Tendenze

Parigi da sotto la gonna

Niente francesismi: lo sguardo alla città dell'amore per eccellenza, che oggi voglio condividere con voi, è proprio questo. Ma sotto la gonna non significa affatto che ci inoltreremo nello scabroso e pittoresco quartiere di Pigalle; ci spiace deludervi, ma la visita al Moulin Rouge non è compresa nella gita turistica odierna.
Possiamo però dirvi che andremo ancora più a fondo.

Sous-terre

Tra le leggende metropolitane e gli innumerevoli misteri che si nascondono sotto la gonna d'asfalto di Parigi, sta nascendo qualcosa di incredibile.
Dalle piscine ai ristoranti, i progetti che coinvolgono le stazioni fantasma sono davvero acuti; e mentre a Londra si sta pensando a creare la più grande serra agricola sotterranea, una delle candidate a sindaco di Parigi ha lavorato attivamente con architetti e progettisti per rendere fruibile tutto lo spazio che Parigi nasconde sotto il suo ventre pullulante e frenetico.

Oltre la Manica

La Northern Line di Londra, ovvero la linea nera che va da Morden a High Barnet e Edgware (e che quindi poco c'azzecca col proprio nome), ingloba il tratto più antico della metropolitana profonda (risalente addirittura al 1890) ed è nota soprattutto per il nomignolo che le fu affibbiato nel passato: "Misery line", per le pessime condizioni in cui versavano le stazioni e le carrozze che la servivano. Ma è anche la linea che più scava nel cuore di Londra, poiché durante la Seconda Guerra mondiale furono scavati tunnel secondari a fianco di essa, a cento piedi (circa 33 metri) sotto il livello stradale, come rifugio antiaereo per le incursioni nemiche.
Per molto tempo questi passaggi pedonali sono stati abbandonati al degrado e sono stati riscoperti recentemente proprio con alcuni progetti avveniristici: la pazzia e l'inventiva di due imprenditori, Richard Ballard e Steven Dring, ha riportato in auge un loro possibile riutilizzo, non come semplice via alternativa alla superficie ma come veri e propri orti cittadini, sotto il nome di Growing Underground, una vera e propria rivoluzione alimentare.

Con 2.5 acri di terreno che non vengono sfiorati dall'aria della metropolitana, una temperatura costante di 15°C, lontano dall'uso di pesticidi e sfruttando tecnologie quali la coltura idroponica (nell'acqua) e la luce artificiale LED, questa fattoria sotterranea potrebbe sfamare la metà dei ristoranti e dei supermercati di Londra.
I due soci fondatori hanno lanciato il progetto Growing Underground appena qualche mese fa, con l'intento di creare cibo a costo carbonico zero, ed in men che non si dica hanno raggiunto e superato la soglia di crowdfunding prefissata a 300.000£, con oltre 400 investitori che credono nel progetto di Ballard e Dring. E oggi è la più grande fattoria sotterranea al mondo, dove si coltivano 12 diverse specie tra microerbe e verdure.

Parigi

La storia nasce lo scorso anno, a fine 2013, quando due architetti d'avanguardia, Manal Rachdi e Nicolas Laisné, vengono incaricati dall'allora candidata sindaco per la capitale francese Nathalie Kosciusko-Morizet, nota per essere tra le donne più impegnate di Francia nei temi dell'ecologia e dello sviluppo sostenibile, a redigere dei progetti per recuperare e rivalutare gli spazi sotterranei metropolitani ormai divenuti inutilizzabili.
Ecco dunque spuntare alcune idee davvero suggestive, altre piste più facilmente percorribili ma meno attrattive e, sopratutto, riportare l'attenzione dei cittadini non solamente francesi ad uno dei problemi più angoscianti della nostra quotidianità: riportare all'antico splendore l'edilizia già esistente, smettendola una volta per tutte di cementificare a ritmi insostenibili.

Le due menti, provenienti rispettivamente dai celebri studi Oxo Architects e Laisné Associés, partorirono un intenso programma di opere che avrebbe dovuto restituire ai parigini affascinanti luoghi dove poter mangiare, bere in compagnia, fare esercizio fisico ed addirittura assistere a spettacoli e ballare.

Ben distanti dall'intento iniziale, e dopo più di un secolo dall'apertura della metropolitana di Parigi, questi spazi potrebbero mostrare di essere ancora in grado di offrire alla popolazione (ed al mondo intero) nuovi esperimenti urbani.

Tutte le congetture si basano su di un'unica stazione analizzata: quella station d'Arsenal che dista pochi passi dalla Bastiglia, chiusa nel 1939 allo scoppiare della Seconda Guerra Mondiale e mai più riaperta.
E che ben si presta ad interventi di trasformazione pressoché totale, in una piscina, una sala concerti, un ristorante o una galleria d'arte; persino in un giardino sotterraneo, che necessita però di ampie vetrate al livello stradale (e qui sappiamo quanto le cosa possano dimostrarsi complicate, sopratutto per gli standard di sicurezza).
Le soluzioni ideate mirano a compensare la carenza di strutture sportive o culturali di certe aree metropolitane, perciò sono state ideate e proposte per un rinnovamento cittadino poco influente in termini di invadenza a livello del suolo, per frenare la cementificazione selvaggia e lo stravolgimento del panorama parigino, che negli ultimi cinquant'anni ha cambiato volto (in peggio).

Nella sola Parigi le stazioni chiuse ed inutilizzate da almeno trent'anni sono 16, alcune delle quali addirittura costruite ma mai entrate in funzione; scelte spesso per essere l'altare scenico di eventi cinematografici (St. Martin è stata scelta da Ridley Scott per Prometheus mentre a Port-des-Lilas, stazione chiusa nel 1935, sono state girate alcune scene del film Le Fabuleux Destin d'Amélie Poulain) e pubblicitari, rappresentano uno dei luoghi più effervescenti e misteriosi nell'immaginario collettivo.

Una storia senza lieto fine. Per ora

Criticato dall'altra candidato, ed attuale sindaco, Anne Hidalgo, nonché da gran parte dell'opinione pubblica, per l'immane costo di una così rivoluzionaria opera pubblica e per i livelli di sicurezza ancora tutti da verificare (settant'anni di disuso comportano problemi considerevoli), il progetto è stato bocciato dai cittadini, così come la sua promotrice. Anche l'azienda di trasporto pubblico che gestisce le linee metropolitane ha mostrato forti dubbi a riguardo: le linee hanno ancora elettricità funzionante, e renderle sicure per l'accesso al pubblico è alquanto difficile, almeno in tempi brevi.

Rimane però in auge l'attenzione che questa proposta ha sollevato nelle menti della gente, portando la riflessione eco-rivoluzionaria ai piani nobili del governo; chissà dunque che in un futuro prossimo non possano nascere altre originali proposte, in un filone che sempre più promuove il riutilizzo e la sistemazione delle opere già esistenti, basandosi su piattaforme di crowdsourcing e crowdfunding per il finanziamento.

Le immagini storiche delle stazioni appartengono a RATP mentre i rendering fanno parte del progetto di Rachdi e Laisné.