Cosa guardo stasera #55: Manhattan
Eccoci giunti al 55esimo appuntamento con la rubrica “Cosa guardo stasera”, in cui vi parliamo di un film che (speriamo) possa allietare o rinvigorire quelle serate in cui non avete voglia di fare altro che starvene sdraiati sul divano e sgranocchiare patatine, in maniera decisamente particolare. La stavate aspettando (ne siamo più che sicuri) e nemmeno stavolta vi deluderemo!
MANHATTAN
GENERE: COMMEDIA – DRAMMA - ROMANTICO
PUBBLICATO: 1979
Anche stavolta vi consigliamo un film retrò ma che può essere considerato un evergreen, una piccola perla cinematografica che tutti dovrebbero vedere almeno una volta nella vita.
Capolavoro indiscusso insieme a Io e Annie, Manhattan rappresenta perfettamente l’essenza del lavoro e della genialità di Woody Allen.
È la storia della catastrofica vita sentimentale del 42enne scrittore per la tv Isaac Davis interpretato dallo stesso Allen e degli intrecci che ruotano intorno ad essa: Jill (Meryl Streep) è l’ex moglie di Isaac che sta scrivendo un libro sulla loro rottura, Tracy (Mariel Hemingway) è la 17enne che Isaac frequenta come dolce passatempo con la consapevolezza che la differenza di età non li possa portare lontano, Yale (Michael Murphy) è l’amico di sempre che tradisce la moglie con la giornalista dalle mille nevrosi Mary (Diane Keaton) per la quale Isaac chiuderà poi i rapporti con Tracy.
Un film in cui Allen ha saputo unire la commedia al dramma sentimentale, in cui si dedica all’esplorazione dell’inconscio umano e alle riflessioni sulla vita con la caratteristica ironia che lo contraddistingue.
Racconta storie di persone comuni ma complesse e delle loro fragilità e insicurezze, di quegli abitanti di New York che noi europei non abbiamo difficoltà ad immaginare, quelli che con i propri caos emotivi danno costante lavoro agli analisti, ma si tratta di storie perfettamente incorniciate dalla città che rappresenta più di altre il sogno americano, quella frenetica, che non dorme mai, del “If I can make it there, I’ll make it anywhere”, come cantava Sinatra.
La camera da presa, infatti, anche nelle inquadrature dei personaggi lascia sempre spazio all’ambientazione rendendo Manhattan di fatto protagonista del film.
Elemento che prevale è la magnificenza della fotografia che con il sapiente utilizzo del bianco e nero fa del lungometraggio un puro piacere per gli occhi, capace di lasciarci senza fiato ad ogni nuova inquadratura e di restituirci la bellezza, il romanticismo e l’unicità di quella New York passata, che forse oggi non è così facile trovare.
Il tutto è arricchito e intensificato dalle musiche di Gershwin in modo semplicemente perfetto, così da rendere il film una vera e propria opera d’arte.
Più che un lungometraggio oserei definirlo un inno alla bellezza, sia quella della città tanto cara al regista, sia quella dell’esistenza umana con tutte le imperfezioni. Tra le imperfezioni dei newyorkesi arrivisti ed egoisti infatti Allen ci lascia con una speranza nel genere umano, data dal candore di Tracey e dalla sua “bisogna avere un po’ di fiducia, sai, nella gente”, scelta come battuta finale del film.
Premiato in tutto il mondo ma poco apprezzato dai connazionali è stato il coronamento della fama europea di Allen, che è un capolavoro, secondo forse solo a Io e Annie (ma non chiedetemi di scegliere, vi prego!), l’ho già detto; sicuramente il film vi farà ricredere se i vostri giudizi sul regista si basano sulle ultime piccole grandi catastrofi che avete potuto vedere al cinema quindi, se non è tra le pellicole che avete avuto il piacere di vedere, riempitevi un bicchiere di vino, isolatevi dal mondo e non esitate a rimediare!
GIUDIZIO
- Ritmo: 9
- Sentimentalismo: 8
- Comicità: 7
- Suspence: 6
- Paura: 3
- Scenografia: 10
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