Amazon vs Netflix: la sfida dei film originali
Con questo articolo continuiamo un discorso cominciato alcuni mesi fa con un altro articolo (lo trovate qui), che vi invito a leggere (o a rileggere), circa il confronto tra i colossi americani Amazon e Netflix. Infatti, dopo aver analizzato il modo di affrontare la serialità, ormai non più esclusivamente televisiva, parleremo di come le due società stanno affrontando la realizzazione di film originali. In questo caso, però, non possiamo studiare nessun prodotto già realizzato e, di conseguenza, ci troviamo nel campo delle ipotesi che potrebbero essere smentite. Fatte queste dovute premesse si può procedere con il nostro approfondimento.
Amazon
L’obiettivo di Amazon per il momento è quello di realizzare 12 film rilasciati in sale IMAX sparse per il mondo ed opportunamente selezionate e, successivamente, metterli a disposizione sul proprio sito. Il progetto è stato affidato a Ted Hope (nella foto) di cui, a onor del vero, non avevo mai sentito parlare prima, ma che si è rivelato essere un produttore eterogeneo di ottimi prodotti cinematografici tra cui troviamo film indipendenti (come Happiness e Trust), film estremi (21 grammi, del recente Premio Oscar Iñárritu), parodie fumettistiche (Super) e molti altri ancora. È chiaro che la scelta di Ted Hope sia dovuta alla volontà di realizzare dei film di nicchia, o comunque film che prendano le distanze dai blockbuster hollywoodiani, cosa non molto diversa da quanto sta succedendo con le serie prodotte dalla stessa società ed analizzate nell’articolo gemello.
I registi che hanno deciso di far parte del progetto fino ad ora sono personaggi particolari che in passato hanno realizzato film “non commerciali”, ma giunti comunque al grande pubblico. Ci sono, infatti, Terry Gilliam (uno dei Monty Pyton e regista di Brazil), Jim Jarmusch (Dead Man, Ghost Dog), Spike Lee (Fa' la cosa giusta, La 25esima ora) e Jean Pierre Jeunet (Il favoloso mondo di Amélie). Certo, bisogna ammettere che non sono registi conosciutissimi, ma gli appassionati – e non - di cinema avranno sicuramente sentito almeno una volta qualcuno di questi nomi. Una politica di questo genere vuol dire che almeno per il momento, nonostante la scelta di Ted Hope, si punterà su nomi relativamente famosi e non su artisti emergenti con cui il produttore americano ha a che fare di solito.
Con Amazon vale più o meno quanto abbiamo detto per le serie: nell’altro articolo, infatti, affermavamo che “è da apprezzare l’obiettivo di portare ad un pubblico più o meno ampio prodotti meno commerciali sfruttando metodi di diffusione non convenzionali”, lo stesso si può dire anche per i film.
In sintesi, si cerca di catturare un pubblico meno ampio pigiando l’acceleratore sul cinema indipendente o su registi collegati ad esso. Come già anticipato, però, i film verranno proiettati prima nelle sale, ma per un tempo molto ridotto rispetto alle solite uscite cinematografiche perché poi saranno rilasciati sul canale streaming del sito di Amazon, seguendo lo stesso iter utilizzato per le serie e questo aspetto potrebbe allontanare i fan abituati a frequentare i cinema. Bisogna anche sottolineare un altro elemento fondamentale: nei film, almeno per ora, non è prevista la partecipazione di sceneggiatori “esterni” diversamente da quanto previsto con le serie.
Netflix
Netflix per il momento, a differenza di Amazon, non ha un direttore che gestirà il progetto dei film originali come Ted Hope. Infatti, ci troviamo a parti invertite rispetto a quanto sta succedendo con le serie, perché la programmazione di Netflix è più indietro rispetto ad Amazon e, quindi, per ora è costretta ad inseguire il colosso di Seattle. L’assenza di un manager non è necessariamente un problema ma, anzi, potrebbe trasformarsi in un vantaggio, perché così i registi potrebbero avere una libertà maggiore nel mettere in pratica le loro idee. Anche se, a onor del vero, Ted Hope non sembra il tipo che va ad influenzare le scelte dei registi di cui è produttore (basta vedere qualche film da lui prodotto per farsi un’idea).
Per ora i personaggi che hanno aderito al progetto di Netflix sono diametralmente opposti a quelli Amazon: il primo è Woo-ping Yuen, coreografo dei due capitoli di Kill Bill e della trilogia di Matrix, che sta preparando il sequel de La Tigre e il Dragone; poi abbiamo Adam Sandler, attore molto famoso, che dovrebbe partecipare a quattro film di cui ancora non si conoscono i particolari; si è aggiunto da poco anche Brad Pitt, che non ha bisogno di presentazioni, il quale dovrebbe partecipare a un war-movie di genere satirico intitolato War Machine. A questo punto non credo che si dovrà sottolineare come Netflix abbia scelto di concentrarsi su prodotti di “facile” successo così da non allontanarsi molto rispetto a quanto accaduto con le serie.
Come per le serie, anche i film della società californiana puntano ad un pubblico più vasto rispetto ad Amazon: non ditemi che il sequel de La tigre e il dragone non è un’operazione commerciale perché non sarebbe giusto, anche se sono curioso di vedere cosa combinerà Woo-ping Yuen con il materiale a disposizione. Analogo discorso si può fare su Brad Pitt e Adam Sandler, soprattutto su quest’ultimo che, comunque la si pensi sui suoi film, ha raggiunto una certa fama e, a modo suo, si è costruito un certo seguito. Anche in questo caso la distribuzione avverrà prima in alcune sale IMAX e poi ci sarà la possibilità di vedere i film realizzati direttamente sul sito di Netflix.
Riflessioni e differenze con le serie
Da quanto analizzato possiamo dire che entrambi i network vanno di pari passo con ciò che abbiamo scritto per le serie: Netlfix segue una via più mainstream, mentre Amazon segue una via più indie (concedetemi i due termini). Ora, non necessariamente il cinema indipendente è migliore di quello mainstream, quello che mi lascia perplesso sono i nomi: i registi di Netflix, a parte Woo-ping Yuen – che, ripeto, sono curioso di vedere cosa farà -, non è che mi diano molte certezze, soprattutto Adam Sandler, ma spero di essere smentito; i registi di Amazon, invece, sono dei pezzi grossi del cinema indipendente solo che sono passati alcuni anni dai loro film migliori e, ad esempio, le ultime uscite di Gilliam e Jarmush (rispettivamente The Zero Theorem e Solo gli amanti sopravvivono) sono state discrete ma sono comunque lontane dai capolavori passati, anche se devo dire che Solo gli amanti sopravvivono di Jarmush a molti è piaciuto. Ciò non significa che i registi di Amazon siano ‘bolliti’ o che si siano ‘commercializzati’, ma che non bisogna aspettarci dei capolavori da Amazon (anche in questo caso spero di essere smentito). L’aspetto più importante del progetto Amazon è la possibilità di coinvolgere registi meno noti o in cerca di ispirazione (mi viene in mente Duncan Jones, il regista di Moon), di prender parte al progetto, e la scelta di Ted Hope, vista in quest’ottica, mi sembra perfetta. Sottolineiamo che i registi citati, sia di Amazon che di Netflix, hanno un certo numero di fan che potrebbero allargare il bacino di utenza dei due network, non solo per quanto riguarda i film, ma anche per le serie; e non dimentichiamo che alcuni appassionati di prodotti cinematografici sono restii a guardare serie tv per via di una minore libertà nella scrittura, e hanno ragione: infatti, se si escludono alcune serie della HBO, come OZ o Game of Thrones, sono rari i casi in cui si vedono scene crude in TV e ancor più rare sono le possibilità di vedere su uno schermo televisivo virtuosismi tecnici.
Netflix non ha, quindi, grosse differenze con il progetto parallelo per le serie tv, discorso a parte va fatto con Amazon, dove con le serie si da la possibilità a chiunque di influire sui prodotti da realizzare tramite sceneggiature. Nell’altro articolo avevo espresso alcune perplessità su questo aspetto, perplessità che a dir la verità ancora non si sono manifestate, ma, di norma, preferisco molto di più la gestione che Amazon sta avendo con i film.
Il punto principale che i due network stanno toccando, a prescindere dalle scelte “commerciali” o meno, è di provare a limitare il dominio delle major proponendo una versione trasversale rispetto alle solite uscite cinematografiche rimanendo quasi del tutto lontani dalle sale. E, a mio modo di vedere, l’annosa questione se sia meglio vedere un film a casa o al cinema non si pone: se un prodotto è buono non importa dove viene visto, poi è normale che la visione al cinema ha tutto un altro effetto.
Non ho molti problemi nel dire che il progetto di Netflix e Amazon, che si parli di film o serie, mi piace molto, perché se si escludono alcuni limiti soggettivi devo dire che oggettivamente quanto ci stanno proponendo i due colossi sono prodotti di indubbia qualità.
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