Cosa guardo stasera

Cosa guardo stasera #58: C'eravamo tanto amati

Eccoci giunti al 58esimo appuntamento con la rubrica "Cosa Guardo Stasera". Questa volta, diversamente dalle altre settimane, vi proponiamo un film d’autore italiano (non molto recente) per ricordare Ettore Scola, esponente di punta del movimento cinematografico italiano soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta, e scomparso qualche giorno fa, al quale ci è sembrato doveroso fare un opportuno tributo.

C'eravamo tanto amati

GENERE: Commedia
PUBBLICATO: 1974

Sinceramente ho trovato difficoltà nel scegliere un film del maestro romano di adozione (ma campano di nascita), alla fine ho optato per C’eravamo Tanto Amati, uscito oramai più di quarant’anni fa. Una scelta azzeccata, visto che, ancora oggi, continua a tenermi incollato allo schermo per tutta le sua durata, dimostrando come sia invecchiato benissimo.

Il film parla della storia di tre amici, ovvero Antonio (Nino Manfredi), Gianni (Vittorio Gassman) e Nicola (Stefano Satta Flores) conosciutisi al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale e invaghitisi, chi prima e chi dopo, della bellissima Luciana (Stefania Sandrelli). La storia si dilunga per trent’anni, raccontando le loro vite e, parallelamente, la storia italiana di quel periodo.

C’eravamo Tanto Amati merita di essere visto e rivisto solo per come è strutturato: alla stregua di molti prodotti recenti, comincia dalla fine e, attraverso un lungo flashback, racconta da tre diversi punti di vista il sofferto dopoguerra italiano con un tipo di narrativa a tratti (volutamente?) slegato, con tutte le proporzioni sembra si stia seguendo il “flusso di pensiero” joyciano. I personaggi sono tutti scritti (ed interpretati) benissimo e, vedendoli oggi, sembrano delle macchiette: basti pensare ai continui battibecchi tra Antonio e Nicola che simboleggiano i continui scontri tra la sinistra intellettuale e la sinistra della classe media e che, ahinoi, ancora oggi si sentono in giro.
Ma sono i personaggi secondari a far fare il salto di categoria alla pellicola: mi riferisco a Elide Catenacci (Giovanna Ralli) e Romolo Catenacci (Aldo Fabrizi), le cui evoluzioni nel corso degli anni sono straordinarie (e agghiaccianti).

Se a questo aggiungiamo che dal punto di vista tecnico è ineccepibile, abbiamo completato il cerchio. Basta guardare la fotografia, che descrive Roma come solo i grandi maestri sanno fare, e che completa quanto non dicono i personaggi (sui muri vediamo, tra le altre cose, incitazioni a Bartali o a Togliatti). Altro aspetto fondamentale è il trucco, che nella prima parte ringiovanisce i personaggi per poi invecchiarli nella seconda (Manfredi è uguale a come sarà da lì a qualche anno), usato in maniera impeccabile se si considera il periodo in cui è stato realizzato il film.

Un film, dunque, fatto di lotta politica ma anche di cultura cinefila, da vedere e rivedere è la discussione che nasce dopo la visione di Ladri di Biciclette o le brevi scene in cui compaiono L’Eclisse di Antonioni o La Dolce Vita di Fellini o quelle in cui si citano Resnais o Rossellini. Film che vengono approcciati sia in maniera “alta” che in maniera “popolare”, come conferma la partecipazione di Nicola al programma Lascia o Raddoppia di Mike Buongiorno, un sunto del contenuto tragicomico della pellicola. Perché, in fin dei conti, C’eravamo tanto amati è proprio questo: un affresco nazionale che oscilla tra il dramma e la comicità, e lo fa con grande stile.

Ero indeciso se proporvi C’eravamo Tanto Amati, Brutti Sporchi e Cattivi (a cui, a dirla tutta, sono legato di più tra i film di Scola) o Una Giornata Particolare ma, dei suoi capolavori, ho scelto questo un po’ per il blasone maggiore di cui gode ma soprattutto perché è forse quello più “facile” da recepire e per passare la serata. Il nostro è un piccolo omaggio per un grande regista e siamo lieti di dare il nostro piccolo contributo nel ricordarlo.

GIUDIZIO

  • Ritmo: 7
  • Sentimentalismo: 8
  • Comicità: 7
  • Suspense: 6
  • Paura: 2
  • Scenografia: 8