Il Ponte delle Spie - Oscar 2016, Day 8
Noi di Tasc adoriamo i film, ve ne sarete certo accorti, dato che ogni settimana ve ne proponiamo uno attraverso la rubrica “Cosa guardo stasera“.
In vista degli Oscar del 28 Febbraio abbiamo deciso di realizzare, come l’anno scorso, una rubrica straordinaria sugli 8 film candidati per la categoria Miglior film.
Ogni giorno, dal 20 al 27 Febbraio, verrà pubblicato un articolo su ogni film in gara. Il 28 Febbraio, infine, verrà pubblicato un mega-articolo a cui contribuiranno tutti e 8 gli autori delle varie recensioni; al termine dell’articolo presenteremo le nostre previsioni sul possibile vincitore, l’anno scorso ci abbiamo azzeccato: siamo fiduciosi anche questa volta!
L'ottavo film tra gli 8 candidati che vi proponiamo è Il Ponte delle Spie.
Questa è una guerra che non si combatte con le armi, ma con le informazioni
Il ritorno di Steven Spielberg
La prima cosa che vediamo nel film di StevenSpielberg sono due volti. Uno è riflesso nello specchio, mentre l'altro è un elegante autoritratto. Appartengono allo stesso uomo, apparentemente sono uguali ma presentano lievi differenze. La prima riflette la sua esteriorità, dando un'immagine soggettiva, la seconda ne evidenzia il carattere, lo stato d'animo e i tratti dell'autore, con il suo sguardo impassibile e le sue preoccupazioni. Quest'uomo seduto al centro che si guarda da un lato e dipinge dall'altro è Rudolf Abel (Mark Rylance).
Abel era una spia russa che visse a New York nel 1957, al culmine della guerra fredda. Dopo aver trascorso nove anni sotto copertura, tutto ciò che lo riguarda è diventato un mistero.
Dal suo modesto appartamento, Spielberg ci mostra la giornata di lavoro di Abel, il tutto in una quasi silenziosa sequenza estesa, in cui gli unici rumori sono la confusione della città: un clacson distante, un treno rombante e una rilassante musica di violino.
Prende la metropolitana, va in riva al fiume e mette giù il suo cavalletto da pittore, nel frattempo si siede su una panchina, sotto la quale è incastrato un messaggio segreto a lui destinato. In quel momento è inseguito dagli agenti dell'FBI che si mimetizzano tra la folla, indossando i loro trench grigi.
Tornato al suo appartamento, Abel viene arrestato con l'accusa di essere una spia sovietica.
La democrazia cercherà di creare un falso e breve processo, lasciando ad Abel un'unica sorte, quella della sedia elettrica. Il processo ricalcherà i princìpi della Costituzione Americana, premendo molto sulla pena di morte. Ad Abel sarà assegnato un avvocato d'ufficio James B. Donovan (Tom Hanks), quest'ultimo si era sempre occupato di assicurazioni, e contro il parere della moglie e dei figli, che temevano un pessimo giudizio popolare, accettò l'incarico. Doveva filare tutto liscio, Abel avrebbe avuto la pena di morte e caso chiuso, ma Donovan cambiò tutto, si affidò al "libro delle regole", ovvero alla Costituzione.
Ed è proprio questo regolamento che porterà Donovan a lottare per la vita di Abel (evitandogli la sedia elettrica) prevedendo un possibile scambio con i russi, qualora venisse catturata una spia americana.
Ed è proprio questo "libro delle regole" il vero protagonista del film, dichiarato da Donovan di essere "tutto ciò che li rende americani". Questo suo attenersi al libro delle regole, porterà Donovan (come prevedeva la moglie) a tanti disagi, addirittura una sparatoria dopo l'orario di cena, mentre la figlia vedeva la televisione.
Il giudizio popolare basato su quello dei media
Qui StevenSpielberg fa un ottimo lavoro poiché ripropone due volte la stessa scena, nelle fasi iniziali del film e nel finale, dimostrando come il giudizio popolare era facilmente influenzabile dai media. Attraverso lo sguardo di una signora si intuisce lo stato d'animo, ciò che essa prova nei confronti di Donovan è in un primo momento, odio, perché quest'ultimo vuole far liberare un traditore.
Invece, nella scena finale del film, la stessa signora, lo vede come un eroe.
Lo scambio perfetto
Dall'apertura in gran parte senza parole, in cui seguiamo Rylance per le strade e le metropolitane di New York, il film si sposta sempre di più verso il freddo, dove le forze dell'est si incontrano con quelle dell'ovest nella Berlino nevosa.
A quei tempi Berlino era un città piena di tensioni, e difficilissimo era vivere lì, nasceva il muro e veniva così segnato quello che oggi è uno dei ricordi più brutti della Germania. Aumentarono numerosamente i furti, infatti a Donovan rubarono il cappotto, mentre ai bambini vennero rubati tutti i sogni, le speranze e i giochi. A New York si divertivano a saltare muri e recinti, invece a Berlino se avessero saltato quel muro, sarebbero morti.
Anche in questo caso il regista, fa un lavoro splendido poiché mette a confronto due realtà totalmente diverse.
Donovan non vede Abel come una spia, un russo, un nemico: sceglie di guardarlo come un cittadino americano, una persona come le altre, un amico. Man mano che inizierà a conoscerlo, gli darà un colore, una profondità, un'amicizia e forse anche un po' di ammirazione, ma la scelta riguardo allo sguardo da assumere l'ha già fatta all'inizio. Come il regista che fa la sua scelta dalla prima inquadratura, quella dello specchio e del dipinto sulla tela.
Proprio per questo decide che egli deve avere gli stessi diritti, la stessa pena e la stessa punizione di qualunque altro cittadino e non deve essere trattato come un nemico.
E l'azione?
Ebbene sì, c'è anche l'azione, uno spettacolare incidente aereo che viene messo in scena per evidenziare la cattura del giovane pilota americano Francis Gary Powers da parte dei russi, e proprio da qui nasce l'idea dello scambio di prigionieri che diventa il cuore della storia.
-Non sei preoccupato?
-Servirebbe?
Donovan chiederà più volte ad Abel: "Non sei preoccupato?"- e lui impassibile risponderà: "Servirebbe?", per dimostrare come la spia russa non abbia alcuna paura, anzi racconta la sua difficile infanzia:
"In piedi lì così mi ricorda un uomo che veniva a casa nostra quando ero piccolo, mio padre mi diceva sempre: osserva quell'uomo e io lo guardavo ogni volta che veniva, e non c'è stata una volta in cui lui abbia fatto qualcosa di apprezzabile" - "e io le ricordo quell'uomo?" - Rispose un po' preoccupato Donovan e Abel continuò: "Poi una volta, avrò avuto l'età di suo figlio, quando casa nostra fu occupata da guardie partigiane di confine, ce n'erano a decine, mio padre fu picchiato, mia madre fu picchiata e quell'uomo, l'amico di mio padre fu picchiato e io osservavo quell'uomo e ogni volta che lo colpivano, lui si rimetteva in piedi, così lo colpivano più forte, e lui si rimetteva in piedi, credo che per questo smisero di picchiarlo e lo lasciarono vivere dicendo:Человек в одном куске, che in poche parole significa un uomo tutto d'un pezzo."
Proprio come lo sarà Donovan che grazie alla sua abilità di negoziatore riuscirà a effettuare il grande scambio 2 x 1(Abel per il Pilota e lo Studente).
Il Ponte delle Spie esiste veramente
Il ponte di Glienicke (in tedesco Glienicker Brücke) è un ponte stradale di Berlino che supera il fiume Havel collegando la città di Potsdam e quella di Berlino nei pressi di Klein Glienicke.
Iniziato nel 1904 fu completato nel 1907. Distrutto nel corso della seconda guerra mondiale, fu ricostruito nell'immediato dopoguerra e riaperto al pubblico nel 1949 come "ponte dell'Unità".
Nel 1961 fu chiuso al traffico essendo posto sulla linea di demarcazione fra la Berlino Ovest e la Germania Est e alle due estremità del ponte furono collocate due posti di controllo delle rispettive polizie. Con la caduta del muro di Berlinofu definitivamente riaperto al transito il 10 novembre 1989.
Il manufatto è conosciuto soprattutto con il soprannome di "ponte delle spie", in quanto durante il periodo della guerra fredda fu al centro di scambi diplomatici fra la NATO e il Patto di Varsavia.
Conclusioni
Il Ponte delle Spie è un film davvero ben fatto, dura 140 minuti ma volano subito via. È narrativo, semplice e istruttivo. E che Cast! Un po' come quello di Tasc! Da Mark Rylance (Abel), con i suoi giochi di sguardi, la sua impassibilità e la sua creatività, a Tom Hanks (Donovan); e che dire di Spielberg, una garanzia. Ha ricostruito in modo magnifico gli anni '50 soprattutto negli esterni che con i numerosi piani americani è impeccabile. Il film è ambientato, sì nella guerra fredda, ma in quella fase specifica detta della "coesistenza pacifica": quel periodo spaccato e distrutto su molti fronti che a Berlino porta addirittura alla costruzione di un muro che divide la città in Berlino Est e Berlino Ovest (1961).
Il film fa riferimento a un episodio realmente accaduto che viene raccontato da Spielberg nel migliore dei modi.
Soffermandosi anche sui bambini, che nelle scuole americane alla fine degli anni '50 avrebbero dovuto vivere e crescere gioiosi, invece, venivano tirati su con la paura, la stessa, dei bambini giapponesi che a scuola venivano preparati a terremoti e tsunami. "La bomba atomica esplode a 10 mila piedi d'altezza papà...", dirà il figlio di Donovan, dopo una lezione a scuola.
Grazie a James Donovan, Rudolf Abel rivide sua moglie e sua figlia, e non venne mai identificato come spia del governo russo; Francis Gary Powers (il pilota) morì in un incidente aereo nel 1977 mentre lavorava per un notiziario con la KNBC; Nel 1962 Frederic Pryor (studente) ricevette la sua laurea in Economia presso la Yale University, attualmente è un professore di economia e Senior Research Scholar presso il Swarthmore College.
Dopo il grande successo di Donovan con la missione Powers-Abel, venne chiamato dal presidente Kennedy per negoziare nuovamente. Nell'estate 1962, andò a Cuba per trattare con Fidel Castro, il rilascio di 1113 prigionieri. Quando Donovan finì la negoziazione, assicurò il rilascio di 9703 uomini, donne e bambini.
Che dire... Questo film è Человек в одном куске (tutto d'un pezzo).
Capolavoro narrativo, semplice e istruttivo con un Cast fantastico. 140 minuti che volano via velocemente. Spielberg stavolta si è superato
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