Collectively, il sito web che cambierà il mondo
L'aspetto più interessante del web moderno è il concetto di condivisione: non importa chi si è, dove ci si trova, cosa si fa, chiunque può esprimere la propria opinione e manifestare il modo di pensare. E se a farlo sono i maggiori brand al mondo, la cosa diventa davvero interessante.
Il sito
Collectively nasce come piattaforma digitale di content curation/creation, che spera di fare il primo passo per modificare il corso del futuro; in altre parole, sta cercando di provare qualcosa di fresco, di diverso, qualcosa che cerchi di catturare l'attenzione delle persone, spingendole all'azione. Piuttosto ambizioso, verrebbe da dire. Ma in realtà il progetto propone idee, ispirazioni, racconti, vere e proprie guide (e non semplici storie) con l'obiettivo di ispirare le persone all'agire nuovo, innovativo, diverso dagli aspetti convenzionali. A dire la verità, in questo non è che ci sia tanto di nuovo, ma il fatto che a curare i contenuti siano aziende del calibro di Coca Cola, Unilever, Bt Group, Carlsberg e altri, affiancati da sostenitori diretti come Google, Nike, Microsoft, Nestlé, Omnicon, Twitter e altri. Innegabile è la possibilità, da parte di queste aziende, di vedere e ascoltare quotidianamente episodi, storie, racconti, innovazioni, cambiamenti globali; l'unico rischio potrebbe derivare dalla non completa, diciamo così, onestà dei contenuti, ma a quanto racconta un articolo, sembrerebbe esserci una gestione editoriale indipendente a vigilare sulla genuinità degli stessi. Insomma, è da sperare che questa piattaforma non sia l'ennesima campagna di social marketing fatta da multinazionali che vogliono aggiogarci ancor più ai loro prodotti, ma un nuovo modo di ispirare, di vivere il mondo, di creare contenuti che portino a nuove idee e nuovi valori.
L'aeroporto di San Francisco
Perché di storie interessanti, su Collectively, ce ne sono già adesso che il sito non è stato lanciato da tanti giorni. Come quella dei mercati contadini, che piano piano stanno sempre più spopolando negli aeroporti americani. Questo fenomeno nasce da un semplice concetto: gli aeroporti consumano, e consumano davvero tanto. La FAA (Federal Aviation Administration) stima che entro il 2034 gli aerei di linea trasporteranno circa 1 miliardo e 150 milioni di persone in tratte per un totale di 1,47 trilioni di miglia (o, in altri termini, circa ben 2370 miliardi di chilometri). E come le tratte aumentano, anche i consumi aumentano. Il bisogno pertanto è quello di ridurre al massimo tutti gli sprechi; in attesa di creare aerei capaci di usare fonti rinnovabili o cose del genere, bisogna investire da altre parti. Questo sembra averlo capito la direzione dell'aeroporto di San Francisco, che nel 2011 ha aperto al pubblico una ristrutturazione da ben 384 milioni di dollari. Ingenti investimenti con un occhio al futuro, perché la nuova infrastruttura ha molte tecniche moderne e all'avanguardia: basti citare che tra i tanti accorgimenti che lo studio di design Gensler ha deciso di adottare, rientra anche un sistema capace di tracciare le postazioni delle persone al fine di indirizzare loro le energie - come l'aria condizionata - di cui hanno bisogno, senza invece disperderla in tutto l'ambiente. Ma un ulteriore punto di forza, forse ancor più grande, è la decisione di affidare il reparto ristorazione ad una società che gestisce le piccole aziende della zona. Stiamo insomma parlando della limitazione degli sprechi del cibo, di cui vi avevamo già ampiamente parlato in precedenza nell'articolo sugli sprechi del cibo.
Piccoli mercati crescono
La società in questione, Napa Farms Market, raggruppa diverse aziende locali, come Acme Bread, Cowgirl Creamery, Kara's Cupcakes e Vino Volo. E il coinvolgimento da parte dell'utenza dell'aeroporto è risultato piuttosto alto considerando che, tanto per citare un solo dato, da quando i punti di ristoro sono stati affidati a Napa Farms Market le vendite alimentari sono aumentate di oltre il 55%. Poiché questo modello sembra funzionare, anche altri aeroporti americani stanno cominciando a seguire questa via, come il Boston Logan International Airport. All'interno di questo opera un'altra società, la Tastes On The Fly, il cui Ceo, Michael Levine, sottolinea l'importanza dell'integrazione tra cibo sano, alta qualità e produzione locale in un aeroporto, il quale generalmente viene visto come sinonimo di fretta, velocità, impazienza: "Lavoriamo con ristoranti e marchi che fanno uso dell'agricoltura locale, adottano pratiche di sostenibilità ambientale e seguano direttive di cibo salutare".
I concetti
Insomma, la nuova convenzione che pian piano sta prendendo sempre più forma sembra essere l'integrazione tra internazionalizzazione e localizzazione, con un occhio di riguardo all'ecosostenibilità. Quello che Collectively fa passare, pertanto, non è una semplice notizia giornalistica che scompare ai più qualche giorno dopo essere stata citata, ma è una vera e propria storia a lieto fine, un racconto che dà ispirazione, una speranza per il futuro in grado di far stare tutti più in salute e più in forma, dai punti di vista sociale, economico e sanitario.
Per questo noi di Tasc vi consigliamo vivamente di mettere Collectively tra i vostri preferiti, perché di storie così ce ne sono (e ce ne saranno) davvero tante!
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