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Cosa guardo stasera #52: Mad Max: Fury Road

Eccoci giunti al 52esimo appuntamento con la rubrica “Cosa guardo stasera”, in cui vi parliamo di un film che (speriamo) possa allietare o rinvigorire quelle serate in cui non avete voglia di fare altro che starvene sdraiati sul divano e sgranocchiare patatine, in maniera decisamente particolare.
La stavate aspettando (ne siamo più che sicuri) e nemmeno stavolta vi deluderemo!

Mad Max: Fury Road

GENERE: Azione/Post Apocalittico
PUBBLICATO: 2015

Parliamoci chiaro: ci troviamo in un periodo di tempo dove trovare qualcosa di veramente originale in un prodotto (televisivo o cinematografico non fa molta differenza) è molto difficile. In questo modo si spiegano i continui reboot (anche tra le serie tv) che continuano ad uscire a ripetizione. Quest’anno è uscita la rivisitazione di una trilogia (in realtà nel primo episodio la distruzione totale ancora non aveva preso vita, non completamente almeno) post-apocalittica che, a cavallo tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta, parlava di un ex-poliziotto sperduto in un continente, l’Australia, oramai raso al suolo. Caso vuole che, proprio in occasione di un altro grande ritorno, mi sia imbattuto nel reebot della fortunata serie australiana.

La saga di Mad Max, perché di questa stiamo parlando, ha avuto il merito di unire la carsploitation e un’ambientazione apocalittica caratterizzata per lo più dalla presenza di punkettoni squilibrati, in stile Ken il Guerriero (che deve molto alla saga di Miller), e di creare da capo un mondo “nuovo” che tanto dovrebbe esaltare i fan, come per la famosa saga di Lucas, e invece non ha raccolto il successo che sono sicuro raccoglierà (in fondo già lo ha fatto, non servono i dati del botteghino) il settimo capitolo della saga di Star Wars. Ma veniamo al film.

La trama è molto semplice: Max (Tom Hardy), viene catturato da un gruppo di psicopatici che fanno capo a Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne), un monarca assoluto che governa grazie al controllo di una grande riserva d’acqua estratta dalle profondità della terra. L’imperatrice furiosa (Charlize Theron), una delle guerriere di Joe, durante un viaggio per il recupero di carburante, tradisce il suo Signore della Guerra, e tenta di far fuggire le sue cinque mogli, usate dal despota con il solo scopo di partorire i suoi figli.

George Miller ne deve aver accumulata di voglia di girare un film di azione durante la parentesi, un po’ lunga a dire la verità, in cui si è dedicato a progetti animati (Happy Feet), o comunque dedicati ad un pubblico giovane (Babe). Basti pensare alla prima mezz’ora, un concentrato di azione pura senza interruzioni che lascia senza fiato.

Aggiungiamoci che creare un mondo da capo non è mai facile: il sistema monarchico che ha al vertice Joe sembra studiato nei minimi particolari, anche se rappresentato con modelli già visti e rivisti ma che messi insieme funzionano. Un mondo che viene fotografato, anche grazie all’utilizzo della computer grafica, alla perfezione: ogni ambiente (in gran parte desertico) attraversato dai protagonisti viene rappresentato nei minimi dettagli senza utilizzare troppe inquadrature.

Di fronte a un blockbuster di questo tipo si ritorna al discorso iniziale sui reboot (Miller in realtà dice che Fury Road non lo è) di serie famose, ovvero se è giusto porsi la domanda: ha senso stare dietro a questi ritorni che nella maggior parte dei casi sono solo trovate commerciali? La risposta è semplice: sì, ma senza esagerazioni. Perché Mad Max: Fury Road, ad oggi, rappresenta l’unica eccezione.

GIUDIZIO

  • Ritmo: 10
  • Sentimentalismo: 6
  • Comicità: 2
  • Suspense: 9
  • Paura: 9
  • Scenografia: 9

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