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Netflix vs Amazon: due network a confronto

Il 10 aprile è stata rilasciata con molto successo, da parte di Netflix, l’intera prima stagione di Daredevil continuando un percorso iniziato con House of Cards, a cui si è aggiunta poco dopo anche Amazon ma con qualche variazione. L’azienda americana, infatti, a differenza di Netflix, riceve una serie di sceneggiature dalle quali dopo opportuna valutazione trasmette dei pilot e successivamente, in base alla reazione di pubblico e critica, decide se produrre o meno l’intera stagione. Due modi simili ma al tempo stesso diversi di affrontare la serialità dovuti al fatto che negli ultimi tempi è cambiato totalmente il modo di guardare prodotti televisivi. È nostra intenzione analizzare il comportamento delle case di produzione senza parlare delle serie in sé, salvo casi necessari, ma di come queste vengono recepite dal pubblico.

Ecco la sfida Netflix vs Amazon!

Netflix

Sono passati già più di due anni da quando Netflix, forte di un cast (Kevin Spacey e Robin Wright) e di un regista (David Fincher, che farà anche da produttore) hollywoodiani, ha rilasciato la prima stagione di House of Cards che non credo abbia bisogno di presentazioni. L’idea di rilasciare un’intera serie in una volta già era balenata nelle menti di molti appassionati ma metterla in pratica era tutto un altro discorso. Perché, almeno in TV, è praticamente impossibile che una serie venga trasmessa interamente, ad orari ragionevoli e senza pubblicità. Netflix decise così di sfruttare il suo sito internet e di postare l’intera stagione dando la possibilità, a chi si fosse abbonato, di seguire l’intera stagione come e quando voleva. Ora, al netto di come la si possa pensare sulla qualità delle serie (tra cui non figura solo House of Cards ma anche - tra le altre - la molto apprezzata Orange is the New Black), il livello di compattezza delle singole stagioni è evidente. Vero è che le serie sono sempre divise in puntate ma questo format permette alle stagioni di non subire influenze da parte di fan e critica. Poi, però, ci sono le stagioni successive che possono essere influenzate dal giudizio del pubblico e dalla mancanza di idee. Su House of Cards, ad esempio, per due anni ho letto fiumi di parole sui social e sui forum su quanto fossero troppo crudeli e affiatati, e la terza stagione ha soddisfatto le richieste dei fan. Non voglio dilungarmi esprimendo opinioni sul fatto che io condivida o meno questa scelta ma sta di fatto che l’influenza da parte del pubblico c’è stata. Certo, mi direte che i sentori di un certo conflitto già c’erano durante le prime stagioni (capitolo 9) e il conflitto è stato orchestrato molto bene - in fondo gli autori hanno dimostrato di  saperci fare discretamente nel corso delle tre stagioni andate in onda - ma non venite a dirmi che non siano stati influenzati dai fan perché non sarebbe giusto.

A tutto questo si aggiunge l’ultima trovata in casa Marvel, che fa parte del più ampio progetto cinematografico, di cui magari parleremo un'altra volta, e che ha lo scopo di creare su Netflix un ciclo di supereroi, quattro per l’esattezza (il già citato Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron First) che, dopo la conclusione delle rispettive serie, confluiranno in un unico prodotto (I Difensori). Un progetto a lungo termine, quindi, con lo scopo di avvicinare il pubblico appassionato di fumetti e dei blockbuster cinematografici Marvel che, grazie all’enorme successo acquisito con i film, è in crescita. Netflix ha fatto una scelta volta ad accaparrarsi un’ampia fetta di fan tramite le sue serie più popolari – è il caso di The Killing, cancellata dopo la fine della terza stagione, a cui il network ha dato una quarta e conclusiva stagione dopo la reazione dei fan alla cancellazione. Queste operazioni possono essere sviluppate con molta tranquillità da Netflix le cui serie non dipendono dal rating, quindi non corrono il rischio di subire cancellazioni premature. Fino ad ora il pubblico è rimasto soddisfatto, la critica un po’ meno – ad esempio la seconda stagione di House of Cards ha lasciato molte perplessità sotto questo profilo - ma non abbiamo un numero di stagioni tale da permetterci un raffronto serio con altre serie di altri network molto più lunghe per analizzare un metodo che con il tempo potrebbe trasformarsi da punto di forza essere un punto debole.

Amazon

Nel 2012 Amazon decide di seguire Netflix producendo sempre stagioni “one-shot” tratte, a differenza di Netflix, da sceneggiature inviate agli Amazon Studios che hanno la possibilità di essere serializzate seguendo le modalità già descritte. Di conseguenza viene affidata grande importanza ai pilot, su cui però bisogna dire alcune cose: ho visto episodi pilota mediocri lanciare serie rivelatesi poi discrete, altri erano fatti molto bene però non hanno dato seguito a serie altrettanto buone e alcuni erano carichi di aspettative non rispettate dalle successive puntate. Ci possono essere decine di combinazioni di questo tipo che dimostrano come fare pilot non è cosa semplice soprattutto se da esso dipende la realizzazione di un’intera serie come nel caso di Amazon. Al tempo stesso, però, lo sceneggiatore è libero da pressioni perché non ha niente da perdere - al massimo ottiene un rifiuto - e tutto da guadagnare - l’eventuale buona uscita viene retribuita in base alle caratteristiche della serie. Questa scelta, quindi, può essere vista in maniera duplice: da una parte viene data l’opportunità all’autore di esprimersi liberamente e di mettersi in mostra, dall’altra bisogna fare i conti con la critica e con il pubblico, e lasciare la scelta anche agli spettatori non è sempre positivo. Sia chiaro, non ho nulla contro il pubblico televisivo ma serie di livello come The Wire e Boss, ad esempio, non hanno avuto grande successo di ascolti e Boss è stata addirittura cancellata dopo due stagioni. Il progetto prevede anche la possibilità di fare delle aggiunte a sceneggiature già esistenti, sempre previa verifica. In tal caso il rischio di realizzare un qualcosa di poco compatto e molto confuso è molto elevata.

Per quanto riguarda il riscontro di pubblico fare un confronto con Netflix è molto difficile perché se il formato è più o meno simile la stessa cosa non si può dire per i temi che vengono proposte dai due network. Se, infatti, si scorrono i titoli presentati da Amazon, sia quelli serializzati che quelli scartati, si nota come non ci siano prodotti di facile presa sugli spettatori. Ad oggi per fare un esempio delle serie presentate ho visto solo Transparent - storia di un gender che decide di dichiararsi - e The Man in High Castle – di genere distopico e tratto dall’omonimo libro di Philip K.Dick uscito in Italia con il titolo “La Svastica sul Sole” (di cui consiglio la lettura). Secondo voi quante persone sceglierebbero di vedere le due serie appena descritte e quante House of Cards o Daredevil?con questo non voglio dire che la scelta di Amazon sia sbagliata, anzi è da apprezzare l’obbiettivo di portare ad un pubblico più o meno ampio prodotti meno commerciali sfruttando metodi di diffusione non convenzionali. La scelta dei due brand, quindi, è simile ma Amazon è ancora acerba da questo punto di vista anche se ha già riscosso un discreto successo. Bisognerà vedere se, come avvenuto per Netflix, deciderà di allargare la fetta di spettatori con progetti a più ampio raggio e come eventualmente il pubblico reagirà.

Considerazioni Netflix vs Amazon

Il modo di fare televisione è cambiato perché è cambiato il modo di recepirla, fino a pochi anni fa non c’era assolutamente la possibilità di poter vedere una serie TV andata in onda il giorno prima negli States come invece succede oggi. La scelta di cambiare il modo di fare le cose, quindi, secondo me è stata soprattutto una reazione alle maggiori possibilità che hanno gli utenti. Tali cambiamenti li trovo molto positivi ma bisogna fare delle precisazioni. La televisione fatta “dal basso”, come prevedono le sceneggiature di Amazon, potrebbe diventare un problema soprattutto se si tiene conto che possono essere fatte delle aggiunte – in questo caso il rischio di creare sceneggiature confusionarie è alto. Poi bisogna considerare le influenze provenienti dall’esterno soprattutto da commenti nei forum e sui social network. Ora, non è mia intenzione criticare gli utenti ma stiamo parlando di un pubblico che ha la possibilità di scrivere senza controllo o magari sta scrivendo una reazione a caldo che non rispecchia il suo reale pensiero. Ma il problema principale è la totale esclusione da questo discorso di utenti che per mille motivi non esprimono la propria opinione.
Ritornando a The Man in the High Castle, ad esempio, io l’ho visto e l’ho apprezzato ma in rete non troverete nulla, a parte l’accenno di prima e le due righe che state leggendo, su quello che penso della serie. E questo è solo un esempio dei limiti a cui si va incontro che riducono la possibilità di avere una visione quanto più larga possibile. Bisogna comunque prendere atto del cambiamento avvenuto e osservare come si adatterà il pubblico e se ci saranno altre novità.