Cosa guardo stasera

#62: Shame

Dopo due settimane di pausa volate via con il mini appuntamento 8 giorni da Oscar, ritorna la rubrica settimanale “Cosa guardo stasera”. Arrivati al 62esimo appuntamento, giusto per rimanere in tema di Oscar, ritorniamo con un regista che ha vinto l’ambita statuetta di recente come miglior regista ma, piuttosto che consigliarvi il film vincitore della competizione, abbiamo selezionato un suo film meno recente.

Shame

GENERE: Drammatico
PUBBLICATO: 2011

Grazie al premio Oscar vinto con 12 Anni Schiavo, Steve McQueen ha ottenuto il giusto riconoscimento per le sue qualità, già evidenti nelle sue precedenti performance che, a mio modo di vedere, sono migliori del suo ultimo lavoro. Questa settimana vi proponiamo la sua opera seconda, Shame, giusto equilibrio tra virtuosismi tecnici e sceneggiatura pungente.

Brandon Sullivan (Michael Fassbender) è un uomo d’affari di origini irlandesi, residente a New York e affetto da sesso-dipendenza. La sua vita procede in quasi completa solitudine (se si esclude il lavoro) cercando di sfogare in tutti i modi i desideri sessuali repressi. Però, dopo l’arrivo in città della sorella Sissy (Carey Mulligan), la vita di Brandon subisce un brusco cambiamento.

In quanto ad abilità tecnica McQueen non ha nulla da invidiare a nessuno. In questo film, come negli altri, ci sono alcuni piani sequenza che meritano di essere visti e rivisti. In particolare colpisce sia l’ambientazione, una New York il più delle volte notturna, che gli ambienti, quasi sempre stanze d’albergo o appartamenti. In entrambi i casi il regista riesce a valorizzare, attraverso le immagini, situazioni che potrebbero risultare banali.

Ottime sono le prove degli attori: Fassbender credo che in carriera abbia fatto difficilmente di meglio, tra i suoi film (che ho visto) questa interpretazione sembra inferiore solo a quella di Hunger, il film precedente di McQueen; brava, come al solito, anche Carey Mulligan, per lei, come per Fassbender, non deve essere stato facile immedesimarsi in personaggi così complessi e sfaccettati come i fratelli Sullivan.

Il resto del merito va tutto (o quasi) al regista che, grazie alle citate capacità tecniche, riesce a trasmettere l’oppressione e l’alienazione dei due protagonisti principali, soprattutto di Brandon. In particolare sembra che i comportamenti di quest’ultimo siano più vicini a quelli di una macchina (almeno fino all’arrivo di Sissy) per la monotonia dei sui gesti giornalieri, quasi a voler sottolineare come le sue difficoltà siano diretta conseguenza dei tempi moderni.

Il colmo per il regista inglese è stato l’aver vinto l’oscar con il suo film meno riuscito, almeno secondo me, ma di sicuro il premio ricevuto ha fatto bene al cinema perché ha fatto conoscere al grande pubblico anche i suoi due film precedenti. Shame forse richiederà da parte vostra un impegno abbastanza alto (ma non troppo elevato), però rimane un ottimo modo per passare la serata.

GIUDIZIO

  • Ritmo: 7
  • Sentimentalismo: 6
  • Comicità: 2
  • Suspense: 7
  • Paura: 5
  • Scenografia: 8

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