The Rocky Horror House : cinema Mexico, Milano, Italy.
Lo incontro in una tarda mattinata di marzo. Mi apre il suo ufficio proprio a due passi dal luogo che ha reso celebre grazie alla sua costante e incrollabile passione per il cinema e le storie.
Lui è Antonio Sancassani, proprietario del Cinema Mexico, un luogo di quelli ormai storici, un cinema ad un'unica sala, ve li ricordate?
Dalle parti di via Savona, precisamente al numero 57 a Milano, ancora ne esiste uno ed è grazie alla determinazione dell’uomo che sto per intervistare che ancora vive e propone alla città momenti di spettacolo alternati a film di qualità.
Cosa lo rende speciale oltre ad una programmazione sempre attenta e controcorrente nella volontà di dare al pubblico un'alternativa alle programmazioni di massa dei multisala? Il fatto che da 34 anni questo cinema alcuni venerdì si trasforma e racconta una storia libera, selvatica e talmente particolare che è diventato un cult:
Benvenuti al Rocky Horror Picture Show, benvenuti al Mexico.
INTERVISTA AD ANTONIO SANCASSANI
La storia del Cinema Mexico in che modo è legata al Rocky?
Il Mexico ha vissuto parte del suo successo legandolo indissolubilmente al Rocky Horror Picture Show. Siamo rimasti in 4 al mondo a proporre questo tipo di spettacolo insieme a New York, Parigi, Berlino. Qui viene proposto il film con la partecipazione del pubblico. Ricordo che il film uscì nel 1975 e fu un vero flop. Successivamente venne ripreso dagli americani con una partecipazione da “film nel film” ossia rispondendo e dialogando con gli attori in sala. Da qui nasce la “double feature” del pubblico che diviene parte del film. In tale modo nasce e si sviluppa un fenomeno a livello mondiale. E’ un qualcosa di diverso dallo spettacolo teatrale
Come venne a conoscenza dello spettacolo?
Ne venni a conoscenza grazie ad un film di Alan Parker, Saranno Famosi. Nella sceneggiatura c’era questo gruppo di aspiranti attori che si davano appuntamento una sera in un cinema dalle sedie in legno nella periferia di New York e d’un tratto, appena si apriva il palcoscenico, guardavano le immagini partecipando attivamente a quello che succedeva nel film. Quando lo vidi pensai che quel cinema fosse la fotocopia del Mexico in quanto allora il cinema aveva sedie in legno al posto delle attuali poltrone. Decisi allora di riproporlo qui a Milano. Ci fu subito un impatto molto interessante di pubblico con un gruppo di giovani che dava vita alle scene del film mentre veniva trasmesso. Il capofila fu Claudio Bisio che già si era innamorato della spettacolo tanto da proporlo come saggio finale della suo corso di recitazione alla scuola del Piccolo di Milano. Il suo gruppo era il primo a proporre questa animazione, questo film nel film ripetendo le scene in contemporanea allo schermo.
Crede che possano esserci altri spettacoli che si prestino a tale tipo di spettacolo tale da creare un film nel film?
Personalmente credo di no. Credo sia una di quelle cose che possano essere considerate irripetibili. Il Rocky nasce come un musical e solo in seguito viene riadattato a film. Solitamente accade il contrario, si parte dal film per poi generare il musical.
Il Rocky quindi conserva dei tempi teatrali che permettono tale rappresentazione in concomitanza con le scene del film.
Nel corso di questi anni ha mai visto il Rocky Horror come una presenza ingombrante visto il continuo associare il cinema allo spettacolo?
Onestamente no. Ero e sono tutt’ora molto affezionato al Rocky Horror e a quello che ha rappresentato per questo luogo. Ho avuto modo di conoscere molte persone interessanti che si sono innamorati del film e di questo cinema. Alcuni ragazzi di una volta sono tornati con i loro figli ed è un piacere vedere questo passaggio generazionale. In fondo in 34 anni di vita una persona cambia, cresce, matura. Tutt’ora ho ottimi rapporti con le persone che hanno preso parte a questo spettacolo e Claudio( Bisio ndr.) lo sento ancora con piacere come un amico.
Conosco inoltre tanta gente che dal gruppo “Rocky Horror” è riuscita a trovare gli stimoli artistici e culturali per costruire la propria carriera. Gianmarco Pozzoli per esempio ha iniziato al Mexico così come Valeria Graci. Lo stesso Francesco Sarcina delle Vibrazioni è passato di qui.
Ha visto un cambiamento nel pubblico in tanti anni del Rocky Horror?
Io credo che il pubblico del Mexico sia sempre stato un pubblico molto eterogeneo composto sia da persone giovani sia meno giovani e continua ad esserlo ancora adesso. Chiaramente si è innescato un passaparola riguardante il Rocky Horror al Mexico che non ha fatto altro che accrescere la popolarità del fenomeno, se ne è parlato in tutta europa e ho avuto testimonianze anche dagli Stati Uniti dove, tra gli adetti ai lavori e tra gli appassionati, si parla comunque di un fenomeno più unico che raro data la longevità della programmazione.
Tutto questo continua a destare una certa curiosità. Inoltre va considerato che il Rocky ha una sua caratterizzazione ben precisa: o vedi il Rocky Horror una volta e poi non passi più neanche da via Savona oppure ti rimane dentro qualcosa che ciclicamente devi soddisfare.
Se il cinema è un momento di aggregazione il Rocky è anche un momento di liberazione, un qualcosa di trasgressivo anche se questa componente si è chiaramente persa negli anni. Una volta il Rocky poteva essere considerato trasgressivo ora la sua trasgressività trasmette un poco di tenerezza senza però dimenticare il grande messaggio di libertà che dona.
Cosa rende curioso questo film? Cosa desta ancora curiosità?
Si tratta di un film pieno di citazioni e colori, interpretato da un Tim Curry unico. Non ci sarà mai nessun attore che potrà superare la sua interpretazione del Dott. Frank – N – Furter e credo che lui stesso sia rimasto sbalordito dal successo avuto come personaggio del Rocky.
La sua recitazione è in un continuo bilico nell’interpretare un personaggio di grande complessità che rischia talvolta di risultare ridicolo al pubblico. Tim non è mai eccessivo nella caratterizzazione del personaggio ma riesce con una straordinaria incisività a raccontarlo in ogni sua sfaccettatura. Questa credo sia una prova di recitazione unica ed un occasione che raramente si presenta ad un attore nel corso della sua carriera.
Mentre mi parla di Tim Curry osservo con che entusiasmo i suoi occhi guardano nel vuoto ripercorrendo i movimenti e le parti del film.
Il telefono suona e Sancassani deve tornare al suo lavoro, mi avverte che il tempo a nostra disposizione è esaurito. Ci sarà un’altra intervista dove parlare dell’altra faccia del cinema Mexico, quella di sala controcorrente sempre pronta a proporre la sua programmazione e a dare spazio a giovani registi.
AMBROGINO D'ORO AL MEXICO
Fuori dall’ufficio noto l’attestato di benemerenza del comune di Milano, l’ambrogino d’oro consegnato a Sancassani il 7 dicembre del 2011 e penso tra me e me che è stato un premio giusto a chi ha avuto il coraggio di consegnare questo film, così particolare, alla storia di questa città.
Alla fine di questa intervista se vi è venuta voglia non limitatevi a sognare il Rocky ma fate in modo di esserci!
Per conoscere le date delle prossime rappresentazioni dello spettacolo e maggiori informazioni fate riferimento a www.cinemamexico.it e sulla pagina del Diabolical Plan
Durante la lettura di questa intervista vi hanno accompagnato le mie foto relative allo spettacolo ed alla "Double Feature" in azione!
Don’t dream it, be it!
Tutte le foto di questo articolo sono di ©Lorenzo Berni per Tasc.
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