Pensieri sulla Porn Industry: tra tabù e dildo Wifi
Porn industry: la sublimazione di un tabù secolare
L'affermazione 'la pornografia è un tabù' ha una validità decisamente labile. È evidente che tutto ciò che riguarda la porn industry è ancora rivestito di un alone in qualche modo squalificante, ma non si può negare il fatto che ormai l'uso di materiale pornografico non è più una macchia indelebile (almeno da un punto di vista occidentale).
Sul perché il porno non sia propriamente un argomento da pranzo domenicale in famiglia le idee sono piuttosto chiare. Il sesso e tutto ciò che concerne l'atto sessuale rappresenta un topos che dalla notte dei tempi ossessiona l'essere umano, andando al di là del semplice scopo riproduttivo. É con lo svilupparsi di una morale cristiana ben definita (e l'Occidente è intriso di cristianità) che la sessualità diventa un effettivo tabù, fonte di istinti frustrati e di tacite perversioni.
Se non fosse un argomento degno di una riflessione a parte, si potrebbe parlare più approfonditamente del legame tra una società spiritualmente proiettata verso l'aldilà, con tutto il rifiuto e il 'soffocamento' della materialità che ne consegue, sesso compreso, e l'evoluzione di numerose deviazioni sessuali e comportamentali. Detto in due parole, potrebbe esserci una connessione tra una morale rigida e severa e il pullulare sotterraneo e segreto di una sessualità selvaggia e ancora più incontrollabile.
In fondo, la morale cristiana medioevale si proponeva come meno ipocrita di tanti altri moralisti d'oggi castiga-sesso: sul banco degli imputati non ci stava solo l'amplesso, ma tutti i vizi terreni dell'uomo, gola e avidità comprese. Oggi a fare un gran scalpore rimane solo il sesso. Ho sempre in mente una frase dello scrittore Jonathan Safran Foer, dal libro 'Se niente importa': «Se riempirsi la pancia è un istinto basso e primordiale come il sesso, perché è socialmente accettabile l'idea di torturare, uccidere e squartare un animale per sfamarmi, ma non l'idea di farci sesso?».
L'uomo sembra così spaventato dal suo essere fatto di carne e istinti, almeno per quanto riguarda le sue parti basse, da aver reso il sesso un argomento imbarazzante, di cui non si parla o se ne parla per scherzare (o se ne parla con il medico). L'industria pornografica, che è l'esagerazione del sesso senza censure, nasce proprio da qui: dal poter vedere nel dettaglio tutto ciò che la morale comune tiene ben chiuso in un cassetto.
Eros e Thanatos
Cosa c'è dietro alla pornografia che la rende così immortale (oltre ad un giro di affari di miliardi di dollari)? Come si sta evolvendo? Andiamo con ordine. Se si cerca la parola 'porno' in Internet, subito i suggerimenti automatici scompaiono, come a dire: «Ho capito cosa vuoi. Non sarò io a suggerirti i siti porno, trovali da solo zitto zitto». Se si cerca la parola 'morte', tra i suggerimenti si avrà subito il completamento 'in diretta', senza censure. E se ne trovano di video di morti in diretta, di tutti i tipi, su LiveLeak in modo particolare. Freud parlava di Eros e Thanatos, amore (sesso) e morte, e di come l'uomo sia attratto da entrambi. L'idea di vedere la morte in diretta piace, dà un brivido inaspettato. Piace l'idea di vedere come funziona, il prima e il dopo. Anche l'Eros piace, ma paradossalmente è più occultato di Thanatos.
Insomma, dietro alla porn industry c'è il bisogno di vedere, il bisogno di proiettare all'esterno tutta una serie di istinti e di voglie che normalmente non ci solleticano, ma che di fronte a certe scene ritornano. La pornografia soddisfa il bisogno di assistere a qualcosa di socialmente scabroso e rifiutato. Finché il rapporto della società con il sesso rimarrà conflittuale e limitativo, la pornografia godrà di ottima salute e sarà quasi un atto di ribellione, in barba a tutti.
La pornografia è solo maschile? Nel suo modello standard sì, perché gioca su un fattore neuroscientifico di non secondaria importanza: il maschio è 'visivo', la donna è 'mentale'. I porno canonici hanno una trama essenziale, scarna non per nulla. Altra cosa è l'erotismo. Per dirla alla Pulsatilla ('Maschi contro femmine'): «L'erotismo è quello dove si intravede il capezzolo, il porno è quello dove piovono cazzi». Sacrosanta definizione, ma oggi le cose sono un attimo diverse e stanno cambiando: il futuro del porno è complesso e meno oscuro del suo passato. Sicuramente più roseo (nel senso di femminile), e meno ricoperto di un imbarazzo stantio.
Il futuro del porno
Siti di giochi erotici esclusivamente al femminile, pornografia femminista, il raggiungimento per le porno star (soprattutto se donne) di un nuovo ruolo professionale al limite del sex-coaching (Sasha Grey ne è l'esempio), l'affiancamento delle nuove tecnologie allo sviluppo di sex toys fantascientifici, l'uso di Snapchat e Kik a fini sessuali, e la grande ascesa dell'amatoriale e del soft-porno-erotico, con Tumblr in prima linea (notoriamente usato da un pubblico giovanissimo), dove i filmini porno sono sintetizzati in gif animate dei momenti più hot con tanto di storytelling accostato, per stimolare corpo e mente (il tutto gratuitamente). Il futuro della porn industry sarà inevitabilmente 2.0, aperto ad un pubblico più eterogeneo di quello che ha avuto fino ad adesso, con la possibilità non solo di vivere la pornografia con maggiore libertà e consapevolezza (lascia il tempo che trova l'idea che nel 2015 un/una ragazzino/a con un libero accesso ad Internet debba usare i porno per comprendere il sesso), ma anche di creare autonomamente degli scenari pornografici.
Al di là dei sex toys con il wifi e delle pornostar online, la pornografia più classica e senza tante aggiunte sofisticate non scomparirà. Non scompariranno le scenografie da grigio ufficio anni '70, né le trame inverosimili e quasi ridicole, dai titoli memorabili ed esilaranti (come 'Sesso Senso' o 'Eiaculazione da Tiffany') perché il vero porno, anche con tutte le sue evoluzioni più artistiche, nasce da lì e contiene ancora tutti gli ingredienti necessari. In clima di 'rivoluzione sessuale', anche il cinema sta seguendo la strada dell'erotismo più sdoganato, basti vedere 'Nymphomaniac', dove però il sesso è funzionale ad altro e l'eccitazione che può dare è di tutt'altro genere.
Ciò che mi affascina è ipotizzare lo scenario pornografico fra 20, 30, 50 anni, in cui i potenziali fruitori saranno nettamente diversi da quelli di oggi e di ieri, con esigenze diverse. In un futuro in cui il web pullulerà di porno ad alta qualità e varietà disponibili gratuitamente, sarà possibile creare virtualmente una compagna o un compagno di divertimenti erotici e si potrà probabilmente avere un rapporto sessuale completo e soddisfacente a distanza con l'ausilio di strumenti iper-tecnologici, PornHub (e simili) avrà lo stesso potere sessuale un po' folcloristico e datato dei disegni ottocenteschi di Éduard Henri Avril o manterrà un suo ruolo? In un mondo che sembra correre come un treno su molti fronti, il bisogno di una sessualità soddisfatta e completa pare rimanere un caposaldo per l'umanità. A variare non è il sesso, ma il modo di viverlo e di cercare piacere. Se nel giro di qualche decennio siamo passati da un bigottismo diffuso e ben radicato alla possibilità di frequentare senza pudore corsi di sesso orale con l'ausilio di pompelmi e di dildo, si può ritenere con una buona certezza che il futuro, anche immediato, abbia altro da farci scoprire.
Ma ciò che non varia, appunto, è il sesso stesso e il bisogno sessuale basico, istintivo. Ed è questo tipo di sessualità quella ritenuta ancora più imbarazzante. Forse l'idea di ricoprire l'atto sessuale vero e proprio con una struttura sofisticata fatta di tech, di giochi e di digitalizzazione rende il tutto una questione più di marketing (e di estetica) che di scambio di umori, stemperando e vestendo il tabù originario. Il porno non si nasconde. E' la 'nuda' rappresentazione del sesso basico e primitivo, che non passerà mai di moda.
Moda e pornografia: un mix inaspettato
Sempre restando in tema di 'moda', l'idea che il mondo dell'alta eleganza e dell'industria pornografica si possano toccare non è così bizzarra, anzi. Moda e porn industry condividono più di un aspetto: l'esaltazione dei corpi, la teatralizzazione delle situazioni e la messa in campo di ruoli sessuali ben definiti. Come nella pornografia, anche certi brand stanno cercando di usare modelli e modelle fuori dagli schemi usuali, ma lo standard più usato rimane uno: il maschio si atteggia da macho e la donna è una seduttrice passiva.
Spesso si rimprovera ai commercial del mondo della moda ciò che in un porno è normale amministrazione: l'istigazione al sessismo e allo sfruttamento del corpo femminile. Fece un grande scandalo la campagna pubblicitaria di Dolce e Gabbana, con una fotografia nella quale un uomo a torso nudo teneva bloccata a terra una ragazza con le gambe scoperte, circondata da altri uomini. Un'immagine forte, considerata offensiva e pericolosa nel mondo della pubblicità, ma eccitante se inquadrata in un porno (verosimilmente più guardato da un adolescente rispetto ad un magazine di stile).
L'ipersessualizzazione dei corpi nella moda è marketing, ma punta sugli stessi principi che rendono un porno così appetibile. Esiste un giochino piuttosto divertente e interessante al riguardo, lanciato dal magazine www.nssmag.com, chiamato 'Fashion or Porn?': di fronte ad un frammento di immagine bisogna indovinare se la fotografia intera è di moda o pornografica. Più difficile del previsto, dietro allo scorcio di un seno abbondante o di un volto femminile dallo sguardo orgasmico e voglioso spesso si nasconde una pubblicità di moda, mentre quel distinto ragazzone in giacca e cravatta in verità dalla cintola in giù è nudo e con un'erezione. Un mix esplosivo, in cui i confini tra i due mondi sono labili, stabiliti dall'esagerazione dell'uno e dal contenimento dell'altro, in una biforcazione che nasce da un terreno comune.
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