Scienza

Chi dorme non piglia pesci: ma è proprio così?

Si dice che Margaret Thatcher e Bill Clinton dormissero solo quattro ore a notte. Alcuni sostengono che Leonardo da Vinci, invece, alternasse quattro ore di veglia a venti minuti di pennichella, per un grandioso totale di ventidue ore di allerta e ben due ore di sonno. Al contrario, Valentino Rossi e Franz Kafka contano rispettivamente dodici e nove ore. La domanda sorge spontanea: quanto dovremmo veramente dormire? Per anni gli scienziati hanno cercato di risolvere l’enigma del sonno per cercare di capire a cosa serva e definirne una “dose giornaliera consigliata”.

A cosa serve dormire?

Il sonno è un fattore assolutamente necessario nella vita di molti organismi, tra cui l’uomo. È ormai risaputo che in questo momento della giornata si attivano numerosi meccanismi per ripulire e riorganizzare non solo il cervello ma tutto il corpo.

Le caratteristiche umane che beneficiano maggiormente dal sonno sono la memoria e l’apprendimento. Il sonno ha diverse fasi, tra le quali c’è il “mondo dei sogni”, ossia la Rapid Eye Movement (REM). Grazie al fatto che il cervello è in uno stato di coscienza più basso rispetto al resto del giorno, si incentivano i processi plastici dei neuroni. Questi servono sia per rafforzare che per indebolire i ricordi e ciò che abbiamo imparato durante il giorno. È per questo motivo che alcuni ricordi possono protrarsi per tutta la vita (la cosiddetta memoria a lungo termine), mentre altri rimangono per un tempo minore (memoria a breve termine). Inoltre, l’attività cerebrale di un feto nel grembo materno è molto simile alla fase REM degli adulti, proprio per promuovere la costruzione di collegamenti tra le cellule neuronali.

È anche stato notato che negli studenti la durata e l’intensità della fase REM aumentano sotto esame, a dimostrazione del fatto che il sonno sia necessario per immagazzinare e processare efficientemente le informazioni studiate durante la giornata…insomma, se vuoi imparare meglio allora “dormici su”! Ma attenzione, perché il sovraccarico di fase REM è anche legato all’aumento della malinconia. Studi clinici hanno dimostrato che nei pazienti affetti da depressione la fase REM è prevalente rispetto a quella non-REM. L’eccesso di REM causa una sovrabbondanza di attività elettrica notturna che provoca squilibri nella gestione dello stress, aumentando i disturbi dell’umore.

A livello globale, è stato scoperto che i meccanismi riparatori del DNA si attivano quasi esclusivamente durante il sonno, perciò dormire poco può avere effetti dannosi in tutto il corpo. Secondo numerosi ricercatori, basta una sola settimana di sonno inadeguato per ostacolare più di 700 geni che regolano il sistema immunitario, il metabolismo e l’appetito, e la risposta allo stress. Quando si è più stressati aumentano le secrezioni di ormoni come il cortisolo, che però diminuiscono di notte, di solito dalle tre o quattro ore dopo l’addormentamento. Lo stress cronico e l’accumulo eccessivo di cortisolo, causati da un sonno inadeguato, possono far aumentare lo stress ossidativo. Quest’ultimo è uno dei maggiori nemici della riparazione del DNA e può addirittura arrivare a causare mutazioni che potrebbero trasformare una cellula sana in una tumorale. In sostanza, dormire poco non aiuta a smaltire debitamente gli ormoni che alla lunga ci rendono più stressati, e che, oltretutto, possono essere pericolosi per la salute di tutto il corpo.

Oltre ai disturbi dell’umore, esistono altri effetti collaterali legati al dormire troppo. Il più comune riguarda il classico mal di testa, causato da uno sbilanciamento dei livelli della serotonina, un neurotrasmettitore. Gli effetti più gravi per chi dorme troppo riguardano soprattutto un aumento del rischio di diabete, obesità, e malattie cardiache. Tuttavia, non sono state ancora identificate le motivazioni esatte per cui l’eccesso di sonno porti a sviluppare queste malattie. Ad oggi le ipotesi riguardano soprattutto gli squilibri ormonali e metabolici.

GDA del sonno

A questo punto non ci resta che definire una "dose di sonno giornaliera". Il sonno è una caratteristica molto soggettiva, ma la maggior parte degli studiosi appare d’accordo che un adulto dovrebbe dormire in media sette ore e mezza a notte. Tuttavia, sembra che il 60% delle persone abbia bisogno di dormire un’ora in più o un’ora in meno; quindi il vero intervallo sarebbe tra le sei ore e mezza e le otto ore e mezza.

Dopo aver fatto le dovute considerazioni, il messaggio chiaro è che dormire troppo non è ideale, ma forse dormire troppo poco è addirittura peggio…quindi tranquilli, quei cinque minuti in più non faranno poi così male.