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INTERSTELLAR: molto più che fantascienza

Interstellar è un film che ci ha messo seriamente alla prova. Questo non perché sia particolarmente difficile da comprendere o perché sia tecnicamente avanguardista, ma perché in 170 minuti è capace di sollevare talmente tante riflessioni da aprire un dibattito. Cercheremo di esporre nella maniera più chiara possibile i motivi per cui dovreste andare a vederlo, e per questa volta abbiamo deciso di affrontare l'argomento in maniera diversa: troverete le frasi raccolte tra il pubblico intervistato in sala. Questo perché a noi di Tasc piace sperimentare e perché ci è piaciuta l'idea di poterci confrontare a caldo con altri spettatori.
SPOILER ALERT: avvisiamo i lettori che per correttezza intellettuale abbiamo l'esigenza di fare dei riferimenti diretti ai contenuti del film, la cui analisi altrimenti risulterebbe pressoché impossibile.

Riflettendo

Interstellar affronta un tema in sé non nuovo: l'umanità è sottoposta ancora una volta ad una denuncia da parte del regista. Nolan pone l'attenzione sul fatto che gli abitanti della Terra non abbiano saputo gestire le risorse che avevano a disposizione, ritrovandosi quindi tallonati da una carestia dilagante che li sta decimando. Sono del tutto cambiate le priorità e di conseguenza anche la piramide sociale ne ha risentito; la moria dei campi di grano e di frumento ha generato un completo ribaltamento delle professionalità attualmente ricercate sul mercato.
Per dirla in breve, degli ingegneri non c'è più alcun bisogno, tant'è vero che nelle scuole si insegna l'agricoltura.

Guardando i primi minuti vengono già in mente alcune riflessioni. Il tema è straordinariamente odierno e a noi molto vicino. Basti pensare che tra pochi mesi ospiteremo l'EXPO annuale, ovvero la più importante fiera al mondo, dedicata per l'appunto all'alimentazione e alla sostenibilità. In secondo luogo colpiscono, sia positivamente sia negativamente, alcune scelte attuate dal regista.

Se da una parte il non utilizzo massiccio della CGI per tratteggiare le condizioni in cui versa un'umanità affamata e alla deriva è lodevole (considerando quanto poi verrà utilizzata a partire dalla seconda metà del film), d'altra parte questo contribuisce a non veicolare in maniera particolarmente incisiva una cosa: il mondo è alla deriva e l'umanità è affamata! Infatti, essendo abituati come spettatori ad un cinema fantascientifico spesso infarcito di scenari apocalittici e perdita totale di qualsiasi valore sociale (vedi 1987: Fuga da New York o The Road) non abbiamo effettivamente un'idea concreta di quanto questa crisi abbia inciso sulla totalità del genere umano e questa è forse una di quelle mancanze che il film si porterà dietro fino a la fine. Emanuele a questo proposito ci ha detto:

L'epidemia è un escamotage poco approfondito. Non è così invasiva ed in effetti l'umanità da salvare non è molto presente.

Dunque il film si configura già anomalo da questo punto di vista. Non abbiamo esplicitato in maniera palese la figura dell'eroe che possiamo già prevedere si immolerà per la causa. Certamente sappiamo che Mattew McConaughey sarà il prescelto a portare a termine tale compito, ma il fatto che il regista riduca sensibilmente lo spazio nel quale i personaggi interagiscono contribuisce ulteriormente ad attutire quell'atmosfera catastrofica che inizialmente viene presentata.

La dimensione domestica

Questo è un film a "dimensione domestica". Significa che, rimanendo in tema, l'orizzonte degli eventi è relativamente limitato. Il nucleo familiare diventa il fulcro narrativo, ed i membri di tale nucleo incarnano l'umanità diventando dunque delle figure paradigmatiche ed archetipiche.

  • Cooper (il padre): incarna la vecchia generazione. Ex pilota aerospaziale, discredita l'atteggiamento del nuovo mondo ormai del tutto incline ad incolpare una tecnologia che non ha portato ad altro che alla progressiva distruzione del genere umano stesso. Da rimarcare è sicuramente una delle frasi (di gusto molto nietzscheano) pronunciate da uno dei professori dell'istituto frequentato dai due figli di Cooper:
Dobbiamo insegnare la Terra e non come abbandonarla.
  • Murphy (la figlia): erede culturale e spirituale del padre, dal momento che condivide con questo un legame speciale e profondo che diventerà il vero centro della narrazione. Rappresenta un'umanità nuovamente fiduciosa nelle potenzialità tecnologiche e che dimostra un rinnovato interesse per tutto ciò che si trova nello spazio profondo.
  • Tom (il figlio): fa parte della nuova generazione umana ovvero quella di coloro che sono costretti a votarsi all'agricoltura, pur in questo caso lasciandosi comunque mitigare dalle passioni paterne relative alla scienza e all'ingegneria. Il lungo periodo di distacco dal padre tuttavia fa sì che quest'influsso venga definitivamente meno, lasciando spazio ad una rigida conversione che lo porterà a posizionarsi agli antipodi della sorella una volta che entrambi abbiano raggiunto la maggiore età.

Il nucleo familiare si scompone e si ricompone. I rapporti tra i suoi membri divengono intermittenti a causa di ostacoli fisici quali il tempo e le distanze celesti, che ne compromettono la stabilità.
La scelta del regista di mantenere diversi piani di narrazione paralleli non è nuova: la ritroviamo infatti anche in Inception, forse uno dei capolavori di Nolan. Quello che però distingue in questo caso Interstellar da Inception è la modalità attraverso cui viene sviluppata la trama dei rapporti tra questi diversi piani, paralleli solo di nome. Se Inception mantiene una tenuta sul lungo termine a livello di coerenza interna esaurendo tutti gli interrogativi in maniera (a modo suo) esauriente, Interstellar si propone come un film con grandi ambizioni senza poi riuscire ad esaurirle del tutto.

Alessandro ci ha fatto notare che:

Non si dice come si è giunti alla carestia, quale siano state le reali cause che l'hanno provocata né vengono approfondite le motivazioni per cui i rapporti tra i membri della famiglia rimasti sulla terra, ovvero Murphy e Tom, si deteriorino.

Allo stesso modo anche Stefano si è chiesto:

Perché tutto ciò capita proprio a loro? Cosa rende speciali ed insostituibili Cooper ed i suoi figli ai fini della realizzazione di una missione che ha per scopo quello di salvare un'intera specie?

Queste infatti sono scelte di sceneggiatura che, volendo privilegiare un aspetto più concettuale del film come quello del parallelismo tra la dimensione umana e quella familiare, rischiano di mettere seriamente in ombra elementi che dovrebbero al contrario costituire le fondamenta dell'intera narrazione e che, se mancanti, possono portare uno spettatore attento a storcere il naso.

Homo Curiosus

Il termine latino curiosus, a partire dalla letteratura antica, passando per gli scritti danteschi fino ad arrivare ai giorni nostri, ha sempre indicato ed indica tutt'ora forse il personaggio mitologico più conosciuto al mondo: Ulisse.
Egli infatti è da sempre stato preso come modello dell'essere umano dotato non solo di abilità tecnica (τέχνη) bensì anche di un'insaziabile attrazione verso l'ignoto. Ciò che è sconosciuto ed inspiegabile ha sempre sconvolto e al tempo stesso affascinato l'uomo. Ne sono una conferma pressochè tutte le religioni (fa forse eccezione il Pastafarianesimo), le discipline esoteriche e in questo caso anche i viaggi spaziali.

Per Burke il Sublime è qualcosa che meraviglia ma che al tempo stesso atterrisce. In interstellar ricompare questo stesso atteggiamento: l'uomo è parzialmente certo di non essere il solo nell'universo, prova sperimentalmente a verificarlo ma non ci riesce fino a quando non viene personalmente coinvolto. Quando infatti fa la sua ricomparsa ciò che rimane della NASA, apparentemente bandita e relegata agli angoli dello spazio filmico prestabilito, sentiamo improvvisamente rinascere l'umana sete di conoscenza. È come se la coscienza sopita si fosse immediatamente risvegliata e bramasse di risolvere una volta per tutte l'arcano mistero. Siamo effettivamente gli unici in questo spazio di cielo?

Le premesse per uno space travel ormai ci sono: la spedizione a bordo dell'Endurance è pronta a partire. L'equipaggio è stato scelto e la meta è precisa: controllare quale dei 12 mondi individuati al di là di un buco nello spazio-tempo siano effettivamente abitabili. Piano B? Trasportare delle capsule con all'interno degli ovuli fecondati così da garantire il ripopolamento della specie umana nel caso in cui non fosse praticabile il suo esodo.

L'umanità è nata sulla Terra ma non è destinata a morirci

Nolan ha fatto i compiti?

Guardando un film come questo lo spettatore medio (quello che ha sempre guardato con un senso di repulsione misto a diffidenza un libro di fisica) non può fare a meno di chiedersi: ma Nolan si è documentato un minimo prima di realizzare un lungometraggio che implica così tante tematiche apparentemente irrisolte dal punto di vista scientifico? Nolan ha una vaga idea di quali siano realmente le leggi alla base della fisica quantistica odierna?
Ebbene, pare proprio di sì!

Infatti Nolan avrebbe rispettato in maniera particolarmente fedele una serie di teorie formulate in merito a ciò che accade milioni di anni luce dal nostro pianeta.
A riprova di ciò vi mostriamo il video di un'intervista rilasciata da Neil deGrasse Tyson, famoso astrofisico e divulgatore statunitense, il quale spiega come e in quale maniera il riadattamento cinematografico delle teorie fisiche inscenate nel film non sia così campato in aria.

Le istanze in gioco sono numerose e pericolosamente oggetto delle più spietate critiche da parte della comunità scientifica: wormholes, singolarità, buchi neri e dilatazioni temporali.

Premettendo che è un film di fantascienza, motivo per cui non ha la pretesa di presentarsi come esatta trasposizione cinematografica di principi scientificamente accertati, andiamo con ordine:

  • Nolan recupera la teoria formulata da Einstein sul modello di un universo quadridimensionale, ponendo l'attenzione su uno degli elementi cardine dell'intera narrazione: la gravità. Attraverso la cinepresa quindi tenta di darci una sua interpretazione delle cose, cercando di integrare la gravità in un modello fisico dal quale questa è sempre sfuggita;
  • Vengono rispettate le supposizioni in merito alla logica di funzionamento dei wormholes o Ponti di Einstein - Rosen. Stesso discorso vale per la scelta di rappresentare la singolarità fisica in maniera che soddisfi i presupposti registici rimanendo in linea con gli intenti della trama.
  • Anche se non vengono spiegate in maniera esplicita, determinati comportamenti di personaggi e oggetti sul set rispondono perfettamente alle esigenze di un contesto che dal punto di vista fisico impone delle restrizioni.
  • Tutto ciò che è inerente alla deformazione temporale non solo rimanda la nostra memoria cinematografica a pietre miliari in questo campo, quali per esempio Donnie Darko, bensì è corrispondente anche a quelli che sono i calcoli matematici elaborati per determinare in quale modo il concetto di tempo terrestre venga distorto in presenza di specifiche circostanze fisiche.
Questi sono argomenti profondamente interessanti che se uniti al sapiente utilizzo di una macchina da presa possono regalare momenti davvero indimenticabili.

Nel caso in cui comunque vi interessasse approfondire la lettura in merito al modo in cui la fisica entra a far parte dell'orizzonte del film vi consigliamo qualcosa di speciale.

Quello che ci ricorderemo e quello che preferiamo dimenticare

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Quello che ci è piaciuto di più è sicuramente il fatto che il regista abbia inserito numerosi riferimenti e citazioni tratte da alcuni tra i più grandi capolavori della cinematografia fantascientifica. Primo tra tutti ovviamente 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, dal quale Nolan recupera non solo alcuni oggetti scenici (i robot e le astronavi circolari), bensì anche la scelta di gestire il comparto audio nella maniera più realistica possibile. Una parola speciale infatti va spesa a favore delle riprese spaziali in cui viene riprodotto il silenzio che regna sovrano nell'universo, espediente già ritrovato in quel Gravity (Cuaròn) di cui avevamo già parlato in passato. Sembrerà una piccolezza, ma vi assicuriamo che l'intera sala si zittisce in ogni momento in cui la colonna sonora si interrompe. Infine altra parentesi che ci sembra giusto aprire è quella relativa al comparto grafico. Qui c'è veramente poco da aggiungere: la vera perla del film sono le riprese sui pianeti, negli anfratti dello spazi e del tempo, lungo l'orbita del buco nero e soprattutto nel cosiddetto tesseratto.

Le cose che invece ci sono piaciute di meno (fortunatamente) vengono in larga parte sostenute dalla bravura di Nolan nel proporre un'interpretazione alternativa di una tematica su cui si è ormai ampiamente lavorato. Se a detta di molti infatti c'è una netta differenza ritmica tra il primo ed il secondo tempo ancora sopportabile, difficilmente riusciamo a deglutire alcuni bocconi che ci vengono di tanto intanto offerti: troppe le scene di pianti e talvolta anche fuori luogo; consideriamo che un film come questo che si prende molto sul serio nel suo intento di essere "razionale" non può lasciare che i sentimentalismi prendano il sopravvento, soprattutto quando il compito da portare a termine è tutt'altro che semplice. Motivo per cui abbiamo sussultato sulle poltrone nel sentire il delirante di discorso di una Anne Hathaway (dr.ssa Brand) che prima della fine del primo tempo, si abbandona ad una confessione del tutto dissonante con il taglio che aveva inizialmente preso la vicenda. Per fortuna, una volta arrivati in fondo, capiremo il motivo per cui lo ha fatto e tireremo un sospiro di sollievo. Ultima pecca è la scelta di far interpretare a Matt Damon la parte di uno scienziato che, disilluso nella possibilità di salvare la propria specie, si trasforma in un violento animale pronto a combattere con le unghie e con i denti per la propria salvezza. Onestamente facciamo fatica ad immaginarlo in questo ruolo e sarebbe stato meglio se la parte fosse stata assegnata a qualcun altro, anche perché il fatto che sia presente in questo caso non fa la minima differenza.

Considerazioni finali

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Speriamo quindi di invogliare quelli che non hanno ancora visto il film ad andarlo a vedere e coloro che invece lo hanno già visto a dirci cosa ne pensano. Interstellar è sicuramente un ottimo film che vale la pena di conoscere, a prescindere dal fatto che possiate avere più o meno conoscenza degli argomenti di cui si parla al suo interno.

Se poi comunque decideste di non andarlo a vedere, noi non vi biasimiamo. Infatti come viene ripetuto più volte nel film stesso:

L'unico modo che gli umani hanno trovato per andare avanti é lasciarsi qualcosa indietro.