L'importanza dei Big Data
Migliorare le performance di studio, prevenire le malattie, risparmiare nella gestione delle risorse, ottimizzare i tempi. Vi incuriosisce tutto questo?
Qualche tempo fa vi avevamo parlato dei Big Data, un nuovo fenomeno che, grazie all'avanzamento esponenziale della tecnologia, sta prendendo sempre più piede nel mondo dell'analisi statistica. Nell'articolo vi avevamo fatto vedere come funzionano, su quali princìpi si basano, quali pericoli comportano. Oggi invece vogliamo farvi vedere alcuni esempi pratici di come potrebbero essere applicati nel mondo reale. Giusto per farvi capire quanto può essere grande la loro importanza.
Il mondo del web
Sicuramente tutti, ormai, ci avrete fatto caso: quando visitate alcuni particolari siti web, specialmente quelli di vendita online come Amazon, questi vi fanno vedere, nella loro schermata principale, i prodotti che già avevate visto in precedenza. Questo viene fatto in quanto il pensiero comune è che ognuno di noi cerca nel web ciò che gli interessa; in altre parole, se state cercando un prodotto, la maggior parte delle volte lo fate perché effettivamente provate interesse verso questo, e tradotto ciò significa che forse siete intenzionati anche all'acquisto. Per cui, ogni cosa che fate all'interno di un sito può essere assolutamente rilevante: anche il modo in cui spostate il puntatore del mouse può dire qualcosa sul vostro comportamento, sulle vostre influenze, sui vostri desideri. Insomma, tutto questo significa che ogni persona si trasforma in un potenziale mucchio di soldi già dal momento in cui accede ad un sito. Se entrate su un determinata pagina web, siete interessati a ciò che essa offre, quindi potenzialmente potreste diventare acquirenti; pertanto, se io ti offro il meglio, se personalizzo al meglio ciò che tu cerchi, sicuramente farò centro e tu acquisterai da me quello che ti propongo. Morale della favola? La tua soddisfazione è uguale al mio guadagno. E questa equazione, perché sia fondata e valida, necessita di una grande quantità di dati, che appunto raccoglie tutti i nostri movimenti e i nostri click.
Le aziende
Chiaramente, il discorso appena fatto può essere valido anche per le aziende, in fase di vendita: riuscire a raccogliere una quantità grande di dati, se ben trattati, può portare davvero ad un incremento dei guadagni. Ma i Big Data non servono soltanto nelle fasi finali del processo: può andare bene anche - forse, soprattutto - nelle fasi "centrali", ossia in produzione.
Un esempio? In America, la multinazionale dei farmaci Merck ha cominciato a raccogliere dati su dati al fine di capire come ridurre le quantità di rifiuti causati dalle variazioni nelle condizioni ambientali di produzione. Questa raccolta ha visto un periodo di durata di ben 3 mesi e calcoli per ben 15 miliardi su 5,5 milioni di lotti di vaccini, prima di scoprire le condizioni ottimali che dovrebbero esistere all'interno dell'azienda durante il processo di fermentazione. Invece John Deere, famosa produttrice di tagliaerba e articoli per giardino, ha ben pensato di sistemare dei sensori sui trattori e sulle macchine agricole, far caricare i risultati su Internet mettendo a disposizione un apposito sito e offrire, tramite appunto l'analisi dei Big Data, due vantaggi: ai consumatori perché possono capire quali sono le condizioni ottimali per lavorare, e a John Deere stessa che può prevedere la domanda di pezzi di ricambio. Il bello - per John Deere - è che, grazie ai petabyte di dati raccolti sui consumatori nei grandi magazzini di vendita, si riesce addirittura a prevedere quale tipologia di consumatore vuole cosa, e quando. Insomma, la strada sembra dirigersi sempre più verso la previsione degli acquisti (secondo voi, a cosa servono le carte fedeltà dei supermercati?), così da abbattere i costi, magari operando una gestione JIT (Just in Time): produrre solo quando serve, senza avere scorte di magazzino - un risparmio notevole.
Ricerca e sicurezza
Ma il mondo non è tutta una questione di soldi: è la vita di tutti i giorni, il conoscere sempre più ciò che ci circonda, il poter garantire una migliore esperienza di vita. E i Big Data possono fornire un contributo notevole anche in questi campi. Il Cern, ad esempio, nel tentativo di "carpire" i segreti dell'universo, ha creato una quantità incredibilmente enorme di dati: ben 30 petabyte, analizzati da 65000 processori. La NSA invece, utilizza i big data per prevenire eventuali attacchi terroristici, ma anche per scongiurare attacchi informatici e prevedere le mosse dei criminali che vengono seguiti giorno per giorno.
Salute e sport
Chiaramente, il godere di un'ottima esperienza di vita implica anche il poter stare bene ogni giorno, tutti i giorni. E nel campo della medicina, i Big Data possono essere molto utili. Al giorno d'oggi, è possibile codificare moltissime stringhe di Dna in una manciata di minuti, ma anche analizzare funzioni più semplici come il battito cardiaco; con le tecnologie di oggi (leggi: smartwatch) si riesce a sviluppare algoritmi che riescono a predire infezioni 24 ore prima che appaia qualsiasi sintomo fisico.
Quest'ultimo aspetto può chiaramente far bene anche agli atleti dei team di vari sport, per i quali può essere studiato anche un sistema che controlli la nutrizione e il ciclo del sonno. A dir la verità, anche le performance di sport individuali sono in atto di studio, come nel caso del tennis e del golf (addirittura certi sensori riescono a prevedere la lunghezza e la traiettoria di ogni tiro).
Le risorse umane
Finita qui? No, per niente: il bello della statistica è che può essere applicata in ogni campo. La cosa importante è capire come trasformare correttamente qualsiasi aspetto (lavorativo, emozionale, personale) in una sequenza di numeri, ed il gioco è fatto. Allora, perché non capire come "studiare" le persone, al fine di offrire le migliori competenze all'interno di un'azienda?
A sostegno di questa teoria c'è un famoso consulente strategico inglese, Bernard Marr, che in un suo articolo riporta alcuni casi esemplari. Come quello di una banca americana che è riuscita a dimezzare i costi di un'area funzionale solo scoprendo che i laureati di un'università non prestigiosa erano migliori di quelli di un'università prestigiosa (questi, proprio per la loro provenienza, chiedevano stipendi molto più alti). O come quello di una compagnia di commercio al dettaglio che, per risparmiare nei costi di ricerca del personale, ha deciso di creare un potente algoritmo e selezionare i candidati solo analizzando i loro profili sui social network. O, ancora, della capacità di un'altra azienda americana di aver scoperto, grazie all'analisi dei dati, come l'engagement dei suoi dipendenti influisca sulle performance finanziarie e delle operations, oltre alla soddisfazione del consumatore. Tutto questo, ripetiamo, grazie ai Big Data. Grazie alla statistica.
In un mondo che ogni giorno progredisce sempre più, non possiamo farci scappare le opportunità che ci vengono offerte. E non si tratta di cose futili: stiamo parlando del nostro mondo, del territorio in cui viviamo, delle persone che ci stanno a fianco, delle relazioni che instauriamo con chi vediamo e parliamo. Si tratta delle cose più preziose che abbiamo: ne possiamo fare a meno? Possiamo permetterci di perderle prima del dovuto? Ora che abbiamo gli strumenti, dobbiamo saperne approfittare. È per noi, per gli altri, per la collettività. È per non stare più male, per prevenire invece di curare, per migliorare, per essere efficaci, per sfruttare al massimo quello che ci viene offerto e quello che ci creiamo. Lo sappiamo che costa, non solo fatica, ma anche privacy (leggetevi l'articolo precedente sui Big Data). Ma non è forse un buon compromesso? E poi, alla fine, dobbiamo ricordarci che ciò che capita oggi è solo frutto di quello che è stato fatto ieri: se ieri abbiamo agito male, oggi ne paghiamo le conseguenze. Allora sta a noi rimboccarci le maniche, e cominciare a interessarci della nostra vita.
I Big Data ci salveranno? Non è detto, ma almeno, se capiremo le loro potenzialità, non potremmo dire di non averci provato.
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