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La notte degli Oscar 2015

La notte degli Oscar 2015

Al Cast piacciono i film, ve ne siete sicuramente accorti dato che, negli ultimi 8 giorni, abbiamo dedicato un articolo ad ognuno degli 8 film in gara per la statuetta di Miglior film. E' giunto, dunque, il momento delle nostre previsioni riguardo il possibile vincitore della statuetta più ambita.

Ma prima è bene ripercorrere le tappe che ci hanno portato fino a qui (in ordine di pubblicazione su Tasc):

American Sniper

Eastwood ha confezionato un ottimo film, scegliendo un soggetto accattivante e raccontandolo attraverso il suo occhio, quello di un repubblicano di aperte vedute. L'unico problema del film è la durezza della critica italiana, che lo ha stroncato senza scorporare la propria visione politica, pronta ad accettare un'opinione solo se simile alla propria. Personalmente American Sniper ha una visione interventista molto distante dalla mia, ma ciò obiettivamente non toglie che il film sia ottimo per regia, storia e interpretazione.

-Michelangelo Caruso

Oggetto di lunghi ed estenuanti dibattiti, risulta a mio parere un film sopravvalutato; sarà per il bel visino di Bradley Cooper che poco si addice al ruolo di cecchino, sarà per la scelta di Clint Eastwood di celebrare Chris Kyle come un eroe senza macchia. Nonostante sia nel complesso un film coinvolgente, non lo considererei un possibile vincitore.

-Anna Magistrelli

Americano puro, Riesco a definirlo soltanto così. In passato molti altri film d'azione e di guerra sono stati candidati all'Oscar ma American Sniper mi pare decisamente azzardato. Intenso e struggente per chi non legge prima il libro o la trama (maledetti, io vi rovino!), troppo incentrato su un Bradley Cooper più Una notte da leoni e Il lato positivo che "mo' v'ammazzo tutti".

-Alberto Gerin

American Sniper è l'americanata ben confezionata: si segue attentamente, ci sono gran belle scene (tra tutte quella della tempesta di sabbia), ma c'è di meglio.

-Federica Fasciolo

Il film è molto piacevole e coinvolgente, grazie anche ad un Bradley Cooper che, secondo me, è azzeccato nel ruolo. Che Clint Eastwood sia un interventista lo troviamo scritto anche sui muri, ok.

Il vero punto dolente è la scelta discutibilissima di innalzare ad eroe la figura del cecchino che ha ucciso più uomini nella storia dell'America e ancora di più quella di mettere in evidenza i suoi rimorsi per non aver salvato più compagni, dunque per non aver ucciso di più. Rimane comunque un buon film d'azione, ma dati i valori espressi dalla pellicola non credo che questa meriti la candidatura ricevuta.

-Angelo Delicato

Birdman

E' il film che, tra i papabili, mi ha impressionato di più, grazie alla combinazione di umorismo molto sottile che persiste durante tutto il racconto e la capacità di portare avanti un film quasi totalmente in piano-sequenza, senza però farlo pesare troppo agli occhi dello spettatore.

-Edoardo De Martinis

Travolgente, profondo, veloce, vero.

Un film che fonde vari aspetti della vita dell'uomo, che mette in evidenza pregi e difetti della società contemporanea. Non importa che non abbiate capito il significato del finale, è questo il bello di un film, bisognerà guardarlo e riguardarlo più volte, come accadde per 2001: Odissea nello spazio.

"Se qualcuno lo capisce alla prima visione, abbiamo fallito nel nostro intento."

Un capolavoro, per me l'Oscar 2015 al Miglior Film è già di Birdman.

-Angelo Delicato

Birdman è sicuramente un film che colpisce per le scelte stilistiche operate da Inarritu, come quelle del piano sequenza senza interruzioni o della colonna sonora iper-minimalista, ma sopratutto per la storia, che col pretesto di una rappresentazione teatrale, analizza debolezze e virtù di personaggi complessi e borderline. Ottime interpretazioni, su tutte spicca quella di Michael Keaton, che riscatta anni di relegazione ad attore incompleto e di secondo ordine. Ironico che il ruolo del riscatto lo porti un personaggio con le stesse identiche difficoltà di Keaton.

-Michelangelo Caruso

Molto suggestive sono state le riprese, che conferiscono al film un andamento scorrevole, come se non ci fossero stacchi della cinepresa. Per il resto interessante anche il parallelismo tra Michael Keaton e il personaggio che interpreta, Riggan Thomson.

-Francesco Iacobucci

Cast invidiabile, interpretazioni da brivido; scelte di regia e fotografia innovative, sorprendenti. Emergono tematiche come l'ossessione per il successo, la voglia di riaffermarsi, il desiderio di apparire: un pugno nello stomaco per una società come la nostra, che venderebbe un braccio per un istante di popolarità. Semplicemente visionario.

-Anna Magistrelli

Molte idee di Birdman sfiorano la genialità, soprattutto nel modo di mostrare la psicologia dei personaggi e, nello specifico, del protagonista. Probabilmente sarà lui a portarsi a casa l'ambitissima statuetta.

-Federica Fasciolo

Boyhood

Un plauso agli intrepidi che non hanno storto il naso di fronte ai 166 minuti di pellicola; un plauso ancor più fragoroso al regista Richard Linklater che, dopo 12 anni di duro impegno, realizza un capolavoro; Linklater può con orgoglio affermare di aver visto crescere i propri attori, fisicamente e artisticamente. Boyhood si rivela un piccolo gioiello, affrontando in maniera concreta e asciutta i dubbi, i drammi, le paure e le gioie di una famiglia ordinaria col trascorrere degli anni.

-Anna Magistrelli

Decisamente interessante il progetto, meno la riuscita cinematografica, rimane comunque il mio candidato alla vittoria. Chi aveva mai, prima d'ora, pensato e realizzato un film lungo 12 anni? Nessuno.

Impresa non facile, ma di grande effetto, assolutamente da vedere.

-Alberto Gerin

Se la scelta intrepida e originalissima portata avanti da Linklater ci lascia a bocca aperta durante tutta la proiezione del film, non si può dire lo stesso al termine della proiezione; una pellicola che non tocca nessun argomento preciso nel profondo. Più un esperimento che un film.

-Angelo Delicato

Sarò impopolare (o forse estremamente popolare), ma ha il problema di durare 2 ore e tre quarti senza avere, com'è ovvio, una trama vera e propria. Uguale: o lo si ama proprio o non se ne vede mai la fine. Nonostante sia anche ricco di pregi nonché un esperimento originale, non penso che ciò sia abbastanza per portarlo addirittura a vincere come Miglior Film, anche se ha serie possibilità e c'è una gran parte di me che mi dice (o meglio, che teme) che sarà così.

-Federica Fasciolo

E' impossibile non innamorarsi di Boyhood, un film tenero, complesso, ma allo stesso tempo diretto. Superata la curiosità per la scelta di Linklater di girare il film in 12 anni, l'immedesimazione diventerà avvolgente, totale, per lasciare, al termine del film, una stupenda sensazione. Si tratta di un film molto più articolato di quello che appare a primo impatto, e che merita tutta l'attenzione che chiede.

-Michelangelo Caruso

Grand Budapest Hotel

Come un binomio indivisibile, emerge automaticamente il nome di Wes Anderson, che realizza un film unico, irriverente, straniante. Ben consapevole di andare contro il sentito comune e la critica, ammetto di non essere un'accanita sostenitrice di Grand Budapest Hotel; è doveroso però riconoscere il lavoro perfetto di regia e fotografia, e la straordinarietà, nel senso letterale della parola, delle scelte musicali di Alexandre Desplat.

-Anna Magistrelli

E' il mio favorito (per cui tifo sfegatatamente), un film d'altri tempi, anche se credo che l'Academy potrebbe seguire le orme del passato premiando un'altra pellicola.

-Edoardo De Martinis

In un mondo che io considererei perfetto vincerebbe subito la statuetta (ritengo Grand Budapest Hotel ottimo su tutti i fronti), ma probabilmente così non sarà e al caro Wes Anderson andrà la statuetta per la miglior sceneggiatura originale.

-Federica Fasciolo

Non conoscevo Wes Anderson prima di questo film, e me ne pento amaramente. Un regista sicuramente fuori dal comune che ci regala un pellicola diversa da tutte le altre, che ci tiene incollati allo schermo per tutto il tempo. Non trasmette valori significativi e per questo, nonostante sia una meraviglia per gli occhi, non sarà premiato come Miglior Film.

-Angelo Delicato

Anderson è sempre un regista fuori dal coro, che ha fatto della sua visione un marchio inconfondibile senza mai sforzarsi di "essere Wes Anderson". Grand Budapest Hotel è Anderson all'estrema potenza, con tutti gli stilemi con cui il regista si diverte a giocare. Tinte tra il pastello e lo sgargiante, personaggi apparentemente semplici, ma in realtà molto complessi, impersonati da ottimi attori e situazioni teneramente paradossali. Uno dei film più belli del 2014, che merita ampiamente le candidature ricevute agli Oscar.

-Michelangelo Caruso

Da amante di Anderson sin dal primo Bottle Rocket non posso esprimermi. Grande interpretazione del cast, grandiosa scenografia e atmosfera da sogno: leggi Wes e vai sul sicuro. Non vincerà "per colpa" delle tematiche sociali espresse in altri film, ma di certo è uno degli immancabili del 2014.

-Alberto Gerin

La teoria del tutto

Stagionato, amabile, allegro ma non troppo.

Vittoria a mani basse per i due attori protagonisti: Felicity Jones perché ha davvero amato, nell'interpretazione, Stephen Hawking. Eddie Redmayne perché interpretare un disabile (passatemi la leggerezza con cui lo affermo) ha sempre portato alla statuetta.

-Alberto Gerin

La storia di Stephen Hawking viene colta non solo negli aspetti scientifici, ma anche in quelli più privati e segreti. Molto espressiva l'interpretazione del fisico da parte di Eddie Redmayne.

-Francesco Iacobucci

Commovente, ma piuttosto carente dal lato scientifico: normale perché il film è tratto da una biografia scritta dall'ex moglie di Stephen Hawking, ma il bisogno di vedere di più del lavoro del protagonista si avverte.

-Federica Fasciolo

Spezzo una lancia in favore dell'indimenticabile Eddie Redmayne: interpreta Stephen Hawking con incredibile semplicità e rispetto, rendendo verosimile il personaggio senza cadere nell'esagerazione o nel ridicolo. Mi stupirei non lo vedessi ricevere la statuetta d'oro.

Non si può dire lo stesso del film, assolutamente godibile, ma non memorabile a tal punto da ricevere l'Oscar.

-Anna Magistrelli

Selma

Abbiamo ancora bisogno di un film antirazzista, sulla divisione negro-bianco, che racconti la storia di M. L. King? Seriously? Allora non abbiamo imparato davvero nulla, torniamo tutti sui libri di scuola.

Ritratto non indimenticabile della situazione americana, non trovo davvero molti motivi per candidarlo all'Oscar se non per l'interpretazione di un David Oyelowo in gran forma (chi non l'ha amato in L'ultimo Re di Scozia?).

-Alberto Gerin

Tra le candidature non deve mai mancare la celebrazione di un Grande della Storia; quest'anno è la volta di Martin Luther King, che viene presentato come un uomo fragile e non solo come leader politico. L'intento è ammirevole, la realizzazione un po' meno: la pellicola procede lentamente, si dilunga soffermandosi su intrecci politici e scambi diplomatici e lo spettatore rimpiange l'azione, le prese di posizione di King, il suo effettivo operato.

-Anna Magistrelli

The Imitation Game

Ora assaltatemi pure tutti, ma a me Cumberbatch non piace. Nei panni di una persona geniale quanto deviata tanto meno (Sherlock, sei tu?). Aggiungeteci che nella trasposizione cinematografica hanno voluto risistemare la figura di Alan Turing, ora nobile e bistrattato ai piani alti e la frittata è fatta: Alan Turing, Una biografia bello che rovinato.

-Alberto Gerin

Di grande impatto emotivo, la stupefacente storia di Alan Turing commuove a tal punto da mettere in secondo piano le piccole imperfezioni, prima tra tutte una Keira Knightley tutt'altro che convincente. Un film importante dai punti di vista storico e umano; peccato debba concorrere con pezzi da novanta, che lo mettono, a mio giudizio, un poco in ombra.

-Anna Magistrelli

Biografia completa dal punto di vista dei vari aspetti della vita del protagonista, ma nulla che giustifichi un'eventuale vittoria come Miglior Film.

-Federica Fasciolo

La storia di Alan Turing, precursore del primo computer. Interessante la messa in evidenza del fatto che, nonostante i grandi successi in ambito scientifico perseguiti dal protagonista, la società abbia continuato a preoccuparsi principalmente della sua omosessualità.

-Francesco Iacobucci

Un film poco autobiografico, che però riabilita Alan Turing; commuove, ma non fa riflettere. Grande Cumberbatch, non il film nella sua interezza, tornerà a casa senza Oscar.

-Angelo Delicato

Whiplash

Le recensioni lo hanno osannato, e anche giustamente direi. Un film che fa emozionare e battere il cuore in alcune scene, dove la rabbia di Fletcher sembra impaurire anche noi davanti allo schermo. Non mi è piaciuto il ruolo giocato dalla musica che, invece di unire, di fungere da fattore di coesione (tranne nella scena finale, in cui tutti gli attriti tra Andrew e Terence si dissolvono sotto il suono energico della batteria) rende nemici i vari musicisti. Sembra che la musica non venga suonata per il piacere di farlo, ma più per dimostrare qualcosa agli altri o per "rimanere nella storia".

Nonostante questo difetto appena evidenziato, questa pellicola rimarrà comunque nella mia cineteca personale.

-Angelo Delicato

Ritmo, emozioni forti, interpretazioni degli attori e ottima regia fanno perdonare le piccole mancanze della sceneggiatura, da vedere. Può ambire a premi come miglior montaggio o miglior montaggio sonoro, ma non a quello per il Miglior Film.

-Federica Fasciolo

Dinamico, intelligente, profondo, diviso nella dicotomia tra paura di fallire e voglia di riuscire. A prescindere da tutto, il film dell'esordiente Damien Chazelle racconta una storia quasi autobiografica, con la dovizia di chi sa bene ciò di cui parla.

-Michelangelo Caruso

Rullo di tamburi, squilli di trombe: con un meraviglioso sottofondo jazz annuncio il mio personale vincitore. Whiplash è convincente sotto tutti i punti di vista: regia, sceneggiatura, fotografia, musica, interpretazioni. Tutto sembra fondersi in una perfetta armonia, e lo spettatore non pul che rimanerne folgorato.

-Anna Magistrelli

Le previsioni del Cast (e non solo)

E' finalmente arrivato il momento! il pubblico freme, le Star hollywoodiane ancor di più: gli Academy Awards sono indubbiamente un obiettivo importantissimo, un giro di boa verso un luminoso futuro cinematografico.

Quest'anno il punto interrogativo non sarà "Ce la farà DiCaprio a 'sto giro?", ma "Chi diavolo vincerà l'Oscar come Miglior Film?"

La risposta non è affatto semplice. Le pellicole sono state viste e riviste, ora vediamo di fare un po' un bilancio.

"And the winner is... Kevin Spacey" (cit)

Ok forse non tutti amate Caparezza, e anche se a Kevin Spacey darei l'Oscar anche ad occhi chiusi non è lui il nostro interessato.

Signore e signori, il vincitore della statuetta più ambita, secondo il Cast e le nostre firme esterne (Anna Magistrelli, Federica Fasciolo e Francesco Iacobucci, grazie dell'aiuto) sarà......

Birdman!

Questa è la nostra scelta, e voi? Cosa ne pensate? Chi sarà il vincitore? Tra poche ore lo scopriremo.