A noi due, arte contemporanea!
Che cos'è l'arte contemporanea? Perché l'arte contemporanea ci fa arrabbiare così tanto? In quale misura siamo in grado di distinguere l'Arte dal gesto goliardico a scopo lucrativo?
Queste sono soltanto alcune tra le più scottanti domande che sorreggono quell'immensa e pesante cappa di malumore ed incomprensione che avvolge il mondo della tanto discussa arte contemporanea. Oggi, con l'ausilio di materiale audio-visivo (mi sento molto anziano a dirlo) cercherò di spiegarvi ed illustravi per quale motivo, secondo me, prima di distruggere verbalmente un'opera, dovremmo provare a chiederci: cosa c'è dietro? Ma soprattutto, l'autore cosa ha voluto dirmi? In alcuni casi la strada per la risposta sarà pressoché immediata, in altri il cammino diverrà più tortuoso.
Ma, come disse Dante, "per trattar del ben ch'i' vi trovai" è necessario addentrarsi nella "selva selvaggia e aspra e forte". Una volta usciti avremo sicuramente guadagnato qualcosa!
Arte contemporanea: Dove, Come, ma soprattutto Perchè
Fin da ora c'è bisogno di definire il limite entro cui andremo ad addentrarci, così da evitare incomprensioni e malumori sopra citati. Parleremo infatti dell'arte contemporanea odierna. Ciò significa che vi mostrerò e vi parlerò di opere che sono state realizzate nell'ultimo decennio, dal momento che, come se non bastasse, anche la cronologia relativa a questa forma d'arte, è confusa. Infatti l'erroneo utilizzo del termine "contemporaneo" associato all'arte deriva semplicemente alla mancanza di una scuola artistica dominante e distinta, così come dal riconoscimento di un preciso gruppo di critici e artisti. Se per esempio pensiamo al movimento dadaista siamo in grado di determinare con attenzione quali siano stati i momenti ed i personaggi fondamentali che lo hanno caratterizzato. Questo perché? Per il semplice fatto che è storia, si è concluso.
Per convenzione comunque si tende a considerare come periodo di nascita dell'arte contemporanea gli anni 80/90 del Diciannovesimo secolo, ovvero gli anni a partire dai quali gli storici hanno decretato la fine del movimento impressionista.
Tuttavia, giusto perché la schematicità in questi casi è tutt'altro che un dogma, ci sono diversi critici e studiosi in disaccordo con questa classificazione. Secondo Vittorio Sgarbi, critico e storico d'arte italiano, l'arte contemporanea è tale perché consiste nell'espressione del nostro tempo, volendo osare, della nostra quotidianità. Durante un'intervista infatti ha "cortesemente" sottolineato quanto anche artisti di grande fama (ad esempio Piero Manzoni, famigerato autore dell'opera Merda d'artista) non siano considerabili come artisti contemporanei perché semplicemente appartenenti ad un'epoca e ad un contesto ormai sorpassato.
Notiamo quindi fin da subito che una forma d'arte come questa sia anomala. Non siamo nemmeno in grado di metterci d'accordo su chi ne abbia portato avanti i principi e chi no. Questo deriva dal fatto che la capacità di sfuggire ad una categorizzazione è insito in una forma d'arte che nasce come ribelle e che aspira alla rottura degli schemi convenzionali, a 360 gradi.
Sta di fatto che quella contemporanea è una forma d'arte che ci riguarda da vicino, tanto nelle dinamiche inscenate quanto nelle tecniche utilizzate, motivo per cui è capace di toccarci nel profondo. E questa abilità di saper scavare nei meandri dell'animo umano inevitabilmente riporta a galla emozioni viscerali e pure nella loro forma: l'odio, la rabbia, ma anche l'amore e la commozione. L'arte contemporanea scuote nel profondo ed evoca un'umanità sepolta con un'intensità pari solo al simbolismo mistico delle pitture rupestri. Un arte (non sempre) svincolata da dettami e intesa come pura espressione di genio e follia.
Arte riflessiva e riflettente

Questa è un'opera di Giovanni Anselmo, esponente dell'Arte Povera, intitolata Structure that eats salad. A prima vista tutto ciò che appare sono: due blocchi di granito aventi dimensioni differenti, un filo di rame che li avvolge ed un verde e rigoglioso cespo di lattuga a "congiungere" il tutto. Perché ho parlato di congiungere? Apparentemente è il filo di rame a tenere unita la struttura, o se vogliamo, è il blocco di granito stesso ad ancorare l'opera a terra. Quindi perché dovremmo dire che è la lattuga a sorreggere l'opera.
Prima regola dell'arte contemporanea: tutto ciò che vediamo non è come sembra (a tutti quelli che hanno colto il riferimento ad Inception, una calorosa stretta di mano). Se infatti pensiamo al valore metaforico dell'opera ci accorgiamo che attribuendo ad ogni elemento materico un corrispettivo concettuale, notiamo che il puzzle comincia a completarsi da sé. Secondo l'intento dell'autore infatti l'opera rappresenta una metafora della caducità della vita. Provate a pensarci: la lattuga, tra qualche giorno, comincerà a risentire degli effetti climatici ed inevitabilmente subirà un processo chimico e fisico di degradazione. Detto in parole povere morirà. Quando però la lattuga si affloscia, la solida ed imponente struttura attorno ad essa cederà, cadendo rovinosamente al suolo. Laddove viene meno la vita, nessuno spazio artificiale è destinato a sopravvivere in quanto esso stesso è prodotto della vita. L'opera a parer mio riflette in maniera intelligente e folgorante su un concetto: la vita tiene unita la struttura sociale. L'uomo e la natura sono i creatori di un'impalcatura che senza di essi non può sopravvivere. L'esistenza dunque viene tradotta concretamente in un gesto che ci permette di comprendere quanto importante sia l'equilibrio delle forze in un ecosistema che (scusatemi fedeli di qualsivoglia religione) è basato su leggi fisiche e processi chimici.
L'arte contemporanea è in questo caso riflessiva, perché induce alla riflessione attraverso l'associazione di immagini, ma è anche riflettente perché ragiona su se stessa pur partendo da un contesto che è a noi tutti familiare, ovvero quello degli oggetti e della materia. Ciò che caratterizza questa forma d'arte è quindi in quale maniera possiamo congiungere la realtà alla riflessione personale. La straordinarietà di un'opera non consiste più, come nel 1500, nella bravura tecnica dell'artista, bensì nella capacità dell'autore di stimolare chi guarda e di farlo giungere a conclusioni avvincenti tramite mezzi insoliti.
Inevitabilmente, come starete pensando, al centro di questo processo c'è la mente di ciascun individuo, che deve essere in grado di decriptare il messaggio all'interno dell'opera.
Tutto quindi si riduce a concetto? Niente affatto, o per lo meno, non sempre: vediamo perché.
"Si ma quello lo facevo anche io"
Il fatto che io non abbia coniugato i tempi in maniera corretta non è casuale. Se da una parte dobbiamo tristemente riconoscere che l'utilizzo dell'imperfetto sta letteralmente decimando i condizionali, dall'altra questo è testimone di una generale disattenzione dei particolari. Coloro che infatti dicono "si ma quello lo facevo anche io", oltre a far contorcere nella tomba tutti i grammatici della storia, sono l'emblema di una logica che funziona a senso unico. Quello che infatti dovremmo imparare a capire è che esiste, non c'è dubbio, una reale distinzione tra la potenzialità materiale e quella concettuale. Mi spiego: il fatto che anche io possa materialmente accatastare una pila di indumenti sporchi di fronte ad una statua greca, non fa di me un'artista se dietro a quel gesto non c'è la riflessione che mi ha portato a compierlo. È ovvio che con aiuto di qualche amico volenteroso e con del tempo da riempire anche io potrei realizzare quella determinata opera, ma questo presuppone che io abbia mentalmente compiuto un processo che mi abbia fatto chiamare degli amici volenterosi e accatastare gli indumenti sporchi da una settimana davanti ad una riproduzione scultorea arcaica. Se la vediamo da questa prospettiva, trovo difficile che tutti color che sostengo "lo avrei potuto fare anche io" sarebbero effettivamente riusciti a farlo. Volete una prova? Non lo hanno fatto. A proposito di quest'argomento consiglio un lettura illuminante.
Ritorniamo quindi allo stesso punto: il concetto. Michelangelo Pistoletto nella sua Venere degli stracci vuole dirci che il calco in gesso della Venere dello scultore Bertel Thorvaldsen è frutto di una riproduzione seriale così come gli stracci variopinti che le si parano dinnanzi. È un confronto tra due epoche all'apparenza molto distanti ma che in realtà, nella realizzazione soffrono dello stesso difetto: la riproducibilità tecnica del XX secolo.
L'arte Contemporanea è sempre espressione del nostro tempo e non è sempre comprensibile perché spesso o non è fatta per essere compresa, o il modo in cui vuole veicolare il suo messaggio non è predisposto in maniera tale da essere compreso da tutti. Potremmo quindi dire che non tutti sono portati per l'arte contemporanea o meglio, non tutti sono portati per quell'arte contemporanea che ha lo scopo di volere comunicare qualcosa.
Infatti spesso il carattere di rottura e la volontà di andare contro le tendenze consiste nella ricerca di un non-significato. L'artista in molti casi crea un'opera perché ama lavorare quel materiale, perché ha sognato una forma e vuole riprodurla o perché semplicemente prova piacere nel creare un prodotto che sia il risultato sincero della sua creatività. Se però l'aspetto creativo è insindacabile, non possiamo dire altrettanto della sincerità. Alcuni artisti infatti, come Maurizio Cattelan, Damien Hirst o Jeff Koons, hanno spesso usato la loro arte per provocare, come se la vista di uno spettatore incapace di comprendere i loro lavori e per questo adirato, li potesse in qualche modo gratificare. E probabilmente è stato così. Tuttavia l'idea che l'arte contemporanea sia provocazione tout court è sbagliata e datata. Infatti abbiamo raggiunto un punto in cui dalla provocazione dell'arte applicata, dove il mezzo artistico propaganda e denuncia un idea o un marchio (ad es. Roy Lichtenstein o Andy Warhol), si è passati alla suggestione dell'arte implicata dove, artisti come Francis Bacon, hanno mirato alla ricongiungimento con le profonde radici dell'essere.
Scetticismo giustificato
Marcel Duchamp dice che ogni oggetto può diventare opera d'arte. Alberto Sordi un tempo e Pif oggi non ne sono poi così convinti...
L'Italia è sempre stata patria dell'arte, in tutte le sue forme e di conseguenza non ne ha mai preso le distanze, talvolta in maniera decisa e talvolta in maniera sarcastica. L'arte è un mezzo di espressione e personalmente credo che il suo grande valore risieda nella capacità di creare atmosfere e suggestioni che quotidianamente non sono portato a vivere.
In quanto esseri umani siamo sempre portati a porci delle domande perché le risposte sono certezze e le certezze ci rassicurano. Quello che non capiamo ci spaventa e ci induce al rifiuto e all'allontanamento. La causalità tuttavia è solo uno dei modi possibili di guardare al reale e l'arte, quella contemporanea in particolar modo, mira a scardinare questa monotonia visiva.
Il mio personale consiglio è dunque quello di accettare il gesto artistico, pur essendo consapevoli che può non essere sincero. In tal caso occorre quindi essere critici, senza generalizzare. È comunque fondamentale conoscere e saper osservare il mondo, poiché esso è il medesimo bacino da cui l'arte attinge.
Mi piacerebbe concludere mostrando una serie di lavori che a parer mio hanno una forte potenza evocativa, sia esteticamente che concettualmente e dicendo che:
È lecito porsi delle domande, ma non lo è altrettanto pretenderne le risposte.
(No curves - Subsidenze Street art Festival - Tape Art)
(Constantin Brancusi - New-York - Paul-Kasmin-Gallery)
(Henry Moore - Yorkshire - park sculpture)
(Damien Hirst - Mother and child divided)
(Ai Weiwei - Tribute for Sichuan Earthquake of 2008)
(Jeff Koons - Magenta Swan)
(Antony Gormley - Breathing)
(Dan Flavin - Light Installation)
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