Tendenze

La Notte degli Oscar 2016

Anche quest'anno, come quello scorso, abbiamo deciso di recensire tutti gli 8 film candidati all'Oscar nella categoria Miglior Film. Ci siamo divertiti ad elogiarne qualcuno e ad affossarne qualcun altro; è normale, abbiamo tutti opinioni differenti, è proprio questo il bello. Oggi è finalmente il grande giorno, questa sera scopriremo chi si aggiudicherà l'ambita statuetta (e anche se Di Caprio riuscirà finalmente ad accaparrarsi l'Oscar). Prima di arrivare ai nostri pronostici ricapitoliamo le tappe che ci hanno portato fin qui:

Le opinioni del Cast

La Grande Scommessa

Romanzare a dovere una crisi economica, ma soprattutto le cause scatenanti e la situazione pre-crisi, non sono di certo gli indizi di partenza più semplici dai quali sviluppare un film. Soprattutto, un film in grado di gareggiare per l’Oscar. Adam McKay tira fuori il meglio dai suoi personaggi: un cast eccellente, una prova corale strepitosa. E una narrazione di fondo in grado di spiegare in termini abbastanza semplici perché la società capitalista occidentale degli ultimi 8 anni ha sofferto così tanto in termini economici e sociali.

-Alberto Gerin

Il segno che quest’anno all’Academy hanno deciso di fare sul serio è la presenza de La Grande Scommessa tra i candidati come miglior film. Bella la messa in scena e bravi gli attori (su tutti il solito Christian Bale e Steve Carell che si conferma dopo l’ottima prova di Foxcatcher) che ben riescono a rappresentare e trasmettere concetti difficili da digerire e non solo da capire. Non mi ha scosso più di tanto come è successo a molti, ma rimane un buon film.

-Andrea Fusco

E' un film che ha tutto: una storia interessante, sceneggiata benissimo, girata con intelligenza, ed interpretata magistralmente. Ed il fatto che la componente di denuncia sia molto forte, rende “La grande scommessa” un film che si erge qualitativamente sopra gli altri. Riuscire a parlare di un argomento complesso e drammatico come le conseguenze dello scoppio della bolla americana dei mutui sub-prime non è facile, ed ancora meno farlo in maniera talmente accattivante, trovando gli espedienti di regia giusti.

-Michelangelo Caruso

Interessante punto di vista di una delle più grandi crisi finanziarie di tutti i tempi. I protagonisti sono infatti dei personaggi fuori dagli schemi, che vanno dal più semplice investitore di turno al più arrogante e testardo finanziere, interpretati oltretutto egregiamente da un ottimo cast. Il tema fondamentale è la scommessa contro il sistema, che risulta essere alla fine, così come il film in sè, una vera e proprio certezza.

-Luca Della Zazzera

Non avevo molte aspettative su questo film, invece mi sono dovuto ricredere. Cast eccezionale che riesce ad imprimere freschezza e originalità alla narrazione. I personaggi sono tutti diversi tra di loro e, soprattutto, mossi da intenti differenti. Regia anch'essa strabiliante che grazie ad alcuni espedienti molto originali riesce ad alleggerire alcuni termini un po' ostici per noi plebei. Ottimo anche Steve Carell, non ce lo vedevo in un ruolo serio. La sua voce però rimane odiosa.

-Angelo Delicato

The Revenant

Oscar: non datelo a Di Caprio. Tra tutte le sue interpretazioni non riesco davvero a immaginarmi questa come degna di un Oscar (non quando Eddie Redmayne si appresta a fare il bis, anche se con uno di quei ruoli da ti piace vincere facile). Film molto piacevole, Inarritu non replica le geniali trovate dell’ultimo capolavoro, ma nel complesso godibile e blockbuster assicurato. Ma l’Oscar mi sembra esagerato.

-Alberto Gerin

In bilico tra Malick e Tarkovskij, Inarritu confeziona un altro gioiello di tecnica affiancato dal fidato direttore della fotografia Luzbeki. Ma The Revenant non è un semplice esercizio stilistico: nonostante i dialoghi ridotti al minimo, i personaggi sono tutti descritti e interpretati con gran classe, in particolare i due principali (Di Caprio è bravo ma Hardy è eccezionale). Per quanto mi riguarda, è il migliore del lotto.

-Andrea Fusco

Il film più dibattuto di questa Award Season mostra in ogni singola scena la perizia e la maestria registica di Inarritu e il suo profondo amore per la settima arte; la fotografia pazzesca e la costruzione dei personaggi unita con le interpretazioni impeccabili degli attori, per quanto la sceneggiatura sia ridotta a lunghi silenzi, lo rendono un gran bel film ma a mio avviso non il migliore tra i candidati. L’Oscar a Di Caprio? Mi accodo alla massa nel dire che molto probabilmente arriverà…attenti ad Eddie Redmayne, btw!

-Chiara Raffaelli

Sicuramente il film più carico di aspettative per questi Oscar: bello è bello, ma ciò non toglie che porti con sé qualche difetto sostanziale. Una regia eccelsa, motivata anche da eccessi tecnicistici (l'ostinazione nel voler girare quasi tutto con luce naturale) e supportata da tecnologie avanzate, che purtroppo non risolve molti momenti lenti. La sovraesposizione mediatica che DiCaprio trascina in questo film purtroppo oscura il film in sé e per sé: per onestà va anche detto che la prova del nostro inseguitore di Oscar nonostante sia estrema, non è in realtà tra le sue migliori. Merita di concorrere sicuramente per la migliore regia e per la miglior fotografia, ma non credo meriti la nomination come miglior film.

-Michelangelo Caruso

Inarritu torna alla carica, reduce dalla meritatissima vittoria dello scorso anno, riesce ancora una volta a conferire quell'espressività visiva alla pellicola come soltanto lui sa fare. Pur narrando una storia non troppo stimolante riesce a conferire parola alle immagini grazie anche ad una stupefacente fotografia e all'incredibile performance di un impeccabile Di Caprio. Non mi sorprenderei se anche quest'anno riuscisse ad aggiudicarsi la tanto agognata statuetta.

-Luca Della Zazzera

Ogni Notte degli Oscar ha il suo film topico, attorno al quale girano tutte le chiacchiere e le aspettative: è il caso di The Revenant. Partiamo subito dalla performance di Di Caprio, che a quanto pare ogni anno deve farsi un girone dell’Inferno in più per riuscire ad arrivare al suo Oscar: le parti mute sono senza dubbio le migliori (ci sono certe battute da dimenticare, proprio), accompagnate da tanta barba e da occhi sofferenti. La sfida qui, oltre allo sforzo fisico attoriale, è stata quella di dare uno spessore ad un personaggio che molto da mostrare non ha e la resa finale è senza dubbio notevole ad una prima visione, per poi rivelarsi di fatto esagerata, esasperata e prolissa. Iñárritu qui ritrova se stesso e i suoi capisaldi in fatto di cinema: tutto questo si esprime in un’eterna citazione, ricerca di poesia, eticità, simboli e significati, che alla lunga passa dall’essere affascinante all’essere sfiancante e banale. È un film-trofeo da sfoggiare ed è solo la semplicità di fondo della trama e dei personaggi ad attenuare il narcisismo.   

-Martina Melgazzi

Fotografia da paura. Il perfezionismo di Inarritu viene ripagato, il risultato è un capolavoro per gli occhi. Ma The Revenant è una di quelle pellicole che ti lascia un po' infelice. Mi aspettavo qualcosa di più dalla trama (alla fine è la storia di una vendetta) e, soprattutto, dalla sceneggiatura. Proprio quest'ultima rende incompleta la prova di Di Caprio che, dopo aver subito le pene dell'inferno per girare questo film, potrebbe vedersi soffiare via la statuetta da un Redmayne in formissima e carico dalla scorsa edizione. Non da Oscar.

-Angelo Delicato

Brooklyn

Rimane un “meh” perché non mi ha lasciato particolarmente affascinato, traspare tutta la sua convenzionalità riempita di cliché casuali. Anzi, a dire il vero la sensazione finale è stata più di disorientamento. Che avranno voluto raccontarci, la fuga dalla terra natia, oppure la storia d’amore? Cos’ha più forza, dove hanno forzato di più la mano? Rimane per me un dubbio e un’incognita. PS: Ridateci il Nick Hornby di An Education.

-Alberto Gerin

A mio modo di vedere è il peggior film tra gli otto candidati. Chiariamoci: non è un film brutto, solo che le storie di europei emigranti nella Grande Mela oramai hanno poco da dire. Infatti, anche se ben curata e interpretata dagli attori (buona la prova di Saorise Ronan), la storia di Eilis fila via senza nessun sussulto e in modo fin troppo prevedibile.

-Andrea Fusco

Storia estremamente lineare, molto scorrevole e piacevole da seguire. Facendo leva su temi abbastanza delicati, il film offre allo spettatore parecchi spunti di riflessione sebbene come già detto il racconto complessivo risulti essere molto uniforme, lasciando quasi quel senso di malcontento finale. Sicuramente un bel film ma nulla di eccezionale.

-Luca Della Zazzera

Il Caso Spotlight

Premio Pulitzer 2003 a parte, il film mette a disagio dal primo minuto. Sia chiaro, è proprio l’argomento a lasciare sgomenti e disgustati, e i giusti attori nei giusti ruoli amplificano l’eco della vicenda. Schifato dalla pedofilia (ed ancor più da quella volutamente nascosta da una Chiesa corrotta e complice), estasiato dalla narrazione.

-Alberto Gerin

Una ventata di buon cinema viene anche da questo biopic-historical-drama di Tom McHarty. Il regista tocca temi importanti senza risultare troppo coinvolto o schierato e mostrando la fatica e le avversità (anche nella vita privata) che si incontrano in un’inchiesta giornalistica seria. A voler esser pignoli, il difetto di Spotlight è che nel suo essere politicamente scorretto risulta troppo politicamente corretto (scusate il gioco di parole), ma siamo alla notte degli Oscar e non a Cannes e metterei la firma per vedere ogni anno un film del genere tra i candidati come miglior film.

-Andrea Fusco

Il grandissimo cast (Ruffalo su tutti) di Spotlight confeziona un’ottima performance corale, il tema è uno di quelli che certo non lasciano indifferenti e le vicende sono narrate puntualmente, in modo sobrio e senza troppo pietismo. Il risultato è un film davvero godibile, in grado di trattenere dall’inizio alla fine l’attenzione dello spettatore sull’evolversi dell’inchiesta. Il livello dei film candidati quest'anno è discretamente alto e, per quanto lo abbia apprezzato, non credo che Spotlight riuscirà a trionfare.

-Chiara Raffaelli

Come La grande scommessa, anche il caso Spotlight gioca nella categoria del film di denuncia sociale, ripercorrendo i fatti che portarono a scoprire un incontrastato e massivo scandalo di abusi sessuali su minori da parte di molti preti, protetti peraltro ad ogni livello dalla Chiesa Cattolica. L'approccio però è totalmente diverso: qui i fatti vengono narrati in maniera più “classicista”, seguendo pian piano un filo narrativo che vede lo spettatore scoprire ogni cosa di pari passo con i personaggi: un approccio “investigativo”, che lascia spazio anche a momenti dedicati ai personaggi ed al loro reagire alle sconvolgenti scoperte. Spotlight merita davvero la candidatura, se non per l'aspetto tecnico davvero eccellente, quantomeno per il coraggio di raccontare quasi fedelmente luci ed ombre di una vicenda barbara.

-Michelangelo Caruso

Rimarcare la fondamentale importanza del giornalismo di inchiesta attraverso la vera storia di un famoso team di giornalisti investigativi, e di come grazie a quest'ultimo sia stato possibile venire a capo di agghiaccianti e fino ad allora sempre offuscati atti di abusi da parte della chiesa, è lo scopo principale di questa pellicola. Riuscita pienamente a mio parere grazie anche uno straordinario cast d'eccezione, il caso Spotlight rappresenta sicuramente uno dei più interessanti e rivendicativi film sul tema della pedofilia nella chiesa della storia del cinema.

-Luca Della Zazzera

Mad Max: Fury Road

George Miller dimostra di non aver perso il tocco per gli action movie riesumando il suo cavallo di battaglia. Il regista australiano si muove alla perfezione tra i paesaggi desertici e scenari post-apocalittici. Completano il quadro un buon uso della CGI e un ottimo Tom Hardy, duro e di poche parole. Ha finito per dividere un po’ tutti, critica e pubblico, io sono tra i suoi sostenitori.

-Andrea Fusco

Il ritorno del guerriero della strada interpretato  questa volta da Tom Hardy è il film d'azione perfetto per gli stilemi '80/'90: veloce, furioso, leggero e per nulla impegnativo. Pochissimi dialoghi, soprattutto per i personaggi maschili che perlopiù bofonchiano o gridano, mentre invece le donne hanno un po' più spazio, a dimostrare che probabilmente, quelle che pensano di più sono loro, nel bene e nel male. Ottimo lavoro di costumi, ambientazioni e CGI, mentre nella sceneggiatura c'è il minimo indispensabile e nulla più. Una regia asciutta e dinamica chiude la confezione di un film che vuole riportare in auge il film d'azione vecchia maniera, di cui -francamente- si sente un po' la mancanza.

-Michelangelo Caruso

Mi sono approcciato a questa pellicola da perfetto "ignorante", poiché non avevo mai visto (né sentito parlare) della trilogia originale. Forse è proprio per questo che ho apprezzato il film di meno rispetto a tutti coloro che lo osannano. Certo è pieno di figate assurde, ma vedere questi che per 120 minuti fanno semplicemente avanti e indietro non mi ha esaltato più di tanto.

Ah, ultima cosa: il ragazzo con la chitarra che spara fuoco (iOTA)? Una di quelle cose che a primo impatto sembrano estremamente fighe, poi ci ripensi e sembra una grande stupidaggine.

Non riesco a capire se Miller abbia creato un futuro distopico in cui accadono cose poco realistiche oppure abbia semplicemente immaginato un ipotetico futuro (in cui accadono cose poco realistiche). Non riesco nemmeno a capire quali siano i criteri di scelta per la Nomination.

-Angelo Delicato

The Martian

Perché? Che diamine ci fa tra i film candidati? Perché non ci mettiamo anche Star Wars, allora? Voto: 5,5

-Alberto Gerin

Ridley Scott continua il suo percorso recente fatto di cast popolari, smisurato manierismo e contenuti quanto meno rivedibili: dal punto di vista strettamente visivo The Martian è uno spettacolo (la classe, in fondo, c’è), meno bene fa con la sceneggiatura. Un film godibile, ma è l’ennesima occasione mancata per un regista di quel talento.

-Andrea Fusco

Emotivamente è molto ben curato: non si può non entrare subito in empatia col personaggio di Matt Damon (tra l'altro pure molto bravo in questa occasione) gioire con lui dei successi e provare sconforto per ogni fallimento. Il punto forte è che si percepisce tutta la pressione a cui Watney è sottoposto: ogni situazione è di vitale importanza nel vero senso della parola. Di contro però gli altri personaggi sono tutti un po' troppo piatti, tutti in funzione dell'unico protagonista. Altro punto di forza è il porre di nuovo la scienza al centro del genere fantascientifico. In definitiva forse non un film da Oscar (o almeno non come miglior film) ma sicuramente un ottimo prodotto, più che godibile.

-Michelangelo Caruso

Pur non avendo ancora raggiunto un così incredibile e importante passo avanti nello spazio, il film, grazie a scenari magnifici, riesce comunque a ricreare e a trasmettere l'incredibile esperienza che proverebbe l'uomo nel camminare sul lontano pianeta rosso. Se poi oltre che a camminare su di esso, ci si ritrova ad essere abbandonati e dover in qualche modo sopravvivere in attesa di soccorsi, viene fuori una interessante e piacevole storia a tema fantascientifico che non può di certo mancare nella collezione di ogni appassionato del genere.

-Luca Della Zazzera

Riscrive i canoni dei film di fantascienza senza però sfociare nel capolavoro. È un primo passo verso un panorama fantascientifico nuovo, in cui tornano al centro dell’attenzione la logica, la conoscenza e la scienza in uno spazio che straordinariamente è solo spazio e non covo di serpenti e pericoli. E questo cambiamento del canone viene proprio da Ridley Scott, che in un certo senso lo ha scritto. Nel complesso la trama è apprezzabile, ha uno sviluppo interessante e mantiene una buona suspense, anche se risulta forse un po’ smaccatamente leggera e happy ending totale a tutti i costi. Bravo Matt Damon che ha saputo tenere bene la scena, tutta sua, e si fa apprezzare come personaggio fin da subito. Non siamo però in odore di Oscar, né per le performance attoriali, né per il Miglior Film.

-Martina Melgazzi

Uno di quei film in cui ti viene spontaneamente da dire: "Era meglio il libro" (credetemi se vi dico che non è sempre così). Tutto sommato un film godibile e molto simpatico grazie all'ottima interpretazione di Matt Damon. Probabilmente troppo, troppo scontato (lasciamo perdere la traduzione italiana del titolo #veprego).

-Angelo Delicato

Room

Lenny Abrahamson non sbaglia praticamente nulla per quanto riguarda lo svolgimento degli avvenimenti, sia durante la prima parte nella claustrofobica stanza che nella seconda, dove si sceglie di analizzare dignitosamente le conseguenze dell’assurda storia. La buonissima prova di Brie Larson viene superata solo da quella di Jacob Tremblay, la cui mancata candidatura (insieme a quella di Samuel L. Jackson) come miglior attore è inspiegabile, nonostante l’età, ma ha tutto il tempo per rifarsi.

-Andrea Fusco

Ho amato questo film in tutto e per tutto. La scenografia è semplicissima e la narrazione si svolge in buona parte nella stessa location, eppure Room è una fortissima storia che racchiude coraggio, paura, tragedia, thriller, avventura, rinascita, ma è soprattutto una storia d’amore, quello tra madre e figlio, quello che spinge lei a costruire una realtà immaginaria per dare un minimo di serenità al bambino e che le permette di superare una delle vicende più brutte che possano capitare ad un essere umano; ed è l'amore che permette a lui di trovare la forza, nonostante il terrore, di salvare entrambi e trovare il modo di ricominciare a vivere in un mondo completamente nuovo e apparentemente ostile. Ciò che colpisce è anche la sensibilità con cui è stato dipinto il mondo visto con gli occhi di un bambino, attraverso la sua ingenuità, la sua dolcezza ma anche la nostalgia, l'insicurezza e la curiosità, e il piccolo Trembley è semplicemente perfetto nel ruolo. Per non parlare di Brie Larson che ci regala una delle migliori performance della stagione. Per me qui abbiamo gli Oscar come miglior film e miglior attrice protagonista!

-Chiara Raffaelli

La dolcezza di questo film è disarmante. Tecnicamente si tratta di un ottimo prodotto, girato con maestria che sa perfettamente colpire grazie al punto di vista pieno di incanto di un bambino. I 5 anni di  Jack sono il tramite attraverso cui riscoprire l'incanto dietro ogni cosa. Osservare attraverso lui il rapporto con la madre, la grandezza smisurata di un'angusta stanza, e l'ancor più grande stupore della scoperta, quando ciò che diamo per scontato per qualcun altro è ancora nuovo, sconosciuto. “Room” è potente, ma allo stesso tempo dolce, tenero. Le dinamiche burrascose ma indissolubili tra Joy e Jack sono sicuramente il centro del film; riescono a portare in secondo piano anche l'orrore di una segregazione perversa. E questo è il punto forte di “Room”: riportarci a guardare il mondo con gli occhi di un bambino.

-Michelangelo Caruso

Sono pochi i film che mi hanno fatto provare quello che mi ha fatto provare Room. Premetto che prima di iniziare a guardarlo non sapevo assolutamente di cosa parlasse, pertanto all'inizio, di fronte a quelle immagini, ero incredulo e non riuscivo a capire. Dopo un po tutto inizia a diventare chiaro, ci si inizia ad immedesimare e si inizia a provare un forte senso di angoscia, o almeno per me così è stato. Forti emozioni quindi, attraverso un'agghiacciante storia raccontata in modo impeccabile.

-Luca Della Zazzera

Lenny Abrahamson è passato dalla malinconia nonsense di Frank ad una prova di bravura che lo ha portato a produrre due film in uno: thriller e dramma post-traumatico. Ottima la resa del senso di claustrofobia e paranoia che ci accompagna per tutta la prima parte del film, in cui siamo subito messi in contatto con due personaggi straordinariamente credibili e viscerali. Interessante la scelta di concentrarsi più sugli effetti del dramma e sulle possibilità dell’immaginazione e dell’amore che sul dramma stesso di fondo. Tante le domande e le riflessioni che vengono sollevate. Di valore l’interpretazione di Brie Larson, che lascia il segno, ma stupefacente il piccolo Jacob Tremblay, che regge magistralmente un ruolo di difficoltà rara.

-Martina Melgazzi

WOW. Un film a dir poco emozionante e commovente. Interpretazioni pressochè perfette sia della Larson che di Tremblay. Il film è dapprima opprimente per poi diventare estremamente delicato. Forse direte che sono cattivo, ma quando guardo un film spero sempre che il finale vada male; questo è uno dei pochi in cui ho gioito per l'happy ending, il che è tutto dire!

-Angelo Delicato

Il ponte delle spie

Il ritiro di Spielberg non è al suo miglior livello, ma nemmeno troppo male. Un film non banale ma si esce dalla sala con il sapore di “già visto”, Tom Hanks attore navigato ma nulla di più di una recitazione hollywoodiana standardizzata.

-Alberto Gerin

Contro ogni pronostico Steven Spielberg mette a segno un buon film. Aiutato dall’ottima scrittura dei Coen, il noto regista esce vittorioso nel faccia a faccia con la guerra fredda. Tutto funziona come dovrebbe, soprattutto nella prima parte, anche grazie al binomio Hanks-Rylance. Il finale forse rende un po’ troppa giustizia al personaggio di James B. Donovan ma che ci volete fare, sempre di Steven Spielberg stiamo parlando.

-Andrea Fusco

Hollywood all'ennesima potenza: regia di Spielberg, sceneggiatura dei fratelli Coen, Tom Hanks come protagonista, colonna sonora di Thomas Newman , e quel filo di orgoglio patriottico che impregna tutta la cinematografia americana di genere e non. Sulla carta è il film perfetto, una sorta di corazzata pronta ad attaccare quasi ogni categoria degli Oscar 2016. E tutto sommato, a ragione: la storia è fin da subito avvincente, e dimostra che per avere ritmo non bisogna per forza essere un roboante film d'azione. Tutto è calibrato con precisione, con maestria, con cognizione. Ma è anche vero che è un film così perfetto, così canonico, che non offre nulla di veramente innovativo: emoziona, ma non stupisce.

-Michelangelo Caruso

Così come molti l'hanno definito, il ponte delle spie è una pellicola senza tempo, che tratta appunto un tema tanto vecchio quanto attuale. Attraverso una storia di spionaggio, nel pieno periodo della guerra fredda, esorta alla riflessione su importanti valori umani talvolta stupidamente annebbiati. Dietro alla cinepresa troviamo un impareggiabile Spielberg che dimostra come sempre il suo incredibile ed unico talento nel raccontare una storia del genere con cotanta maestria.

-Luca Della Zazzera

Non certo un capolavoro, ma un bel film. Le performance degli attori sono tutte egregie (Tom Hanks dimostra di nuovo di essere un attore di un certo calibro) e la regia è ben curata fin nei minimi dettagli. Il finale innalza Donovan a eroe nazionale e, purtroppo, quando sento odore di patriottismo non riesco a non provare una certa di dose di fastidio. Ma che ci vuoi fare, è pur sempre Spielberg.

-Angelo Delicato

And the Oscar goes to...

Anche quest'anno abbiamo detto la nostra su chi porterà a casa la statuetta più ambita. Vi risparmio la battuta su Caparezza dell'anno passato per passare direttamente ai nostri pronostici:

Questa volta Di Caprio ce la farà?

A voi il giudizio!

L'anno scorso il Cast ha fatto centro, tra poche ore scopriremo se ad aver conseguito la doppietta saremo stati noi o Iñárritu!