Il wearable sta facendo progressi (o forse no?)
Da qualche anno la tecnologia sta facendo innumerevoli progressi: siamo passati da Pc non molto potenti a smartphone performanti quanto un desktop, per non parlare dell'ampliamento delle categorie in cui questa si sta facendo sempre più strada. E sicuramente uno di questi campi è quello della tecnologia indossabile (o wearable technology).
Wearable

È già da qualche tempo che la Wearable Technology ha cominciato a percorrere la sua strada, ha pero certamente preso una piega ancor più grande da poche settimane, quando Apple ha lanciato il suo nuovo Apple Watch (conosciamo tutti la forte influenza che la casa di Cupertino riesce a trasmettere grazie al suo marchio).
La vera domanda pero è: può essere utile la tecnologia indossabile? Qui su Tasc ci abbiamo già provato a dare un'opinione. E sono emersi alcuni punti importanti, come il fatto che possa essere utilizzata per poter monitorare costantemente la nostra salute, e che debba essere sempre piu di design per poter essere sfruttata al meglio. Solo che dobbiamo anche pensare a come la tecnologia indossabile non significhi soltanto smartwatch, come forse molti di noi sono abituati a credere: si può parlare anche, ad esempio, di protesi per il corpo.
Smartwatch
In realtà, come appena detto prima, la conoscenza mediatica del fenomeno Wearable è dovuta proprio agli orologi tecnologici. Tra i pionieri troviamo sicuramente Pebble e I'm Watch (da poco fallita), che però all'inizio venivano visti soltanto come una nicchia a sé, un settore un po' appartato. È poi arrivato Android Wear, che con la sua spettacolare interfaccia proponeva un salto rivoluzionario in questo campo grazie alla capacità del sistema operativo di mettere a disposizione, ad esempio, le mappe e l'assistente vocale.
Tra gli orologi più recenti troviamo appunto l'Apple Watch, ma anche il Moto 360 (il cui aspetto è indubbiamente uno dei più belli) e il Samsung Gear, che permette una forte integrazione con il Galaxy Note 4.
Accessori
Non solo gli orologi sono però pionieri di questa rivoluzione wearable. Questi forse sono i primi oggetti indicati come adatti per essere smart perché associati all'idea che la tecnologia odierna ha a che fare con gli schermi, ma qualsiasi altra cosa può essere fruibile tecnologicamente. Come ad esempio gli anelli: la startup Ringly ci ha creato un business, con questi gioielli. Al modico prezzo di 195 dollari potete accaparrarvi un anello di 18 carati e pietre preziose che vi avvisa quando arrivano chiamate, messaggi, email, o più semplicemente notifiche di varie applicazioni. E come non parlare dei braccialetti per la corsa? Maestra in questo è Jawbone, che ha realizzato un braccialetto capace di monitorare sia il movimento sia l'andamento del sonno, così come di tracciare i giri fatti in bici o accedere a vaste librerie di cibo.
Vestiti
Il fatto è che stiamo parlando di wearable technology, e quindi a cosa pensate quando vi dicono di indossare qualcosa? Ai vestiti, ovviamente! Per questo ci sono vari prodotti da segnalare. Innanzitutto, la maglietta con sensori biometrici di Ralph Lauren indossata da alcuni tennisti agli US Open di quest'anno. Questa T-shirt realizzata in nylon contiene al suo interno una serie di fibre in argento che trasmettono informazioni ad un dispositivo elettronico, che esso sia uno smartphone, un tablet o un computer. La maglietta è capace di rilevare il battito cardiaco, il livello di stress e la frequenza del respiro. Se invece siete alla ricerca di qualcosa di più fantasioso, come non poter parlare del The True Love Tester? Dietro questo nome si nasconde un reggiseno che si apre solo se la persona che cerca di slacciarlo è davvero innamorata della donna in questione. Com'è possibile questo? Grazie a - dicono gli ideatori giapponesi - un sensore capace di rilevare la secrezione di alcune sostanze chimiche, come l'adrenalina e la dopamina, che verrebbero prodotte solo in presenza di reale innamoramento, ma di rilevare anche il battito cardiaco.
Ora, forse il reggiseno non è un esempio molto interessante, ma abbiamo voluto inserirlo nell'articolo per farvi capire che la wearable technology può davvero avere infiniti campi di applicazione.
Salute

In ogni caso, tutto ciò che abbiamo detto finora ci ha fatto capire una cosa in particolare: la Wearable Technology è appunto una tecnologia, che per sua definizione definisce un incremento del benessere delle persone nel corso della loro vita. E il benessere dettato da questi oggetti è davvero così fondamentale? O possiamo forse farne a meno? Questa è una risposta che spetta a voi, perché ognuno di noi ha le sue personalissime opinioni. Noi di Tasc però ci teniamo a dire le nostre, e vi diciamo alcune cose.
Ben vengano tutte quelle realizzazioni, sia hardware sia software, che ruotano attorno alla salute nei suoi aspetti fondamentali: pressione, ciclo del sonno e livello di stress possono essere importanti indicatori che, se ben analizzati nel corso del tempo, danno certamente un profilo sanitario fortemente monitorato e dall'alta capacità di prevenzione. In questo le nuove tecnologie wearable come i nuovi smartwatch e i braccialetti stile Jawbone fanno davvero la differenza.
Ben vengano anche altre applicazioni come quelle che abbiamo visto nel reggiseno e nei pantaloni: certi aspetti possono sembrare futili, ma nel concreto possono davvero semplificare la vita di tutti i giorni.
Il salto di qualità
Vorremmo però passasse il concetto che la vera Tecnologia Wearable è quella che può dare una marcia in più, e far fare un salto di qualità. Le innovazioni che abbiamo visto sinora sono forse troppo piccole per poter essere definite rivoluzioni. La vera rivoluzione sta invece nella qualità, negli enormi passi in avanti che la tecnologia può dare. Computer e smartphone - riferendoci strettamente all'ambito tecnologico - hanno contribuito a creare un sistema sempre più preciso, affidabile e confortevole in tutti i campi di studio; ma niente a che vedere con quanto la sanità elettronica indossabile può realmente contribuire. Perché una persona può essere la più brava e intelligente di questo mondo, ma se non ha le capacità fisiche e/o mentali adeguate per poter applicare le sue doti, allora non riuscirà a dimostrare quanto vale. È in questa direzione che dobbiamo muoverci, e comprendere che la salute è qualcosa che ci deve stare a cuore. Molto probabilmente non stiamo considerando quanto davvero possa esserci utile un orologio capace di interpretare i nostri battiti cardiaci, molto probabilmente non ci accorgiamo dell'ottimo servizio che ci viene fornito quando una maglietta sa leggere il nostro respiro. Ci risparmieremmo visite mediche a non finire, e le conseguenti code e tempi morti nelle sale d'attesa di qualsivoglia dottore. Sono già in molti a sostenere come il sistema sanitario debba darsi una mossa per portare tutte queste strumentazioni wearable a qualsiasi persona; ci sentiamo di aggiungere anche di aumentare le nostre responsabilità, di contribuire a rendere il mondo migliore in ognuna dei 7 miliardi di sfaccettature. D'altronde, ognuno di noi desidera vivere il più a lungo possibile, e allora, perché non cerchiamo di aiutare noi stessi?

Siamo in un'epoca che potenzia esponenzialmente le sue capacità. Siamo stati capaci di creare molte cose, di capire sempre di più il mondo, e conoscere meglio noi stessi. Oggi, quando andiamo in ospedale, diamo per scontato, ad esempio, che ci sia quell'enorme macchinario che ci permette di fare le risonanze magnetiche e scovare - ma anche capire - quali sono i problemi che abbiamo. Non molti anni fa, questo era impensabile. Così come era impensabile che si potessero creare artificialmente delle nuove gambe, in generale delle protesi. Oscar Pistorius ne è sicuramente il caso più eclatante, ed ha dimostrato che si può andare avanti a testa alta senza dover invece soffrire per il resto della vita.
Oltre a casi famosi, ci sentiamo in dovere di citare anche casi meno eclatanti, ma forse ancor più rivoluzionari. Stiamo parlando del progetto ideato dall'università di Stanford, una vera e propria innovazione che riguarda la possibilità di impiantare piccoli progetti hi-tech all'interno del corpo umano. Le zone di destinazione? Cuore, cervello, fegato, ma anche molti altri organi, che possono così trarre vantaggio dalle nuove tecnologie per rispondere meglio alle cure e aumentare quindi la prospettiva di guarigione dei pazienti. Il funzionamento di questi dispositivi sarebbe garantito dal trasferimento wireless a medio raggio che consentirebbero la ricarica di oggetti come sensori, stimolatori nervosi e pacemaker senza dover andare ogni 6/7 anni - vita media, ad esempio, dei pacemaker - a farli sistemare. Ciò sarebbe possibile grazie ad una tessera grande quanto una carta di credito da appoggiare vicino alla zona interessata. La quantità di segnale? Non sarà dannosa, visti i risultati di alcuni test di prova.
Ma alla fine, il vero vantaggio di questa innovazione qual è? "Il potenziale è quello di poter sviluppare trattamenti alternativi alle tipiche terapie farmacologiche", afferma William Newsome, direttore del Neurosciences Institute di Stanford. In altre parole, c'è la possibilità, per le tecnologie indossabili inserite nel corpo umano, di agire direttamente sull'area di interesse e non solo su specifici organi che vengono usati per poi veicolare i farmaci; è così evitabile, ad esempio, usare le droghe per schermare il dolore.
Vogliamo lasciarvi con un ultimo caso da citare sulla wearable technology, questa volta tutto italiano. Stiamo parlando di Reply, azienda che annovera nelle sue file oltre 4300 dipendenti sparsi in tutto il mondo e vanta oltre mezzo miliardo di fatturato nel 2013. Questa Reply ha lavorato su un calzino parlante che facilita la riabilitazione ortopedica post traumi direttamente in casa propria. Il calzino, dotato di sensori integrati nel tessuto, si aggancia con un clip ad un trasmettitore che va a sua volta agganciato alla caviglia, e invia i dati relativi alla camminata e/o alla corsa del paziente. Un'apposita applicazione raccoglie tutte le informazioni, le invia ad un sistema centrale e permette un'assistenza 24 ore su 24, senza dover spostarsi di casa.
Se non è rivoluzione questa!
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