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Memoriali alla guerra: esorcizzazione del dolore o mera apparenza?

Continua #iBOBny e continua la visita di Albany, capitale dello Stato di New York. Avete visto le curiose opere architettoniche magistralmente illustrate da BOB nello scorso episodio? Sono certa che non vediate l’ora di continuare a seguire il bifolco per eccellenza tra le bellezze di questa capitale un po’ anomala. Prima di lasciarvi al video, però, voglio accompagnarvi in una riflessione.

Memoriali alla guerra: esorcizzazione del dolore o mera apparenza?

A fianco del museo statale dello Stato di New York ad Albany, è presente uno degli innumerevoli memoriali costruiti negli Stati Uniti, dedicato a chi ha servito il Paese durante la Seconda Guerra Mondiale: un’aquila (per chi non lo sapesse simbolo del Great Seal of United States, il sigillo degli USA) intenta ad avventarsi su qualcosa con i propri artigli lo sormonta, donando all’intero ambiente una sensazione di irrequietezza a differenza di ciò che ci si aspetterebbe da un memoriale, quasi a voler evocare il turbamento provocato della terribile guerra che è chiamato a simboleggiare. La stessa sensazione è donata dall’acqua delle piscinette, altro elemento che compone il memoriale, tenuta in costante agitazione.

Ma non perdiamoci in ulteriori descrizioni, per quelle vi rimando al video. Soffermiamoci invece sulla funzione sociale dei memoriali.

QUESTIONE DI PATRIOTTISMO

Con la prima guerra mondiale, quando il numero di vittime ha iniziato a diventare enorme e le perdite sembravano inarrestabili, i corpi dai caduti raramente venivano riportati in patria, ma venivano sepolti in tombe militari nei luoghi di battaglia; nonostante ciò, sono comunque molti i soldati morti senza una sepoltura riconosciuta e dei quali spesso tutto ciò che rimane è un nome che nel tempo ha acquistato un significato simbolico nelle pratiche di commemorazione.

Il nome è arrivato ad acquisire sia un valore emozionale per la popolazione, sia uno politico, come necessità di evocazione di una specifica memoria di guerra che possa tradurre il dolore in orgoglio. Basta un simbolo, un’immagine nei quali ciascuno possa riconoscersi per arricchire il proprio senso di appartenenza alla comunità. Per molti di noi italiani, probabilmente, questo aspetto non è facilmente comprensibile o condivisibile in quanto gli statunitensi sono noti per il loro patriottismo sfegatato e spesso smodato che non ci appartiene.

IL BISOGNO DI RICORDARE

I memoriali, inoltre, incarnano il bisogno dell’uomo di ricordare, nel bene o nel male, il passato; sono la concretizzazione della storia, e come essa ci ricordano e raccontano ad ogni futura generazione ciò che è stato. Di solito, purtroppo, soggetto di tali racconti sono gli errori commessi dall’umanità e le tragedie che l’hanno colpita, ma si presuppone che ciò serva come promemoria affinché errori e violenze non vengano ripetuti. Hanno quindi uno sguardo al passato ma in funzione delle gesta future che le nazioni e i popoli andranno a compiere e di conseguenza non servono soltanto a non dimenticare ma anche, e soprattutto, a capire.

Dare un senso ad un qualsiasi disastro significa comprenderne il significato, accettare la perdita nella nostra vita e, in particolar modo, riuscire ad immagazzinare i ricordi una volta che il dolore inizia ad affievolirsi trasformandoli in una sorta di consolazione. È questa la memoria.

Il processo può avvenire a livello individuale o di gruppo e può comprendere qualsiasi rituale in grado di funzionare come collegamento tra noi e ciò che abbiamo perso: memoriali fisici, ricorrenze e anniversari, visite a location particolari ma anche qualsiasi cosa che possa suscitare un ricordo a livello personale.

La memoria, e il modo in cui è espressa, contribuisce a creare unione all’interno della società stessa, aiutando ad identificare ciò che è realmente importante per la comunità.

Le funzioni principali dei memoriali sono quindi il ricordo e l’aggregazione della collettività, ma ciò che decreta realmente la loro forza è l’uso che ciascuno di noi, sia come singoli individui, sia come parte attiva della società fa di tali simboli potenzialmente intrisi di molteplici significati, emozioni, storie, ricordi.

Non è mia intenzione dare giudizi in merito all’effettiva utilità dei memoriali alla guerra (almeno arricchiscono le città senza scopi di lucro a differenza di altri, leggasi Freedom Tower) ma spero di essere riuscita a suscitare qualche riflessione in voi con questo articolo.

Adesso, conclusa la parentesi più seria, è giunto il momento più atteso: ecco a voi il nuovo episodio alla scoperta di Albany di #iBOBny, buon divertimento!