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Apple Music, non ti rinnovo perché...

Giunti al termine del lungo periodo di prova di 90 giorni non ho dubbi: non rinnovo Apple Music. Ma non ci penso neanche!
A distanza di tre mesi ho riattivato il mio abbonamento Premium di Spotify e, che dire, mi sembra di essere tornato finalmente a casa dopo un lungo viaggio.

Ti ho concesso più di una possibilità, ma hai clamorosamente deluso le mie (enormi) aspettative, sotto (quasi) tutti i punti di vista.

L'errore che puntualmente tutti quanti commettiamo quando si parla di prodotti con la mela è quello di credere che tutto quello che venga presentato sul palco da Tim Cook & company sia fantastico; Apple Music è la prova che (ad oggi) non è esattamente così.


Posso anche far finta di non aver assistito alla tragedia del giorno del lancio. Ancora lo ricordo, fu una tragedia greca: l'instabilità dei server regnava sovrana. Difficoltà nella configurazione iniziale, bug nella libreria iCloud (mio padre avrebbe capito tutto ciò?) e server più lenti di una tartaruga capovolta. Non proprio il miglior modo di lanciare un nuovo prodotto che prometteva di superare la concorrenza; tutto questo non è accaduto, Spotify è tuttora l'unico vero servizio di streaming musicale (sempre secondo il mio modesto parere).

Chi mal comincia

Il giorno del lancio (ammettiamolo) eravamo tutti in trepidazione. Tra scettici e impazienti eravamo tutti pronti a mettere le mani sul nuovo servizio musicale. Fu un vero flop, o almeno per me fu così. Nelle primissime 6 ore dal lancio ufficiale sono stato uno dei tanti sfortunati ad aver riscontrato un bug (solo uno?) che non mi permetteva di configurare la libreria musicale di iCloud, ragion per cui non ho potuto effettivamente utilizzare Apple Music mentre sulla home dei miei canali social in molti si divertivano a postare screenshot del loro nuovo servizio "bello e funzionante". In realtà questo articolo sarebbe dovuto uscire immediatamente nei giorni successivi al lancio; forse è un bene che ho tardato così tanto. Sarei stato ancor più duro di quanto non lo sia oggi dopo ormai tre mesi in cui Apple Music è stato il mio unico strumento per l'ascolto della musica in streaming.
Se ho "resistito" così tanto è solo grazie al lungo periodo (90 giorni) di prova gratuito ed anche per mancanza di tempo nel riorganizzare al meglio le mie playlist su Spotify. Adesso è tutto tornato alla normalità e mentre scrivo questo articolo Spotify sul mio Air suona che è un vero piacere.

(Il mio punto di vista su Spotify)

Una buona chitarra scordata

Ma dove ha toppato Apple Music? A mio avviso è stato semplicemente progettato male, o meglio, non come mi aspettavo. In diverse situazioni è quasi scomodo utilizzarlo. Non è stato pensato (e mi chiedo davvero il perchè) come un ambiente prima di tutto intuitivo e nello stesso tempo pratico da utilizzare. Porto un esempio: mio padre, tecnologicamente sopra la media per uno che fino a 3 anni fa non si faceva capace che un cellulare si potesse usare senza l'ausilio di alcun pulsante fisico, non riuscirebbe, da zero, ad utilizzare come si dovrebbe Apple Music. Riuscirebbe a cavarsela sicuramente meglio con Spotify. Questo aspetto la dice lunga e mostra il primo grande limite di Apple Music che ha (inspiegabilmente) rubato tutti gli scheletri nell'armadio di iTunes invece di renderli un brutto ricordo una volta per tutte. iTunes, prima di Apple Music, rimane l'unico software di Apple dove ancora incontro qualche piccola difficoltà obbligandomi a leggere (controvoglia) una delle centomila guide di Salvatore Aranzulla (se non ci fosse lui saremmo tutti spacciati).

Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice

L'esperienza musicale di Apple Music tutto sommato è di buon livello. La chiacchieratissima radio BeatsOne (di cui non mi sono mai innamorato) è pensata bene e funziona altrettanto bene. Le differenze con Spotify si notano invece nell'utilizzo più semplice: a parità di connessione internet una traccia viene riprodotta in maniera quasi fulminea su Spotify mentre ad Apple Music serve qualche secondino in più per capire che se abbiamo premuto play molto probabilmente vogliamo ascoltare qualcosa (non sempre). Avviare una radio partendo da una singola traccia è un'esperienza che su Spotify risulta essere più piacevole; anche i brani che vengono proposti sembrano sposare maggiormente i nostri gusti su Spotify rispetto che su Apple Music.

Praticità, quella sconosciuta

Su iPhone, un player musicale dovrebbe essere (per prima cosa) comodo da utilizzare ed Apple Music non lo è. Anche individuare visivamente la traccia che stiamo ascoltando non è un'operazione fulminea come è giusto che dovrebbe essere.

Sempre sul melafonino, premere pausa ad una canzone che si sta ascoltando mentre si sfoglia una playlist è qualcosa di complesso per colpa dei tasti funzione troppo piccoli. Alla guida (si è vero non si dovrebbe) navigare all'interno di Apple Music è davvero scomodo e poco pratico.

Oltre al danno la beffa

La questione più grave a parer mio è che Apple Music ha rovinato l'applicazione Musica. Un dei veri cavalli di battaglia dei nostri dispositivi che da oggi non cavalca più come una volta. Sono finiti i tempi d'oro in cui il nostro iPhone era visto anche come un vero iPod, o almeno per me non è più così. Diciamo che si è spenta quella magia.

Concludendo, spero che il mio punto di vista rispecchi totalmente o in in parte il vostro pensiero sul fatto che Spotify, ad oggi, resta la scelta più giusta e ragionata nel campo dello streaming musicale.
Per me è così; e per voi?