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L'Expo tra pittura e fotografia

Siamo in pieno clima Expo e, visto che abbiamo già parlato del cibo in maniera “filosofica”, vorrei parlarvi della mostra in maniera “artistica”. Il tema, ricordiamolo, è “nutrire il pianeta, energia per la vita”: lo scopo è utilizzare e promuovere la tecnologia, la cultura, le tradizioni e la creatività legati al settore dell'alimentazione e del cibo. E quale settore artistico meglio della pittura può aiutarci a rappresentare il concetto di creatività?

Quindi, archiviamo per un momento le polemiche sulla manifestazione e andiamo vedere chi sono gli artisti che meglio rappresentano il tema di Expo 2015 e quali sono le loro opere.

Alla mostra sarà presente un padiglione dedicato ad artisti, prevalentemente italiani, che nel corso dei secoli si sono dedicati ad opere in cui compaiono prodotti alimentari o luoghi che richiamano il tema di Expo 2015. Tra gli esponenti principali presenti nel padiglione milanese ci sarà Renato Guttuso, pittore del secolo scorso, con la sua opera Vucciria, che ritrae il famoso quartiere palermitano in un ambiente caotico e pieno di colori in contrasto tra di loro.

Ma, dal mio punto di vista, la punta di diamante della mostra sarà Giuseppe Arcimboldo, pittore milanese attivo nel sedicesimo secolo, che ha avuto un successo notevole durante il periodo di attività, successo che non si è confermato dopo la sua morte. Solo dopo circa trecento anni, nel ventesimo secolo, le sue opere sono state rivalutate. Ad oggi gode di un buon successo, infatti ricordo di averlo studiato e apprezzato qualche anno fa. La particolarità delle opere di Arcimboldo, che lo rende il migliore testimonial pittorico di Expo 2015, è la rappresentazione di grottesche figure umane realizzate mediante l’utilizzo di frutta e ortaggi.

Dalle sue opere traspare la voglia di sperimentare. Famoso, da questo punto di vista, è L'ortolano o Ortaggi in una ciotola, la cui caratteristica principale sta nella doppia interpretazione del dipinto: visto da un lato, infatti, rappresenta la faccia di un individuo nominato opportunamente “ortolano”, mentre se si ruota il quadro di 180° ci ritroviamo di fronte una ciotola con degli ortaggi. Questa visione ambivalente spiega il doppio nome. Il quadro, ovviamente, sarà l’opera di Arcimboldo presente all'Expo.

Per dare una descrizione completa dell’artista bisogna accennare, brevemente per non correre il rischio di uscire fuori tema, al fatto che non realizzò solo opere legate all’ambiente alimentare ma era solito utilizzare, sempre con il suo solito stile cupo e grottesco, anche altri elementi naturali – come uccelli e fiori – o realizzare opere di tutt’altro tipo – come L’albero di Jesse, realizzato al Duomo di Monza.

Ma veniamo all’artista che mi ha dato lo spunto per parlare del padiglione dedicato alla pittura e che potrebbe tranquillamente far parte della mostra, perché tra gli estimatori di Arcimboldo figura Klaus Enrique, fotografo messicano nato a Città del Messico, che ha studiato scultura e fotografia alla Parsons e alla School of Visual Art. Nel 2007 diventa famoso per via della foto dal titolo “Mother & Doughter”, che gli permette di vincere il “Photographic Portrait Prize” alla Newspace Center for Photography (primo di una serie di premi); ma l’aspetto che più ci interessa è l’album fotografico a cui ha dato il nome di “Arcimboldo Series”.

Nel 2012, infatti, la sua passione verso Arcimboldo lo spinge a riprodurre, in formato fotografico, le opere più famose del pittore milanese senza effettuare una mera copia ma reinterpretandole alla sua maniera. Niente di veramente rivoluzionario, a dir la verità, ma il fotografo da quel tocco personale che dona un pizzico di originalità alle sue foto rispetto ai dipinti del pittore milanese. Lo stile delle opere è caratterizzato, come abbiamo detto, dall’utilizzo di elementi naturali ed è stato definito dal fotografo stesso “Arciboldismo”, a conferma della stima che il fotografo messicano ha nei confronti delle opere del pittore milanese.

Si nota immediatamente come, nonostante la tutto sommato fedele riproduzione, le immagini siano molto più vivaci rispetto ai quadri di Arcimboldo. Questo aspetto è molto probabilmente dovuto ad un accostamento di colori diverso e al fatto che gli elementi naturali utilizzati nel dipinto siano reali, a differenza di ciò che succedeva con il pittore seicentesco.

Ovviamente, l’attività di Enrique non si ferma alla riproduzione fotografica delle opere di Arcimboldo ma  si dedica anche ad altre rappresentazioni fotografiche senza abbandonare l’utilizzo di cibo e verdure. Molto piacevoli sono le sue foto che ritraggono personaggi famosi realmente esistiti, come Ghandi, immaginari, come Darth Vader, o rappresentati in quadri di altri autori, come la Monna Lisa, segno che il fotografo non vuole riprodurre esclusivamente opere di artisti poco conosciuti ma vuole dedicarsi anche a  nomi famosi della cultura popolare.

Le sue opere, insomma, sembrano fatte apposta per la mostra milanese di quest’anno, ma è praticamente impossibile che le sue opere vengano esposte all'Expo. Un vero peccato, perché, oltre a rispecchiare alla perfezione il tema di Expo, le fotografie del buon Klaus potrebbero essere rapportate alle opere di Arcimboldo, creando un confronto veramente interessante. L’idea è molto suggestiva ma, purtroppo, non ha basi concrete su cui poggiarsi.

Infine consentitemi un dovuto “off-topic”, perché per dare un quadro completo del nostro artista bisogna dire, a costo di finire anche in questo caso fuori tema, che il fotografo messicano non si occupa solo di rappresentazioni in cui compaiono prodotti alimentari ma ha realizzato anche foto con altri elementi naturali, ad esempio fiori e farfalle (lo dimostra la foto di Darth Vader). Come del resto faceva anche il suo principale ispiratore.

Il padiglione dedicato alla pittura ospiterà, oltre ai già citati quadri di Guttuso e Arcimboldo, il Trapezophoros, opera del IV secolo a.C., il Genio Futurista di Giacomo Balla e, infine, la scultrice Vanessa Beecroft con Jennifer Statuario, a cui verrà affiancata la statua di Hora per confrontarla con l’opera più recente della Beecroft. Quest’ultimo aspetto aumenta ancor di più il rammarico di non vedere le opere di Klaus Enrique confrontate con i quadri di Arcimboldo.