Cosa guardo stasera

#67: Smetto quando voglio

Il film di Sidney Sibilia è la risposta alla domanda: cosa succederebbe se "Breaking Bad" incontrasse "Boris"?

É sabato, e come ogni sabato non poteva mancare il consueto appuntamento con il nostro "Cosa guardo stasera". Questa sera la dedichiamo non ad un film impegnato o complesso, ma ad una commedia scanzonata e leggera. Ma non per questo meno di qualità. Buona lettura, e buona visione!

SMETTO QUANDO VOGLIO

Genere: Commedia

Pubblicato: 2013

La questione è sempre la stessa: il cinema italiano è morto? Certamente possiamo dire che non versa in buone acque, nei cliché dei cinepanettoni, nei film comici costruiti per infilare una serie di tormentoni per il comico del momento, nei drammatici d'autore che dipingono tutti alla stessa maniera disagi quotidiani e nevrosi, e nei continui corsi e ricorsi degli stessi identici attori chiamati ad interpretare sempre la stessa identica parte in film diversi (chi ha detto Margherita Buy?)

Ma ogni tanto, in mezzo alle produzioni seriali sempre uguali, quelle in cui ogni casa di produzione investe perché porto sicuro, ogni tanto appare qualcosa di diverso, qualcosa di più ragionato, dove gli sceneggiatori non lavorano come i famigerati sceneggiatori di "Boris":

E dove la volontà di costruire una commedia che non sia il solito pecoreccio incastro di ovvietà e gag stantie prevale. Ecco che ogni tanto, anche il cinema italiano regala piccole perle come "Smetto quando voglio"

La storia -va detto- non è di certo una novità assoluta: la diversità qui sta però nel modo. In "Smetto quando voglio" finalmente la dimensione parodistica non è così esagerata da risultare posticcia, ma parte dalla realtà per creare momenti credibili pur se palesemente non veri. Insomma, la base di partenza sono i problemi reali dell'Italia dei precari, degli studenti che o diventano cervelli in fuga, o restano ed inghiottono bocconi amari. Il punto di arrivo invece è il fare satira d'attualità, iperbolizzando ma non ridicolizzando. E' tutto un pretesto, un gioco che fa ridere e diverte, ma lascia sempre quel sapore agrodolce di chi ti fa ridere con una battuta nata dall'amaro quotidiano.

La storia parla di Pietro Zilli, un ricercatore universitario 37enne, al quale non solo non viene rinnovato il già misero assegno di ricerca, ma per una serie di situazioni perde pure il proprio posto di ricercatore: far fronte alle spese per la casa ed alle richieste della fidanzata è quindi diventato un miraggio irraggiungibile, ed il povero Pietro non vuole comunque ripiegare dopo anni di fatica sui libri, su altri lavori come diversi suoi amici. Quando per caso, grazie alle parole di uno studente a cui Pietro da ripetizioni, ecco l'idea per sbancare il lunario: una "smart drug". Un composto chimico che sballi, formato da sostanze che il Ministero non ha ancora definito come illegali. Pietro coglierà questa occasione, quantomeno per rifarsi economicamente? Ovviamente si, radunando una vera e propria gang tra altri sfortunati come lui.

Vista così la trama ricorda un sacco di altre storie: partire dal film "Full Monty" fino alla apprezzatissima serie di Vince Gilligan "Breaking Bad", che vede un professore di liceo malato di cancro, cucinare metanfetamina per lasciare un paracadute economico alla sua famiglia. Ed in effetti "Smetto quando voglio" sembra una sorta di Breaking Bad all'amatriciana, dove però le atmosfere cupe e drammatiche lasciano spazio invece a quelle ironiche e satiriche a là "Boris", la piccola "metaserie" capolavoro che parla di una troupe occupata a girare l'ennesima fiction televisiva di basso livello. Ed è proprio questa la bellezza di questo film: riuscire ad apprendere una lezione, farla propria e riproporla secondo la propria visione: il risultato è un film dal tiro altissimo, veloce, concitato ma non frenetico, che non perde (quasi) mai un colpo e che conquista dal primo all'ultimo minuto, strappando molto più di qualche risata. Purtroppo c'è un lieve calo di ritmo nel finale: alcuni incastri vanno a combaciare un po' troppo forzatamente per colpa di qualche soluzione forse un po' incongruente; ma poco male, il tutto non stona, ed anzi rende la situazione ancora più paradossale e comica. Tutto sommato questo non inficia la buona fattura di questo piccolo gioiello.

Altro punto a favore va sicuramente al cast: tutti gli attori sono credibili, e tutti i personaggi sono ben delineati. Ognuno è a proprio agio nella propria parte, rendendo ogni momento plausibile, ma soprattutto riuscendo a far ridere ogni volta che la scena lo richiede. D'altronde stiamo parlando di un cast che i tempi comici li conosce bene ("Boris" difatti non è stato citato a caso: se siete fan delle sfuriate di Reneé, delle "smarmellate" di Duccio e delle 'pizze' di Biascica, riconoscerete più di qualche volto). Bravo anche Sydney Sibilia alla regia, a gestire il tutto, con tempi ed inquadrature adeguate.

Se volete una commedia italiana che non sia la solita minestra riscaldata e che faccia ridere veramente, "Smetto quando voglio" è ciò che cercavate. Ritmo, risate, e qualcosa su cui riflettere, soprattutto se avete fatto il tragico errore di iscrivervi all'università. Perché anche voi come Pietro Sermonti nel film, possiate capire il vostro grave sbaglio e possiate dire: "Si è vero, sono laureato, ma è un errore di gioventù del quale sono profondamente consapevole!"

GIUDIZIO

  • Ritmo: 7
  • Sentimentalismo: 4
  • Comicità: 8
  • Suspense: 4
  • Paura: 2
  • Scenografia: 8