Come argomenta Donald Trump
Volenti o nolenti, nella feroce corsa alle presidenziali americane, il candidato repubblicano che più lascia il segno è senza ombra di dubbio Donald Trump. il "tycoon"americano colpisce sia per il suo look che definire eccentrico è un atto di carità, ma soprattutto per il suo modo di esprimersi, che ha dato spazio a diverse polemiche, non ultima quella scaturita dallo sbeffeggiamento del reporter disabile del New York Times Serge Kowaleski.
Ed è proprio sul modo di esprimersi di Trump che Evan Puschak, attraverso il suo canale Youtube nerdrwriter1 decide di fare un'analisi. Puschak ha preso in esame un intervento tipo, in questo caso durante un'ospitata nello show di Jimmy Kimmel, per trovare un vero e proprio sistema comunicativo. Dato un argomento, in questo caso Kimmel domanda se sia giusto discriminare qualcuno in base alla sua religione, Trump argomenta sostenendo in parole povere che esiste un problema e che ne vuole trovare la causa. Ma tralasciando per un attimo il contenuto della risposta, (che va detto, è molto scarsa ed evasiva) in un minuto Trump pronuncia 220 parole tutte molto brevi e concise: di queste 220 solo 4 sono da tre sillabe, 39 da due e ben 172 monosillabiche. E va notato pure come Trump non utilizzi praticamente mai subordinate, o su come ribatta su determinate parole chiave, che pone sempre in conclusione di periodo per una chiusura d'effetto. In definitiva la credibile ipotesi di Puschak è che Trump utilizzi appositamente un linguaggio semplice e diretto, spesso costellato di riferimenti diretti in seconda persona direttamente rivolti all'ascoltatore, per ottenere un maggiore empatia. Puschak mostra come secondo il test di leggibilità Flesch-Kincaid (una formula che stabilisce la semplicità di comprensione di un testo o di un discorso basato anche sul livello di istruzione di chi ne usufruisce) Trump sia tra i candidati il più "comprensibile" anche per i meno istruiti. E come soprattutto puntando sulle parole chiave in chiusura di un periodo, riesca ad imprimere il senso generale del suo discorso pur senza esprimere un concetto vero e proprio.
Curioso come un tale meccanismo venga percepito in America, mentre nel nostro paese è diventato una routine comunicativa a portata prima di teleimbonitori prestati alla politica, ed adesso anche dei più bassi demagoghi.
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