6 modi per disegnare un buon packaging
Se chiedete a Google cosa significa per lui confezionare un prodotto vi risponderà più o meno così:
- deve proteggere la merce
- deve evitare furti
- dev'essere economico
- deve rispettare l'equilibrio tra costo e prestazione
In un'ottica meramente industriale e tecnicistica questa sarebbe una di quelle sentenze iconiche che ogni buon imprenditore si farebbe incidere a fuoco sulla scrivania in mogano.
In realtà confezionare un prodotto non vuol dire soltanto prendere un oggetto ed infilarlo in una scatola. Il modo in cui un prodotto si presenta al pubblico infatti non soltanto può determinarne l'acquisto, ma contribuisce a creare identificazione sociale con il consumatore stesso e connota visivamente l'epoca in cui viviamo. Il buon imprenditore infatti sa che vendere qualcosa è un'arte che non deve lasciare nulla al caso.
L'affezione e la fiducia del consumatore devono essere conquistate ed in un mondo in cui relazioni, valori e certezze, come dice il buon Zygmunt Bauman, sono sempre più "fluide ed intangibili", la percezione che qualcosa sia stato fatto con una cura ed un attenzione tangibili, diventa un valore inestimabile. Ecco quindi che il packaging si evolve, passando da una dimensione prettamente funzionalista (contenere) ad una sostanzialmente antropologica (suggestionare).
CONFEZIONARE ≠ TRASLOCARE
A meno che non si stia parlando di spedizioni per acquisiti online, è chiaro che la scatola di cartone debba rimanere relegata a quel faticoso e spiacevole momento della vita che si chiama trasloco. Appurato ciò, bisogna tenere in considerazione che confezionare un prodotto non segue sempre le stesse regole. Ho individuato e stilato dunque una serie di tipologie di packaging che a parer mio si distinguono non soltanto per caratteristiche estetiche, ma soprattutto per finalità ed abilità comunicativa.
MORPHOLOGICAL PACKAGING
Il brand IF bags ha inventato un modo particolarmente interessante di commercializzare il suo prodotto. Per vendere i ricambi delle corde impiegate per la realizzazione di borse e tracolle, realizza un packaging dove prodotto e confezione stabiliscono un dialogo, entrando l'uno in stretta relazione con l'altro.
Morphological packaging significa sfruttare le caratteristiche morfologiche del prodotto perchè siano il punto di partenza su cui costruire la confezione
In questo modo il brand può giocare visivamente con il proprio prodotto, accontentando il consumatore tecnicamente e visivamente. Si comprende subito come ci sia uno studio dietro alla manifattura e come il marchio voglia dare una certa immagine di sé. L'immediatezza espressiva e la familiarità dell'immagine conquistano il pubblico che sa apprezzare il sottile incontro tra l'immaginario montano e quello urbano, tra lo strumento ed il suo fruitore, tra la dimensione rudimentale e quella estetica.
MATERIAL PACKAGING
PELLE Designs ha deciso di dare una connotazione differente al suo prodotto. Le classiche saponette si trasformano in pietre preziose dai colori sgargianti. La casa produttrice in questo caso lavora sull'aspetto più voyeuristico del consumatore. Spesso un prodotto si differenzia dagli altri non tanto per le sue prestazioni, quanto invece per la sua capacità di inserirsi in maniera innovativa in un mercato apparentemente consolidato.
Material packaging significa sfruttare le possibilità del materiale con cui viene realizzato un prodotto per creare connessioni estetiche e concettuali tra quest'ultimo ed altri immaginari
Il potere evocativo della saponetta sta nella capacità di sfruttare le potenzialità del materiale perché diventino esse stesse confezione per il prodotto.
SENSORIAL PACKAGING
Lo Siento nel 2013 ha realizzato un packaging per la Triticum bakery di Xavi Ramon del tutto particolare. Riflettendo sul modo in cui interagiamo con i prodotti prima dell'acquisto, i designer hanno lavorato considerando due aspetti fondamentali del processo di scelta di un bene di consumo: il testing e la sensorialità. Annusare è un'attitudine innata nel consumatore, sopratutto in quello italiano, che nell'odore di un prodotto può ritrovare un'intero panorama esistenziale. L'aggiunta di fori concentrici sulle confezioni del pane, per quanto banali possano sembrare, invitano chi compra a saggiare la bontà del prodotto e creano un legame tra merce e compratore.
Sensorial packaging significa creare un'interconnesione inaspettata ed intensa tra il prodotto ed il consumatore sfruttando la dimensione sensoriale che risiede al di là della componente visiva
In maniera romantica si stabilisce quindi un unione tra uomo e cibo, quasi arcaica e fortemente verace.
PLAYFUL PACKAGING
Lo studio Dorian ha progettato tre packaging per il vino che nel 2012 ha vinto il Dieline Award. Le etichette del brand spagnolo recano sulla propria copertina giochi di logica e di enigmistica che dovrebbero avere lo scopo di intrattenere il consumatore integrando all'interno della dimensione alimentare quella più ludica. Spesso molti designer hanno lavorato in questo senso e spesso la finalità non è altro che quella di attribuire al prodotto un valore aggiunto che non si leghi necessariamente al soggetto del prodotto stesso.
Playful packaging significa creare un vero e proprio gioco tra prodotto e consumatore dove lo scopo è l'intrattenimento al di là di qualsiasi altro messaggio
DEEP INTERACTION PACKAGING
Il concept presentato dalla designer Stas Neretin è a mio avviso uno dei più interessanti modi di fare packaging che possano esistere. Il progetto Naked infatti è così comunicativo perché riflette in più direzioni sul prodotto che vuole proporre. Le creme per il corpo presuppongono un'attenzione verso la cura di sé, cura che si riflette visivamente nella fragilità di una confezione che si arrossa soltanto toccandola. La nudità, condizione necessaria per l'applicazione della crema, rimanda poi all'idea della vergogna e dell'imbarazzo che si riflette visivamente nel rossore individuato dal tocco del flacone. Gli stessi elementi dialogano quindi all'interno dello stesso contesto arricchendosi reciprocamente.
Deep interaction packaging significa riprodurre un'interazione profonda tra prodotto e consumatore che rifletta sul significato e sull'essenza del prodotto stesso
In questo caso l'utilizzo di materiali e tecnologie "innovative" nel campo della progettazione, forniscono al prodotto quel quid in più che le porta a distinguersi dai competitor.
ORGANIC PACKAGING
Lo studio svedese Tomorrowmachine lavorando al progetto This too shall pass ci fornisce uno spunto interessante per la progettazione del futuro. Il commercio di beni di consumo, soprattutto alimentari, crea una mole di rifiuti a dir poco impressionante. Smaltire i rifiuti oltre che pericoloso per l'ambiente è incredibilmente dispendioso e quindi oggi più che mai diventa fondamentale pensare e progettare beni di consumo che abbiano un basso impatto economico ed ambientale.
Organic packaging significa progettare imballaggi che, come i prodotti, abbiano un proprio ciclo di vita e siano soggetti a deperimento fisico, permettendo così un più facile e sano reintegro di tali materiali all'interno dell'ecosistema
La confezioni diventa essa stessa un alimento o la sintesi di proteine che possano estinguersi senza danneggiare il consumatore o l'ambiente. Il progresso bioetico dunque ed il mondo della progettazione devono collaborare perché nel futuro più prossimo i cibi siano allo stesso tempo familiari, invitanti ed eco-friendly.
Con la consapevolezza che il packaging è molto più che un'accessorio estetico utile esclusivamente ad attirare il consumatore, vi lascio con una selezione di concept e progetti relativi a questo mondo che personalmente trovo interessanti e/o semplicemente ben riusciti:
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