I richiedenti asilo sono davvero un problema?
Da qualche tempo buona parte del dibattito pubblico è incentrata sul "problema" immigrazione; la Lega Nord ha incentrato la propria politica sulla "lotta contro gli immigrati" e, stando ai sondaggi, gli italiani condividono le idee promosse da Matteo Salvini. Ma come stanno davvero le cose? È davvero l'immigrazione il problema?
Perché richiedete asilo?
Nel piccolo paese in cui vivo (poco sopra i 15 mila abitanti) ospitiamo alcuni richiedenti asilo: 17 provengono dal Pakistan, 24 da alcuni stati africani. Qualche settimana fa, stufo di sentire i commenti di stampo razzista in giro per il paese, ho deciso di andare a trovare i 17 pakistani nella struttura (privata) che li ospita, per sentire la loro versione della storia. Mi sono presentato senza preavviso, non sapevano nemmeno chi fossi, ma nel giro di 20 minuti mi sono ritrovato seduto a tavola, a mangiare piatti tipici pakistani (molto piccanti, è stato un bellissimo banco di prova) con tutti e 17 loro.
Sono in pochi a conoscere un po' di italiano, perché la cooperativa che li gestisce ha previsto solo un'ora a settimana di lezione, e il resto viene fatto da volontari; comunque, con l'inglese ci siamo arrangiati.
La prima domanda che gli ho posto è forse la più ovvia: perché scappate dal Pakistan? Che io sappia non ci sono guerre li, e perciò non capivo il motivo che li spinge ad affrontare un viaggio così rischioso. Ne è venuto fuori che, al confine tra Pakistan e India, è in corso una faida di stampo religioso, completamente trascurata dai media occidentali, che causa una decina di assassinii al giorno. I ragazzi che ho avuto modo di conoscere hanno tutti famiglia in Pakistan, e sperano di ottenere l'asilo politico per poter portare qui in Italia le loro famiglie e far crescere i loro figli in un posto migliore.
Il viaggio è stato disumano: sono scappati dal Pakistan per andare in Libia, alternando vari tipi di trasporto (l'ultimo tratto l'hanno fatto a piedi); li hanno comprato un biglietto per l'Italia, su un barcone pieno oltre misura nel quale sono stati stipati come container; arrivati a Lampedusa sono stati tre settimane in un centro di accoglienza, hanno ottenuto un permesso di 14 mesi (in attesa di valutare la loro richiesta di asilo) e sono stati mandati nel mio paese.
Qui è sorto il mio primo dubbio: perché ci vogliono 14 mesi per capire se un migrante ha diritto d'asilo oppure no? In Svezia bastano due giorni, e se si ottiene l'asilo si ha diritto ad un assegno statale per il proprio sostentamento in cambio della disponibilità a svolgere lavori di pubblica utilità; il numero di migranti che arriva in Svezia non è certo paragonabile al nostro, ma tra 2 giorni e 14 mesi c'è una certa differenza.
Chi si occupa di voi?
Un'altra cosa che volevo capire è chi si occupasse di queste persone: i 35 euro al giorno che riceve ogni migrante dall'Unione Europea sono "il pezzo forte" dei comizi leghisti, accompagnati da slogan del tipo "prima gli italiani", "ai disoccupati nessuno ci pensa", "non vi meritate gli hotel a 5 stelle" ecc.
Chiariamo subito una cosa: l'immigrazione è un business, grandissimo. Lo Stato non si occupa minimamente della gestione dei migranti dopo l'assegnazione ai comuni, e il tutto viene gestito da cooperative private che ricevono i soldi e si occupano del mantenimento di queste persone. Se vanno in hotel, in appartamento o sotto un ponte lo decide un privato.
E qui arriva il bello: perché queste persone non vengono gestite dal comune e sistemate in strutture pubbliche? In questo modo si rivelerebbero un'incredibile risorsa, che permetterebbe al comune stesso di utilizzare in parte i soldi destinati ai migranti per iniziative a vantaggio dei disoccupati, per esempio. Inoltre, ai migranti potrebbero essere assegnati compiti di pubblica utilità, come la pulizia delle strade, dei parchi o dei boschi, o magari servire ai tavoli la domenica a pranzo per offrire (con i soldi destinati a loro dall'UE) un pasto caldo ai senzatetto o ai disoccupati; insomma, potrebbero diventare una risorsa, potrebbero integrarsi meglio nella comunità, se qualcuno ci mettesse un po' di buona volontà.
E invece come funziona?
Invece succede questo. A breve dovrebbero arrivare altri 40 migranti nel mio paese. L'unica cosa che è stata decisa è dove verranno messi, ovvero in una struttura religiosa di proprietà delle suore. Sembra un'ottima idea, le suore di certo utilizzeranno i soldi per aiutare i bisognosi, no? No, perché guarda caso 40 stanze (che erano di proprietà delle suore fino alla scorsa settimana, ed erano inutilizzate) sono state acquistate da un privato giusto in tempo per l'arrivo dei migranti, e pare che questo privato sia il padre della dirigente della cooperativa che li gestirà.
Facendo i conti a spanne, 40 migranti corrispondono ad un business di circa mezzo milione di euro l'anno, che diventano un milione di euro l'anno sistemandone due per stanza. Ora, io non sono un genio della matematica, ma credo che con 500mila euro l'anno puoi aiutare un sacco di disoccupati (dando 500euro al mese ne aiuteresti circa 85).
Ma a quanto pare il problema vero è che tra gli slogan politici e la praticità della vita reale c'è molta, troppa differenza. Chi urla ruspa da una parte gonfia il portafogli dall'altra, credendosi più furbo della media ed aizzando l'odio del popolo verso un nemico sconosciuto, che in realtà è conosciuto a chi si sa informare un po'.
La morale della "favola", se deve essercene una, è: siete sicuri che il problema dell'immigrazione siano gli immigrati?
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