Cosa dobbiamo aspettarci dai libri distillati
Il mese di febbraio la casa editrice Centauria pubblicherà la terza serie di libri distillati, ovvero versioni brevi di libri più o meno lunghi, alcuni dei quali sono anche molto famosi, come Uomini che Odiano le Donne o Venuto al Mondo. L’intento di questa operazione è quello di ridimensionare la trama dei libri, senza perdersi in troppe divagazioni e concentrandosi sul succo principale delle storie. L’iniziativa merita qualche riflessione per quanto riguarda l’ambito letterario ma alcune cose bisogna dirle anche su come vengono recepiti i contenuti letterari.
I libri distillati oggi
I libri distillati ben si conciliano con i tempi attuali basati soprattutto sulla competitività tra gli individui (un aspetto che non riguarda solo i libri ma tutti i campi). È in questo contesto che la scelta di Centauria si inserisce perfettamente: leggere libri come Moby Dick o Guerra e Pace diventa quasi una sfida, e non ci si sofferma troppo sul significato intrinseco dei romanzi. I due libri appena citati non sono messi li per caso, infatti non hanno una trama generale molto complessa ma dietro c’è tutta un’analisi psicologica dei personaggi che, se tagliata, finirebbe per ridurre l’impatto che hanno avuto e hanno ancora sui lettori di tutto il mondo. Il problema, in questo senso, si traduce nel rischio di andare incontro a romanzi riscritti in maniera superficiale, spogliandoli del velo di particolarità che li contraddistingue.
Perciò non c’è molta sorpresa (per lo meno non c’è da parte mia) attorno a questa nuova iniziativa, però bisogna sottolineare come Centauria, da un punto di vista puramente commerciale, ci abbia visto giusto. Perché se è vero che i distillati non provocheranno una rivoluzione nelle vendite di libri è altrettanto vero che un’impennata, seppur minima, ci sarà. E questo ci porta ad una domanda importante.
Iniziativa seria o mera operazione di marketing?
I libri proposti (per ora sono sei) dalla casa editrice, vista la loro natura di bestseller, fanno pensare che l’iniziativa sia solo un modo furbo per trarre profitto, ed in effetti lo è. Ma non bisogna biasimare l’operato di Centauria, visto che sfrutta semplicemente quanto si diceva in precedenza sui tempi moderni, un fenomeno enfatizzato da internet, che spinge il lettore, soprattutto saltuario, a voler leggere notizie brevi, veloci, magari anche abbreviate e ciò, ovviamente, si riflette anche sulla letteratura.
Onestamente, quindi, dietro l’iniziativa non ci vedo che una pura operazione di marketing perché modi di divulgare libri, appassionare potenziali lettori o promuovere idee legate alla letteratura ce ne sono in abbondanza, e senza ricorrere a questi sotterfugi. Basti pensare, ad esempio, a Future Library, il progetto molto originale di Katie Paterson, o a Bookshelf Porn, sito dove si possono condividere immagini della propria libreria. Entrambe le idee non invogliano la lettura in maniera diretta ma fanno parlare di letteratura e dimostrano come non è necessario ricorrere ad operazioni pubblicitarie per stimolare la voglia di leggere.
OK, ma chi decide?
A questo punto ipotizziamo per un momento che i distillati siano una trovata positiva, sorgono alcune domande spontanee: chi decide cosa o quanto tagliare? a partire da quale numero di pagine un libro può essere considerato “lungo”? e, se e quando si deciderà di distillare libri di autori deceduti, chi deciderà cosa eliminare?
Per i distillati non si può fare lo stesso ragionamento che si fa, ad esempio, con la grammatica italiana, dove il riferimento è l’Accademia della Crusca. In questo caso, infatti, a decidere è la casa editrice, per questo motivo la distillazione non è un processo oggettivo; basti pensare alle differenze che caratterizzano le traduzioni di uno stesso libro a seconda dell’autore a cui è stata affidata la versione italiana, stesso discorso si può fare anche per le parti da eliminare. Per i libri, dunque, la via di un ente che giudichi cosa togliere da un testo sembra difficilmente percorribile, bisogna, però, dire che, diritti d’autore a parte, sarebbe eticamente scorretto togliere parti di testi di autori ormai scomparsi, anche se stiamo parlando di un’eventualità.
Libertà di espressione e mancanza di coraggio
Il rischio che si verifichino altri problemi c’è, bisogna vedere solo come si svilupperà il fenomeno. Per il momento diciamo che il pericolo maggiore è quello di accentuare ancor di più il processo limitazione della libertà dell’autore: le case editrici già influenzano la prima stesura dei libri, se poi ci aggiungiamo anche la distillazione avremo una riduzione ulteriore dell’espressività letteraria.
In sintesi, i distillati sono figli della mancanza di coraggio di molte case editrici (nello specifico, di Centauria): ripetiamo che i libri finora proposti sono tutti bestseller, si capisce come la società milanese ha deciso di andare sul sicuro. Forse dico un’assurdità, ma se, invece di concentrarsi sulla riproposizione di libri recenti famosi, si fosse puntato sulla pubblicazione di libri nuovi o meno recenti ma difficilmente reperibili, avrebbero fatto un favore a molti lettori.
Io intanto aspetto la ristampa di V. con il rischio che venga pubblicata tra molto tempo o, peggio ancora, che ne venga pubblicato il distillato.
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