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Tutto quello che avete sempre voluto sapere sull'IoT e non avete mai osato chiedere

Avete mai sentito parlare di Internet Of Things? O avete una vaga idea dell’argomento ma avete sempre procrastinato ulteriori approfondimenti? In questo articolo cercherò di fare un po’ di chiarezza e di fornirvi qualche informazione aggiuntiva su quello che potrebbe essere considerato il maggiore trend tecnologico e sociale attuale.

Cos'è l'IoT?

Innanzitutto, spesso il termine Internet of Everything viene utilizzato come sinonimo di IoT, però la differenza è sostanziale: il secondo, infatti, rappresenta solo una parte dell’everything del primo, insieme alle altre tre dimensioni di persone, processi e dati.
Ma torniamo a noi.

Il temine Internet delle Cose, per dirla all’italiana, è dovuto a Kevin Ashton, imprenditore e ricercatore del MIT, che nel 1999 lo coniò per indicare un sistema di collegamento tra internet e il mondo fisico attraverso l’ubiquitous computing; non è facile darne una definizione precisa in quanto i suoi confini non sono netti: si tratta di una declinazione del tema della convergenza, e cioè del processo di ibridazione tra strumenti interattivi e messaggi, e consiste sostanzialmente nel rendere qualsiasi oggetto (da qui things) un dispositivo collegato ad internet (e in grado di sfruttarne tutte le potenzialità di utilizzo), dotandolo di identità, capacità comunicativa e sensorietà tali da farlo diventare “intelligente”.

Di fatto è la fusione tra analogico e digitale, tra gli oggetti del mondo e l’Information Technology, che non possiamo più permetterci di considerare separatamente proprio per la complessità del mondo in cui viviamo.

Tale complessità è dovuta principalmente alla quantità di informazioni che produciamo giornalmente, i cosiddetti big data, in quanto, come ci dice Eric Schmidt (direttore esecutivo di Alphabet), “Ogni due giorni viene creata la stessa quantità di informazioni prodotta dagli albori della civiltà fino al 2003”.

I dati prodotti da computer, macchinari e dispositivi vari, necessari per far funzionare la società, sono ancora mal sfruttati e la nostra incapacità e disorganizzazione nel leggerli comporta un enorme dispendio di risorse. L’Internet Of Things potrebbe davvero aiutarci a risolvere la situazione abbattendo la polarizzazione di due mondi, analogico e digitale, ancora distinti.

Tutto molto bello. Ma concretamente quali benefici possiamo trarne e a che punto siamo?

Le tecnologie che sottendono all’IoT, come già detto, permettono di collegare qualsiasi oggetto del mondo alla rete cosicché possano acquistare una propria identità e comunicare a noi informazioni importanti e utili per la società. Dispositivi collegati tra di loro daranno vita a sistemi intelligenti (che a loro volta creeranno sistemi di sistemi) che, condividendo dati attraverso il cloud e analizzandoli, porteranno significativi miglioramenti nella società, sia a livello macro che micro, influendo sul modo di fare business così come sulle nostre vite personali.

Varie sono le utilità dell’IoT e vari i suoi campi di applicazione: serve per connettere (persone con persone, persone con oggetti e oggetti con oggetti), controllare (come ad esempio per quanto riguarda le self-driving car) e cercare, consentendo di sviluppare meccanismi di ricerca sempre più evoluti.

Di esempi ne potrei fare a milioni, dai device già in uso a quelli ad oggi frutto di fantasia ma che potrebbero presto entrare nelle nostre vite. Sono già (più o meno) realtà le cosiddette smart home, ma navigando in rete potrete scoprire idee, progetti e strumenti davvero innovativi possibili grazie all’Internet of Things.

Non limitiamoci al nostro quotidiano, immaginiamo uno scenario diverso da quello delle nostre esistenze agiate: in questa TED Talk del 2013, solo per citarne una, viene mostrato come un sistema di droni “intelligenti” e automatici permetta di aiutare quelle popolazioni che in determinati periodi dell’anno si trovano isolate dal mondo, spesso in condizioni difficili.

http://www.ted.com/talks/andreas_raptopoulos_no_roads_there_s_a_drone_for_that

L'Internet of Things, attualmente si considera situato nel peak of inflated expectations del modello Hype cycle (curva di Gartner) che esprime la percezione di persone e mercati rispetto alle tecnologie immesse. Si tratta quindi ancora di una fase iniziale in cui la nuova tecnologia è implementata dagli early adopters e in cui, soprattutto a causa del sentirne parlare sì tanto, si hanno aspettative esagerate.

Si tratta comunque di un trend realmente rivoluzionario e solo una maggiore consapevolezza di quelle che sono le sue potenzialità permetterà di sfruttarlo al meglio, soprattutto in un paese come il nostro in cui si fatica ancora ad avere la banda larga.

L'IoT in Italia

Durante le mie ricerche per un focus sulla situazione italiana ho scoperto IoT Italy e uno dei suoi ideatori, Giulio Coraggio, ha gentilmente accettato di parlarci di questo progetto e di IoT in una breve intervista, che vi riporto di seguito.

D: Quali sono le potenzialità dell’IoT? E qual è il settore in cui più di tutti può fare la differenza?

R: Secondo le stime di Cisco il valore dell'Internet of Things nel prossimo decennio raggiungerà € 19 miliardi di miliardi.

Le applicazioni dell'Internet of Things nel settore industriale rappresentano certamente quelle con le maggiori potenzialità. L'IoT rappresenta una vera rivoluzione per i processi produttivi con un notevole miglioramento in termini di efficienza e possibili guadagni. E infatti da uno studio di Accenture emerge che l’Industrial Internet of Things potrà comportare entro il 2030 un aumento del PIL negli Stati Uniti di oltre il 2% per un importo pari a 6,1 miliardi di miliardi di dollari e la Germania e la Gran Bretagna potranno aumentarlo rispettivamente dell’1,7% e l’1,8%.

D: Al 2015 com’è la situazione in Italia?

R: L’Italia è tra le maglie nere dell'elenco stilato da Accenture a causa della carenza, tra le altre cose, di infrastrutture, skill e supporto da parte delle istituzioni. L'IoT porterà ad un aumento in ogni caso del PIL in Italia, ma in misura molto più ridotta.

Se si considera che secondo i dati del Politecnico di Milano il valore dell'Internet of Things in Italia ha già raggiunto € 1,55 miliardi nonostante le attuali difficoltà identificate da Accenture, l'impossibilità di sfruttare tutte le potenzialità dell'IoT in Italia rappresenta la perdita di un'opportunità che a giudizio di IoT Italy l'Italia non può permettersi.

L'IoT viene considerata una nuova rivoluzione industriale e l'Italia deve essere parte di questa rivoluzione.

D: Come nasce il vostro progetto e quali sono gli obiettivi?

R: L'associazione IoT Italy nasce da un'intuizione mia e di Alessandro Bassi che prende atto delle precedenti constatazioni. Le società italiane e straniere che investono in Italia nell'Internet of Things devono fare sistema per contribuirne alla crescita: l’IoT interessa innumerevoli settori e solo un approccio comune può permettere ai vari attori di lavorare e di portare avanti iniziative volte allo sviluppo delle tante opportunità offerte, anche cooperando con le autorità pubbliche.

Si tratta non solo di incentivare finanziamenti pubblici nel settore dell’Internet of Things, ma di fare in modo che questi finanziamenti siano sfruttati in modo efficiente massimizzandone i possibili vantaggi. Non è un problema di risorse, quindi, ma di come sono investite.

IoT Italy vuole contribuire a creare delle condizioni per cui le aziende vogliano investire in Italia nell’Internet of Things: non si comprende perché multinazionali debbano aprire dei laboratori di ricerca dedicati all’IoT in altri Paesi europei e non pensino di farlo in città quali ad esempio Milano o Torino. Incentivi fiscali per le attività di ricerca nell’IoT e altri vantaggi tributari devono incoraggiarne lo sviluppo in Italia.

In sostanza bisogna creare una maggiore consapevolezza delle potenzialità dell’Internet of Things per il nostro Paese e anche dell’effettiva portata dei rischi, ivi compresi quelli in materia di cyber sicurezza attraverso eventi, iniziative e incontri con le autorità pubbliche sia a livello italiano che a livello europeo.

In quest’ottica IoT Italy si propone di creare una rete internazionale di associazioni locali dedicate all’Internet of Things. L’IoT è per sua natura internazionale e le associazioni locali devono contribuire a progetti internazionali. Il manifesto di IoT Italy pubblicato sul sito dell'associazione che sarà sottoscritto da tutti gli associati riassume tutti gli obiettivi sopra indicati.

D: Quali sono le azioni concrete che avete realizzato o prevedete di realizzare data la recente nascita di IoT Italy?

R: La prima iniziativa a cui sta contribuendo IoT Italy è la consultazione del Garante per il trattamento dei dati personali sull'Internet of Things. Potete trovare sul sito una bozza di contributo alla consultazione e chiunque interessato può inviare le proprie osservazioni a info@IoTItaly.net.

In relazione alle ulteriori iniziative, successivamente alla definizione della struttura organizzativa, predisporremo delle proposte comuni da sottoporre alle autorità governative. Tuttavia, l’associazione è alimentata dai propri associati e quindi le iniziative dipenderanno daquesti e dalle loro capacità di sottoporle agli relativi stakeholder. Il motto di IoT Italy è “united we stand, divided we fall” e quindi ci aspettiamo che l’industry dell’IoT in Italia dia tramite l’associazione la forza propulsiva necessaria per la crescita del settore.

D: Può fare delle previsioni per il futuro del nostro paese?

R: È impossibile fare previsioni. Il Governo sembra propenso a supportare l'Internet of Things, ma è necessario che i progetti non rimangano sulla carta. IoT Italy vuole essere il "link" tra privato e pubblico volto ad assicurare che questi progetti vengano attuati e lo siano nel migliore dei modi per il nostro Paese.

Ringrazio Giulio (visitate IoT Italy!) e vi lascio con un intervento di Stefano Epifani che potrà spiegarvi al meglio l’IoT.