenuti, con uno sguardo sempre aperto ad altri punti di vista.
Non c’è una regola bella e fatta per essere un utente consapevole, deve essere frutto dell’esperienza soggettiva di ciascuno di noi: oline siamo in un mondo più ampio dove, stando attenti a non perdersi, si può crescere culturalmente. Ma per non “perdersi” c’è bisogno di rendersi conto che ci si deve saper muovere, che si devono cercare e selezionare i contenuti. Tutta quest’attività non riguarda solo i più giovani, che sono destinati a capirlo anche da soli, ma soprattutto gli adulti con pochissima esperienza, coloro i quali spesso finiscono per “farsi abbindolare” nel mondo virtuale. Ovviamente internet espone anche alla possibilità che ci si concentri su argomenti futili e non particolarmente costruttivi, ma questo fa parte della libertà di ognuno: se tutto ciò che interessa sono le notizie di gossip, allora non basterebbe comunque la scelta dei contenuti attuata dalla televisione né le infinite possibilità di internet.
Per creare quello spirito critico che è essenziale ad affrontare il mondo consapevolmente, serve buona volontà. Per tutto il resto c'è Studio Aperto.
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