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Enel e la banda larga: un matrimonio che s'ha da fare

Su Tasc ho spesso parlato della banda larga nostrana: è un argomento che mi appassiona, che mi tocca da vicino (ho vissuto a lungo in zone in "digital divide") e che, soprattutto, fa molto discutere negli ultimi anni. L'ultima puntata di questa telenovela porta una buona nuova: la possibilità che lo Stato affidi ad Enel l'onere di realizzare la nuova rete in fibra ottica. Ci sono pareri discordanti in merito, com'è giusto che sia, ma io credo che possa essere la mossa giusta, e di seguito vi spiegherò il perché.

Ci tengo a precisare che questo è il mio punto di vista, e pertanto è opinabile. Se avete qualcosa da dire in merito, vi invito ad imbastire una discussione prolifica nella sezione dedicata ai commenti.

Il problema della proprietà della rete

Da quando è stata privatizzata SIP, diventando la privata Telecom Italia, l'Italia non ha mai disposto di reti alternative. Eccetto per poche, grandi municipalità (Milano, Bologna, Torino, Genova e Roma) la rete sulla quale passano tutti i dati digitali è di Telecom Italia. Questo comporta alcuni svantaggi per gli altri operatori, e anche per lo Stato stesso.

1) Nessun operatore, al di fuori di Telecom Italia, può aggiornare la rete; se un operatore, ad esempio Vodafone, sostiene che in alcune città c'è mercato per una rete più performante, ma Telecom Italia non è dello stesso parere, la rete non può essere aggiornata. È ciò che è successo a Milano e Bologna, dove Vodafone ha costruito una rete alternativa, scavando altre mini-trincee e mettendo altri armadi in strada, per portare ai cittadini una connessione 300Mbps/30Mbps (la Telecom offre la 30Mbps/10Mbps a Bologna e la 100Mbps/10Mbps a Milano, dove però affitta la rete Metroweb). Questo ostacola la concorrenza, perché i costi per la realizzazione di un'infrastruttura ex-novo sono di molto maggiori rispetto a quanto costa aggiornare una rete esistente.
2) I dati sensibili viaggiano sempre su rete Telecom. Vuol dire che informazioni militari, amministrative, previdenziali ecc. viaggiano su una rete privata, e questo può diventare un problema se la società proprietaria della rete diventasse straniera.

Da qui nasce l'esigenza non solo di aggiornare un'infrastruttura di rete obsoleta, ma di ripensare completamente la struttura imprenditoriale che sta dietro ad essa.

Perché non de-privatizzare la rete Telecom?

In un primo approccio, il Governo ha provato ad avviare una trattativa con tutte le compagnie proprietarie di infrastrutture di rete in Italia (Telecom Italia, Metroweb, Vodafone) per formare una "società della rete", partecipata dallo Stato (attraverso la Cassa Depositi e Prestiti) e da tutte le compagnie interessate (anche quelle che non posseggono attualmente un'infrastruttura, come Infostrada e 3Italia). Era un passo necessario, anche perché i Fondi Europei per la Banda Larga non avremmo potuto usarli altrimenti. Ovviamente, per poter funzionare, nessuna Telco avrebbe dovuto avere la maggioranza assoluta nella nuova società.
La trattativa si è arenata dopo che Telecom Italia ha dichiarato di volere subito il 60% della nuova società, con l'opzione per arrivare al 100% a rete ultimata.
In soldoni: tutti avremmo pagato per la nuova rete, dai cittadini allo Stato all'Unione Europea, ma a lavori ultimati sarebbe potuto diventare tutta di proprietà di Telecom Italia. Fortunatamente, il Governo ha rifiutato la proposta.

L'opzione Enel

Pensare di affidare la realizzazione del progetto - banda larga ad un altro soggetto che non fosse Telecom era impensabile fino a poco tempo fa. Siamo tremendamente in ritardo nello sviluppo dell'ultrabroadband, e scavare altre mini-trincee su e giù per tutto il Paese, oltre ad avere un costo non indifferente, non ci avrebbe certo aiutato a rispettare gli impegni presi con l'UE.
Di recente, però, è stata regolamentata la posa aerea dei cavi in fibra ottica, e questo ha consentito di valutare altri attori che potrebbero diventare protagonisti di questo spettacolo.
Enel è una società pubblica, controllata dal Ministero del Tesoro, e possiede una rete elettrica che copre il Paese in maniera capillare. Questa rete arriva fin dentro le case di ogni cittadino, o se non dentro comunque molto vicino, fino al contatore. Questo rende Enel il partner ideale per la realizzazione di questa infrastruttura. Si dà il caso, poi, che a partire dal 2016 Enel debba iniziare la sostituzione dei contatori, e perciò ancora meglio! Invece di fare una cosa, ne fanno due: meno costi, più efficienza.


Enel si è resa disponibile a realizzare l'infrastruttura: riceverebbe 6,5 miliardi di euro dallo Stato (comprensivi dei fondi dell'UE per la Banda Larga) e, a suo dire, realizzerebbe l'infrastruttura in tre anni. Al termine dei lavori, non pretende alcun diritto nei confronti della nuova rete, anche se probabilmente le verrebbe offerto di utilizzarla gratuitamente per il monitoraggio della Smart Grid.

Conclusioni

Finalmente sembra che il Governo abbia tirato fuori gli attributi. Dopo essere rimasti anni in balìa di Telecom, precipitando all'ultimo posto per diffusione di reti NGA in Europa, sembra che questa volta siamo davvero pronti a partire. È notizia recente l'intenzione di Telecom di fare ricorso in Europa se un ente, con fondi pubblici, cabla in fibra una zona già cablata in fibra da Telecom (riferendosi alle città che hanno la famosa FTTCab da 30/3 Mbps): spero che il Governo si dimostri abbastanza coraggioso da cablare lo stesso quelle zone, e pagare eventualmente una multa a Telecom, per non rischiare di creare zone di digital divide al contrario in futuro.
Tuttavia, se Enel realizzasse l'infrastruttura e se nascesse la "Società della rete", i nostri problemi di diffusione della banda larga sarebbero finiti per sempre: e l'idea non può che rendermi felice.

Approfondimento

1) Internet non verrebbe fornito tramite i cavi della corrente. Ho trovato molta confusione online in merito. Ciò che verrebbe utilizzato di Enel sono i tralicci, le canaline, gli accessi nei palazzi, ecc. ma verrebbero utilizzati per far passare cavi in fibra ottica.
2) Le centrali delle reti di telecomunicazioni vanno elettrificate, ed ovviamente affidando il progetto ad Enel il processo sarebbe abbastanza automatico.
3) La realizzazione dell'infrastruttura in soli tre anni è verosimile, in quanto la posa aerea permette di risparmiare un sacco di tempo sulle lunghe distanze. Non abbiamo altra scelta, peraltro, perché iniziando nel 2016 finiremmo nel 2019, e la rete deve essere pronta entro il 2020 per direttiva europea (altrimenti ci multano).